Per Roberto Rossi Testa

Roberto
Lidia, la compagna di una vita del carissimo Roberto, ha risposto in questo modo splendido al mio appello. La ringraziamo di cuore per il dono suo e del nostro amico.

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Mi avevi chiesto di scrivere una semplice cosa per Roberto. Posso dirti, avendo condiviso per ventidue anni ogni suo pensiero e scandagliato ogni verso della sua poesia, che lui aveva scritto già in età giovanile il compendio della sua vita – anima e destino – e insieme il suo epitaffio, con queste semplici parole, alle quali desidero affidare il suo ricordo.

Nel vedere la mia
prima stella cadente
non avvertii presagio
d’imminente fortuna.
Al contrario provai
l’angoscia del distacco,
l’orrore dello schianto.
Io pertanto non chiesi
più potere o la gloria,
maggior feudo, altra donna,
non chiesi che a un sapere
fosse strappato il velo.
Chiesi per me e per lei
di risalire in cielo.

Poesie per un no, di Roberto Rossi Testa

Roberto
Quando T.S. Eliot diede alle stampe la versione definitiva di “The waste land” aggiunse alcune pagine di note esplicative per ciò che nel testo poetico non era di immediata evidenza (e ce n’era parecchio!). Anche “Poesie per un no” di Roberto Rossi Testa, edito da Avagliano, contiene numerosi richiami, dotti e ghiotti come quello citato in postfazione sul funerale di Averroé o come quello che credo di cogliere nell’ultima poesia del libro, dove mi par di leggere in trasparenza il mito gnostico di Sofia, caduta dall’iperuranio degli Eoni fin quaggiù e rimasta imprigionata nella materia. Continua a leggere

“E noi non smetteremo mai di esplorare”. Per Roberto Rossi Testa. Di Anna Maria Curci

Roberto
È strana, questa epoca. Da un lato sembra ridurre la comunicazione a ciancia insulsamente riecheggiata, a sfoggio vano e sordo, dall’altro rende possibile una conversazione ampia e profonda, ancorché a distanza, con interlocutori che diventano veri e propri compagni di strada. A pensarci bene – e i carteggi dei ‘tempi andati’ lo dimostrano – tale conversazione non è tanto resa possibile dai mezzi telematici, perché a realizzarla nella sua pienezza sono doni, tanto semplici quanto grandi, di umanità; sarà allora più corretto dire che quest’epoca facilita lo snodarsi, come un cammino fatto per scelta, di una via fatta di dialogo e reciproco ascolto. Continua a leggere

Arrivederci, Roberto

Roberto
Roberto Rossi Testa ci ha lasciato. Mi ha telefonato Lidia, la compagna di una vita, stamattina, intorno alle otto. Sono rimasto incredulo: l’avevo sentito un paio di giorni prima, con la voce flebile ma ferma, lucida, come tutto in lui è stato sempre attraversato da una sonda nitida e precisa, disincantata e calda, affettuosa e spietata, come se la vita umana fosse davvero quel coacervo di contraddizioni da tenere insieme che i saggi descrivono nei libri entrati nella storia, a cominciare dalle Lettere di Paolo: la carne e lo spirito, il peccato e la grazia, l’intelligenza e la passione, l’ombra e la luce. Roberto, come il Leopardi da lui tanto amato, non si è fatto illusioni su quella che chiamiamo la natura umana: l’ha guardata in faccia con coraggio, raccogliendo il guanto della sfida, non sottraendosi mai alle sue provocazioni, che su questo suo e nostro caro blog trasfigurava e rendeva durature in forma di apologo. Con lui avevo un dialogo serrato: ogni giorno ci inviavamo una mail con un commento ai fatti del giorno, ai temi più scottanti, ai nodi che impegnavano noi e l’umanità in una lotta a volte sfiancante con la logica, l’etica, la fede. A un certo punto mi è sembrato strano non vedere il suo nome nella posta in arrivo: era un rito, un’abitudine, una di quelle certezze che fanno della vita un luogo famigliare, tenero, sicuro.
L’ultimo apologo narrava di un incontro in treno tra viaggiatori pendolari. Quello che potremmo definire il suo interlocutore lo interpella con parole che starebbero bene, credo, sull’ultima dimora di Roberto:

Lei segue quella che viene ufficialmente indicata come la strada maestra, che poi non ha mai insegnato nulla di buono a nessuno ed è la strada dei fessi; e vuole per di più seguirla insieme agli altri, avendoli a cuore, quasi potesse costituire per loro un esempio, un incitamento: con il piglio di quei capipopolo di un giorno che hanno il collo che sembra fatto apposta per essere tagliato il giorno dopo sulla pubblica piazza.

Roberto è stato questo: uno che ha creduto fino in fondo nella strada maestra, che viene dai più considerata la strada dei fessi; e ha voluto seguirla insieme agli altri, avendoli a cuore, quasi potesse costituire per loro un esempio, un incitamento. Mi verrebbe da replicare all’infinito queste che sono tra le sue ultime parole scritte, quasi un testamento da dedicare alle persone che ha amato, a Lidia, a noi amici del blog, a voi lettori, che avete condiviso con il cuore, oltre che con la mente e la cultura, le sue Provocazioni. Lascio ad altri il compito di celebrare il Roberto poeta e traduttore. Io mi limito a concludere, qui, quello che me non è un addio.

