QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.43: La rivolta degli angeli. Roberto Maggiani, “Angeli in volo” (su fotografie di Paolo Maggiani)

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

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di Giuseppe Panella


La rivolta degli angeli. Roberto Maggiani, Angeli in volo (su fotografie di Paolo Maggiani), Salerno, Edizioni L’Arca Felice, 2010

«Avere accolto tutto e cessare di conoscere! Avevo la pesantezza del tempo, il colore dell’estate, / che cosa dunque? Io fui la vita, e fra poco / smetterò di essere / per tutta l’eternità! // Ho voluto vivere per esaurire il mio coraggio, / per provare pietà, / per amare sempre, / per soccorrere l’umanità di generazione / in generazione, / poiché l’ambizione non è che un più / lungo amore…»

scrive Anne de Noailles nella sua bellissima poesia I vivi e i morti (qui accolta come esergo nella buona traduzione di Giuliano Brenna).

La morte come fine dell’ambizione di esistere, la vita come prova dei sentimenti e delle passioni, l’amore come soccorso reciproco dei viventi…

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.29: Sapori e gesta d’infinito. Roberto Maggiani, “Cielo indiviso”

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

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di Giuseppe Panella

Sapori e gesta d’infinito. Roberto Maggiani, Cielo indiviso, San Cesario di Lecce (LE), Piero Manni, 2008

«A Rimbaud. Io lo capisco quel silenzio del mare / e quel chiarore del cielo / che parte da me / e non dal mare e non dal sole / ed è l’eternità. / C’est la mer allée avec le soleil » (p. 72 ).

Questo omaggio a Rimbaud (il verso citato appartiene a Una stagione all’inferno) chiude la seconda tranche di poesie del libro (Mar Mediterraneo – Tirreno e Ionio). La prima era stata dedicata ad un sensuoso atto d’amore per Lisbona (Oceano Atlantico Lisbona e Algarve) e la terza, invece, lo sarà al mare come metafora del mondo (Mare Mediterraneo nei dintorni delle cose). Le tre parti si congiungono, comunque, nella consapevolezza della indivisibilità della realtà ultima delle cose (come pure recita e si deduce certamente dal titolo generale del canto).

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