“Zoo – Scritture animali”, una collana innovativa

Recensione di Giovanni Agnoloni

Una collana a sé, nel mondo editoriale. “Zoo – Scritture animali”, di :duepunti Edizioni, ha per filo conduttore, appunto, gli animali. Curatori, Giorgio Vasta e Dario Voltolini. Vi sono ospitati scrittori di pregio, come Giuseppe Genna, Giulio Mozzi, Nicola Lagioia, Fulvio Abbate e, last but not least, i due di cui ci occupiamo oggi: Marino Magliani e Vanni Santoni, autori rispettivamente de La ricerca del legname e Tutti i ragni.
I due libri, piccoli e trascabilissimi, come tutti i “capitoli” di questa collana, hanno un elemento in comune – sia pur in sensi diversi –: la discesa nel profondo. Continua a leggere

“Bolaño selvaggio”: intervista a Carmelo Pinto

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli.it

"Bolaño selvaggio" (copertina di Mario Bianco)

È in uscita con Senzapatria Editore una grande raccolta di saggi sul geniale scrittore cileno Roberto Bolaño, di cui oggi ricorre il cinquantanovesimo anniversario della nascita. Bolaño selvaggio è il titolo. Curatori e coautori, Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau. Traduttori, dall’edizione spagnola della casa editrice Candaya, Marino Magliani e io.

Desidero introdurvi a quest’opera, interessantissima, con un’intervista a Carmelo Pinto, creatore e curatore dell’Archivio Bolaño, il principale riferimento internettiano per gli amanti dello scrittore cileno in Italia. Carmelo è stato anche un nostro prezioso consulente nel corso dell’opera di traduzione dei saggi.

Cerchiamo così di addentrarci nel segreto della straordinaria creatività di un autore che abbiamo perso troppo presto, purtroppo. Ma sicuramente si tratta di una delle penne più fertili della letteratura di fine Novecento e inizio Duemila, e probabilmente non finiremo mai di scoprire nuovi risvolti di significato, nelle sue opere. Personalmente, insieme a Tolkien lo considero, tra i contemporanei, il mio secondo grande Maestro.

Intervista a Carmelo Pinto:

– Nel momento in cui in Italia, con “Bolaño selvaggio”, esce la prima grande raccolta di studi su Roberto Bolaño, è quanto mai opportuno interrogarsi sul significato della parabola umana e artistica di quello che, a tutti gli effetti, è stato uno dei più grandi geni letterari degli ultimi trent’anni. Puoi delinearne i tratti essenziali?

Mi fa piacere che un editore abbia avuto il coraggio di pubblicare questa raccolta di saggi su uno scrittore la cui opera, apparentemente semplice, è in realtà complessa e rivoluzionaria. È difficile trovare, nella storia della letteratura, un’osmosi così forte tra l’uomo e lo scrittore, dove cioè la vita si fonde con la letteratura.
Nel 1968, anno che i cileni ricordano per la grande siccità, lascia con la famiglia il Cile ed emigra in Messico per motivi economici. Bolaño allora aveva 15 anni.
A 16 anni abbandona la scuola e decide che vuole diventare uno scrittore.
Da questi pochi elementi della sua biografia si delineano già le peculiarità di questo autore, che rappresentano una diversità profonda e unica nel panorama della letteratura, non solo latinoamericana.
Siamo cioè in presenza di un ragazzo di umili origini sociali, costretto a emigrare per sopravvivere, e che a 16 anni lucidamente rifiuta l’istruzione ufficiale a intraprende il suo viaggio di letture e di conoscenza da autodidatta. La sua formazione letteraria è selvaggia e solitaria, fuori da ogni canone, e si nutre della sua stessa esperienza di vita. Il suo viaggio continua, dal Messico al Cile nell’anno del golpe, e dal Cile di nuovo in Messico, per approdare poi in Europa, nel 1977, e stabilirsi in Spagna. Senza mai smettere di leggere e di nutrirsi di quella Universidad desconocida più volte evocata. Accetta qualsiasi lavoro che gli assicuri la mera sussistenza e legge, legge senza sosta, i classici greci, i filosofi, gli scrittori latinomericani, statunitensi, francesi, russi, italiani, spagnoli, tedeschi…. Legge soprattutto i poeti, di ogni latitudine e di ogni tempo. L’amore per la poesia, di cui era vorace lettore, è forse un altro tratto distintivo di questo autore, che rende la sua scrittura così peculiare e rivoluzionaria. Bolaño si spoglia di ogni retaggio nazionale. È uno scrittore extraterritoriale, è stato detto. fForse per la prima volta nella storia della letteratura, siamo in presenza di uno scrittore senza patria, o forse con tante patrie quasi quanti sono i libri che ha letto: “la scrittura è il mio passaporto”, dice.
Insomma, la sua scrittura nasce da una formazione anarchica e selvaggia, fuori da ogni canone letterario e da ogni tradizione “nazionale”, e si nutre di una vita nomade e vissuta ai margini. Ma si nutre anche di vaste e interminabili letture, e soprattutto di poesia. Continua a leggere

