Sei versi del Tristano e Isotta

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di Riccardo Ferrazzi

L’opera di Roma ha aperto la stagione 2016/17 con Tristano e Isotta, il capolavoro di Wagner. Forse il capolavoro assoluto della musica di tutti i tempi. Per parlare di un’opera lirica (genere che fonde poesia, musica e teatro) ci vorrebbe qualcuno molto più preparato di me. Io vorrei limitarmi a ricordare sei versi del secondo atto. Continua a leggere

Una canzone

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Lo conosci il deserto, quello vero,
quando tutto, all’intorno, sembra morto,
quando l’ultimo stelo si ripiega
con un rantolo lieve, come quando
l’uccellino compie l’ultimo balzo
e soccombe, cercando la compagna?
Solo allora ti accorgi che la verde
vallata di cui t’avevano detto,
la tua rivoluzione, scritta dentro,
non era che un miraggio, solo il sogno
di un amore perduto, una canzone.

8. Spagnoli

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Ma non c’era solo il cubo di calce su in collina. Salendo per Viale Pasteur sbocciava, tra i palazzi bassi, una chiesa affidata agli spagnoli Jesús, dall’aria troppo seria, e Serafino, un tipo smilzo, tutto pepe, con una vocina acuta da trillo telefonico. Continua a leggere

96. Due biglietti

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Come sei arrivato fino a qui?
Mario ha la stessa faccia di sempre, da bambino muto; fissa Dante con gli occhioni grandi e neri, quasi cercando da lui la risposta alla domanda.
E’ stato l’uomo che mi ha insegnato la canzone. Continua a leggere

89. Un giorno caldo di giugno

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Ti viene un dubbio: che tutta questa storia sia un modo per fare i conti col passato, che dentro te ci sia qualcosa che non riesci ad accettare e hai bisogno di tradurre in racconto, per vedere le scene da vicino e convincerti una buona volta che ciò che è stato è stato e nessuno ha il potere di cambiarlo. Continua a leggere

85. Un brandello di senso

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Non sai cosa ti ha preso: sai che manca poco alla fine del romanzo, avverti una smania, come quando hai lottato per raggiungere una meta e all’improvviso ti sembra che qualcosa manchi, che i conti possano tornare, ma non siano sufficienti per giustificare tanto investimento di energie. Continua a leggere

84. Da sola

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Cosa stai cercando, Dante?
Psicologi e preti fanno sempre le stesse domande.
Riesce a metterti in crisi, questo Nino. Già, che cosa stai cercando? A volte, ascoltando musica, ti sembra di capirlo. Il Liebestod, per esempio, ti ossessiona: spalanca un orizzonte che insegui e ogni volta ti sfugge dalle mani. E’ vero che per tutti c’è un sogno sepolto in fondo al cuore? Continua a leggere

68. Persino io

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Cosa ti è rimasto, dell’incontro?
Che mi è rimasto?
Che domande curiose. Cosa rimane di un amore? Gli angoli, le strade: ogni volta che attraversi il ponticello, torni a bussare alla sua porta. Continua a leggere

32. Stigliano

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Parigi non c’è più: è rimasto un taccuino su cui scrivi la tua vita. Fofner ti guarda: sotto il fasci di luce dei suoi occhi, il miracolo del ricordo può accadere ancora. Hai bisogno di ritrovarti in quell’azzurro, come fosse lo specchio del passato, ma – e questo non sai come spiegarlo – anche lo specchio del futuro.
Scrivi.
Non ce la faccio, sono impedito da qualcosa.
Un segnalibro? Continua a leggere

98. La mano

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I nodi vengono al pettine, i grumi si sciolgono, le attese raggiungono il culmine della tensione e trovano uno sbocco: insomma, ognuno lo chiami come vuole, è il punto in cui i fili della storia convergono per dare senso al tutto. Forse qualcuno aveva già intravisto Ester di fronte alla sede dell’azienda, gomito a gomito con Fawzi, intento a compulsare carte piene di sgorbi dove ormai è impossibile distinguere qualcosa, eppure tutto è chiaro: a che è servito perdere il sonno e la salute per coprire il paio di centinaia di metri che lo dividono dal portone da forzare per raggiungere la Presidenza? Continua a leggere