“Poesie per un no” lette da Riccardo Ferrazzi & Provinformd’ap 183

Ricevo da Riccardo Ferrazzi la seguente nota critica, da lui con eccesso di modestia definita “non-recensione”, e ringraziandolo la pubblico. La mia “Provocazione in forma d’apologo 183” si trova in commento, a mo’ di risposta all’intervento dell’amico Riccardo.
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Poesie per un no. Roberto Rossi Testa

Di Nadia Agustoni

Da “una distanza ampiamente inferiore a quella di sicurezza” Roberto Rossi Testa perviene con Poesie per un no Aragno Edizioni 2010, a un colloquio con il proprio doppio che nel lettore suscita sentimenti di riconoscimento e disconoscimento davanti a quell’io che “ Se anche tornasse indietro,/ se pure risalisse,/ non riconoscerebbe;/ non riconoscerebbero/”. Tanto più quell’io ci costringe a una dura riflessione, nel suo non riconoscere e nell’essere così “solo”, perché per Rossi Testa l’io e il tu sembrano assumere il significato di un duello interiore con il poeta che dice a se stesso:” finalmente a noi due”. Nel due c’è la finzione della lingua, un prendersi gioco di se stessi non più con l’interrogazione, ma in uno specchio spezzato. La figura si osserva e sembra indicare una colpa, un errore compiuto, senza dirci quale. Continua a leggere

Poesie per un no

Roberto Rossi Testa, Poesie per un no, Nino Aragno Editore

Molte cose, magari anche contraddittorie, rappresenta e contiene l’ultimo libro di versi di Roberto Rossi Testa, Poesie per un no, appena uscito presso Nino Aragno Editore.
Innanzitutto vi si trovano raggi di luce che fendono la tenebra di questi nostri giorni disperati; e nondimeno esso è un’agenda con l’indirizzo della morte, che molti hanno smarrito, forse per averlo riportato su un foglietto volante: magari quello dei quotidiani o dei talk show, che durano il tempo dello spettacolo e lasciano dietro di sé, come unico frutto, una scia di veleni; mentre, assecondando l’umano, l’esortazione di Rossi Testa è la seguente: “riaccendi i lumi stanchi/ di chi ti trovi accanto”, insegnando a “non contare le ore”, ma semplicemente a viverle.
Ecco, qui si possono trovare le “primizie d’altri regni”, che parevano perdute nel marciume quotidiano, nell’immondizia dilagante, di cui quella materiale è solo un simbolo sfocato. Continua a leggere

PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 89

Raggiunto il suo culmine di colpo la tempesta cessò. Onde compiacenti sospinsero Erre su di un’isola dotata di tutte le comodità e fecero incagliare la sua piccola imbarcazione da navigatore solitario, carica di ogni ben di Dio, a poche bracciate dalla spiaggia.
Erre pertanto non se la passava affatto male, peccato solo che l’urto avesse messo tutti gli apparati di comunicazione della sua barca fuori uso; di modo che ben presto l’isolamento incominciò a pesargli.
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PROVOCAZIONE IN FORMA DI APOLOGO 87

Due presenze speciali, nell’infanzia di Erre.
La prima, il fratello minore del nonno materno. La meningite che l’aveva colpito bambino l’aveva lasciato bambino per sempre. Ma quando andava a trovarlo al Cottolengo, Erre vedeva ben altri casi, spettacoli che in quell’Italia pretelevisiva solitamente si consideravano “vietati ai minori”.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 86

È un giorno qualunque del terzo decennio del terzo millennio. Come ogni mattina Erre entra in ufficio e prima di tuffarsi nelle pratiche legge in web.6 le ultime notizie. E a un tratto la sorpresa: a lettere cubitali il titolo “CRONACA DI UN NOBEL ANNUNCIATO”, e sotto una sua vecchia foto.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 85

Con le mani che gli tremano Erre invecchiato di colpo sta leggendo il giornale. Un litigio familiare con i dispetti e i bronci che ne sono seguiti ha fatto precipitare le borse, Londra –8,6, Tokio –12,4. Ma niente paura: il prossimo asteroide non ha una possibilità su 12 di centrare l’Europa, ma solo una su 15. Del resto le massime autorità mondiali dei 3 monoteismi sono sul punto di proclamare congiuntamente che Dio non è unico ma (soltanto) prevalente.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 84

Da giovane ho scritto e letto intere biblioteche sul tram. Salivo prima delle sette al capolinea, un posto libero lo trovavo sempre; tiravo fuori libro taccuino e biro e via andare, unità centrale accesa, periferiche tutte collegate e pronte all’uso.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 82

Quando andavo a scuola c’era un compagno di classe che in greco e filosofia se la cavava come chiunque altro, ma in più aveva un grandissimo occhio e due mani d’oro; cosicché, quando prendemmo la maturità, invece d’iscriversi all’università andò a bottega. Gli anni passarono e ci perdemmo di vista.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 81

Assistito dal critico d’ordinanza, in una bella sala ahilui troppo vasta, uno dei nostri poeti assettatuzzi legge i suoi preziosi parti davanti a venticinque lettori… no, magari: davanti ai soliti quattro gatti.
Che questa volta sono cinque: in ultima fila, fra una selva di sedie vuote, siede un giovanissimo e arruffatissimo gatto nero che, senza perdersi una parola dell’assettatuzzo e del critico, sembra prendere appunti su una sua cartuccella o pizzino.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 80

Stamattina entrando in ufficio mi sono subito reso conto che c’era qualcosa di diverso. Guardando meglio ho notato che un angolo della scrivania era tutto sbocconcellato, e che, dalla medesima parte, quasi metà della mia poltroncina in finta pelle, dopo più di trent’anni di tacito e apprezzato servizio, mi aveva lasciato senza dare preavviso.
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