“Otrolunes” – Intervista ad Amir Valle

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

(la versione in lingua spagnola dell’intervista è disponibile qui)


Amir Valle, nato a Cuba nel 1967, è un autore di fama internazionale. Fondatore e direttore di Otrolunes, rivista di cultura ispano-americana e autore di noir che hanno avuto gran successo in America Latina, Spagna e Germania, oggi ci parla della sua attività di scrittore e di giornalista.

– Qual è oggi il senso di una rivista culturale che si propone come una finestra aperta sul mondo culturale latinoamericano?

Nel 2006, quando proposi allo scrittore cubano Ladislao Aguado l’idea di una rivista, ci trovammo d’accordo su un punto: su internet c’erano molte riviste letterarie. Per questo decidemmo che la nostra doveva essere diversa. Così nacque il progetto di realizzarne una in cui gli scrittori riflettessero sulle realtà culturali e politiche dei loro paesi e, più che la risonanza delle loro opere, la cosa importante era che fossero loro, con la loro voce, a parlare dei mondi culturali da cui provenivano. Quest’idea di obbligare lo scrittore a portare alla luce l’intellettuale che molti nascondono dietro le proprie opere è ciò che differenzia OtroLunes da altre riviste. E’ chiaro, conta anche la scelta di ciò che pubblichiamo; infatti possiamo vantare di avere già, tra i nostri autori, la maggior parte dei più prestigiosi scrittori latinoamericani degli ultimi quarant’anni. Credo che a questi due aspetti si debba il prestigio che oggi questa rivista ha in ambito accademico, intellettuale e culturale, in America Latina, negli Stati Uniti e in vari paesi europei, dove OtroLunes è considerata un riferimento imprescindibile per chi studia la letteratura in lingua spagnola. Continua a leggere

“La spiaggia dei cani romantici”

Recensione di Alberto Pezzini

Chissà se Belén Rodriguez sa di un romanzo che potrebbe fare al caso suo. Nel senso che contiene una storia esattamente contraria rispetto alla sua esistenza ed a quanto conquistato in Italia.
Parliamo de La spiaggia dei cani romantici (Instar libri, pagg. 233, euro 14,00), l’ultimo romanzo di Marino Magliani. Qualcuno lo ha già voluto definire il suo romanzo più bello. Forse è quello dove Magliani – onestamente – prende le distanze da se stesso anche se non ci riesce del tutto. Una terra come la Liguria fa fatica a tramontare dentro. Comunque.
Il titolo poetico, che sa di mare dove si fa l’amore, arriva da un libro di poesie di Bolaño, Los perros románticos, lo scrittore de I detective selvaggi, uno degli autori più calcinati di poesia al mondo che Magliani ha tradotto l’inverno scorso. Continua a leggere

“La spiaggia dei cani romantici”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Marino Magliani

La spiaggia dei cani romantici

Ed. Instar, 2011

Almeja è uno degli uomini-mito della Pampa da cui prende le mosse La spiaggia dei cani romantici (ed. Instar Libri), il miglior romanzo di Marino Magliani. Il titolo è ispirato a una raccolta poetica (Los perros románticos) del geniale scrittore cileno Roberto Bolaño, che fu, come Almeja e gli altri ‘animali notturni’ protagonisti del libro di Magliani, sospeso tra due continenti separati dalla “pozzanghera”, come l’autore ligure chiama l’Oceano Atlantico. Continua a leggere