70. Cometa

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Perché piangi Dalia? Non segui più le manovre della falsa squadra delle pulizie che mette sottosopra la sede della Casa, non cerchi di sapere se Fausto sia presente, ti chiedi perché lotti per uno straccio d’amore che non ha più nulla da dare o da ricevere, ti domandi se davvero quest’anno, come dicono, sarà la fine del mondo, la fine del tuo mondo, del sogno di bambina, la famiglia felice, l’affetto inossidabile, l’abbraccio appassionato sotto le tue stelle, Markab, Shedir, Alderamin, ti aspetti che la supernova divori gli uffici carichi di libri, le scale arrampicate sui muri biancolatte ingombri di poster colorati. Continua a leggere

32. Dimmelo

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E’ solo per farti piacere.
Ti ringrazio, Fausto.
Ma non aspettarti chissà cosa.
Solo i morti non si aspettano più nulla.
Gli stadi non mi piacciono.
Neanche a me piacevano. Lasciati portare. Continua a leggere

71. Solitaria rosa

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L’unità dei cristiani sembra scontata, e invece.
Qual era l’ultima preghiera di Gesù?
E’ un mucchio di case bianche, come una cipolla, che a guardarle ti viene da piangere per la commozione.
Ero un ragazzo e chissà quante ne avevo combinate; a un certo punto mi fermavo, guardavo lontano, sentivo le parole che arrivavano e cercavo una penna, un foglio di carta bianca.
Si trattava di discutere o di amarsi? Il problema si sarebbe risolto semplicemente cambiando prospettiva. Continua a leggere

66. Il casco giallo

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Un destino legava indissolubilmente la storia di Malcolm e quella mia.
Aspettiamo le parole del nostro pastore.
Forse hai sognato, un giorno, che le frasi fossero mattoni, scale, il casco giallo che hai usato tante volte.
Aveva sei anni, quando uccisero il padre; non si seppe mai chi fossero i colpevoli.
Salutiamolo con un caloroso applauso. Continua a leggere

58. Rosso – sangue

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Decisi di non partecipare alla marcia di Selma, era la scelta strategica consueta per non decapitare il movimento nei passi iniziali di un’impresa.
San Pietro, al tramonto, fa uno strano effetto: è una tiara che resiste nel mezzo di un incendio, le nubi sono mani callose che vorrebbero ghermirla.
I cavalieri alzano le spade per incitare i destrieri. E se stessi, soprattutto.
Non avrei mai immaginato che potesse scatenarsi l’inferno. Continua a leggere

24. Un volo folle

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L’autobus era giallo senape, coi finestrini incorniciati di verde e il tettuccio bianco latte.
Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Eravamo relegati in fondo e se fosse arrivato un uomo bianco ci saremmo alzati, senza aspettare la richiesta.
Il fiore ha petali azzurri che sembrano riflettere la massa opaca del cielo. Continua a leggere

14. Cosa avevano le tue parole

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Bisognava decidersi. Lessi tutti i libri su quella che sarebbe stata la mia scelta, l’unica possibile.
Se volete dare di nuovo un messaggio all’Occidente, deve essere un messaggio di amore, un messaggio di verità.
Fui conquistato dalla sua orazione, i brividi percorrevano il corpo, li sento ancora adesso. Continua a leggere

122. Fratello

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L’orto degli ulivi è la mappa del mondo: i rami sono pensieri che si biforcano in cerca di una logica plausibile, le radici contorte i sentimenti che si abbarbicano per placare una fame mai saziata.
Lo sai bene, Yehochoua, siamo alla fine.
E tu, Shlomstione, sai che potrebbe anche non essere così.
Le foglie sono nuvole verdi che riparano dal sole.
Non dirmi che ci stai ripensando, che cominci ad ascoltarmi. Continua a leggere