Il segreto del mondo

Il segreto del mondo- Messico 2010

un radiodocumentario di Maurizio Braucci


Che cosa accade in Messico? Sono circa 28.000 i morti di mafia degli ultimi 4 anni, da quando il Presidente Felìpe Calderòn ha messo in campo l’esercito e la marina contro lo strapotere dei narcotrafficanti. E’ una guerra per la legalità? Ma intanto i morti innocenti aumentano, le critiche al goveno crescono, il paese è in fiamme. Continua a leggere

“Nunca fui a Blanes”, di Diego Trelles Paz

“Nunca fui a Blanes”
di Diego Trelles Paz

(trad. Carmelo Pinto)
(pubblicato su Il Manifesto del 29 ottobre 2010, a pag. 11)

La prima volta che lessi I detective selvaggi di Roberto Bolaño avevo 22 anni, vivevo a Lima con uno stipendio miserabile e l’unica cosa che facevo con la mia vita, oltre a ubriacarmi fino all’insensatezza, era leggere e scrivere, imitare e fare prove e anche sbattere la testa contro la porta ogni volta che comprovavo che ciò che intuivo fosse lo stile letterario mio proprio non era altro che una volgare e pallida eco delle voci dei miei scrittori di formazione: qualcosa come un collage polifonico di Vargas Llosa con Ribeyro, e di Onetti con Puig. Continua a leggere

La Macondo di tutti i sud del mondo

“Spiaggia libera tutti” di Chiara Valerio (Laterza – Contromano) 160 pagg., € 10.00
“Spiaggia libera tutti” di Chiara Valerio (Laterza) è un docufilm cartaceo su Scauri, il posto dove l’autrice è nata e cresciuta: galoppata nel far-(spaghetti)-west a cui questa giovane e ipertalentuosa scrittrice dedica un canto d’amore affettuoso, letterario, letteraturoso e molto comico, ma col patetico a fil di groppo.
Scauri come Macondo, il paese sudamericano dove è ambientato “Cent’anni di solitudine” di G. G. Marquez; Scauri raccontata con una prosa a metà tra Roberto Bolaño e Jerome K. Jerome – l’autore di “Tre uomini in barca”. E come nel capolavoro di Marquez questo libro porta nello sguardo complessivo il significato di un passaggio di consegne generazionale tra padri e figli, un lascito di continuità storica, morale, emotiva e sociale tra figli e genitori, nonni, bisnonni, e quelle persone che – pur non essendo parenti – appartengono dell’anima di un luogo al punto da esprimerne contenuti condivisi tra tutti, come antichi aedi.
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La Stella di Bolaño non è mai troppo distante

Cordiale, eppure così ispido. Di Roberto Bolaño ho letto solo questo breve romanzo, Estrella distante (Stella distante), eppure mi sembra di conoscerlo. Non solo come scrittore, ma come uomo. Se dovessi girare un film su di lui saprei perfettamente come far muovere il protagonista, quali gesti, quali tic, l’inclinazione del mento, il tono della voce, che non ho mai visto o sentito. Perché lui – che si definiva prima di tutto un lettore, e solo poi uno scrittore – in queste pagine ci mette la sua essenza, alternando una narrazione romanzesca a lunghe disquisizioni sulla poesia, soprattutto quella latino-americana, con passione feroce. Così presente a se stesso ma simultaneamente facendo sempre un ossequioso passo indietro letterario, Bolaño ha sempre chiara la sua dimensione del gusto e la profonde come fosse materia inscindibile della narrazione, mai come digressione ex cathedra. Molto della sua anima e della sua poetica si capiscono leggendo l’ultima intervista che ha rilasciato qui, un testamento di intelligenza e passione, humor e umanità.
Mario Bevione, un mio caro amico e fine lettore, ha commentato così nella sua recensione di aNobii «Bolaño ha scritto per tutta la vita un unico, smisurato romanzo, che poi ha ritagliato, formando un immenso puzzle, dove ogni pezzo non si limita a combaciare con i quattro che lo circondano, ma può incastrarsi quasi con tutti.» Ecco: non ho letto altro che questo lavoro dello scrittore cileno, ma Continua a leggere