Émile Zola, “L’affaire Dreyfus. La verità in cammino”, a cura di Massimo Sestili

Da qui

Intervista a margine di Giovanni Agnoloni 

«La lettera di Zola è il più grande atto rivoluzionario del secolo»

a cura di Massimo Sestili
Prefazione di Roberto Saviano
Firenze, Giuntina, novembre 2011
ISBN 978-88-8057-423-1
Є 9,90

Zola nel suo J’accuse indica con nome e cognome i responsabili della condanna di un innocente e chiede di essere portato in giudizio, firmando una delle più grandi requisitorie contro la ragion di stato che siano mai state pronunciate. Una denuncia che rimarrà nella storia, da un lato per la forza e il coraggio che esprime nel voler difendere i valori di Giustizia e di Libertà e, dall’altro, per il richiamo al principio di responsabilità degli intellettuali, che da questo momento percepiscono il loro ruolo all’interno della società in modo del tutto diverso, fino a raggiungere nel corso del Novecento un peso sempre maggiore soprattutto nei momenti in cui la loro protesta è riuscita a saldarsi con la politica.

dalla introduzione di Massimo Sestili

Continua a leggere

Roberto Saviano: uno, centomila, sessanta milioni.

Ce ne fossero di Roberto Saviano (vedi Repubblica Nazione Indiana ), per coraggio e lucidità di analisi, per quel suo (bi) sogno di  verità e di giustizia inarreso in questo Paese bello, per le innumerevoli bellezze naturali e artistiche, e dannato, per la sua insofferenza alle regole, e non solo; un paese che pure è stato capace (da Giustiniano alla Costituzione   repubblicana) di concepire la misura del giusto e dell’ingiusto, i limiti dei doveri e dei diritti dei suoi cittadini. Roberto Saviano è per ciò non solo lo scrittore di Gomorra, ma un’icona di questo sogno. Continua a leggere

Saviano e la «potenza vitale della scrittura», di Andrea Sartori

I. Un nuovo libro? In questi mesi è stato più volte rimarcato come il secondo libro di Roberto Saviano – La bellezza e l’inferno, Milano, Mondadori, 2009 – non sia un vero e proprio libro inedito, caratterizzato da una sua organicità testuale, da un’identità compatta e riconoscibile, ma una raccolta di interventi già apparsi altrove, quasi si volesse classificare come disdicevole l’operazione editoriale in sé, alla base della pubblicazione. Se tuttavia prendessimo sul serio il pensiero espresso da Saviano nell’introduzione – «Questo libro va ai miei lettori. A chi ha reso possibile che Gomorra diventasse un testo pericoloso per certi poteri che hanno bisogno di silenzio e ombra» – ci troveremmo condotti a riflettere su una responsabilità: quella consistente nel ricambiare il gesto di scrittura dell’autore con un’attività di lettura, di appropriazione, che non renda affatto La bellezza e l’inferno un prodotto neutrale ed inoffensivo, ovvero schiacciato, quanto al suo significato, su delle onnipresenti logiche di consumo. Saviano scrive, e con ottimi risultati, rendendosi refrattario all’incasellamento in un genere, ma egli sembra anche dirci che c’è modo e modo di leggere. L’autore, infatti, mette in conto di porci nel «pericolo di leggere», ovvero in un pericolo analogo a quello in cui egli incorre scrivendo. Qual è dunque una logica probabile, o un senso possibile, di un testo come questo, che mette a disposizione quanto è già passato nei media? Continua a leggere

Vivalascuola. La pelle giusta. Bambini. Di Paola Tabet

norma_onoratielena_10

(Foto di gruppo)

Questa puntata di vivalascuola è curata da Nadia Agustoni, che ringrazio per questo contributo prezioso e molto istruttivo. Intanto la scuola si prepara allo sciopero del 23 ottobre contro i tagli all’istruzione.

Premessa. Il razzismo si è appreso e si può disimparare
di Nadia Agustoni

Nel 1997 per Einaudi uscì La pelle giusta (1) di Paola Tabet. Il libro è il risultato di una ricerca fatta nelle scuole elementari e medie di tutto il territorio italiano “sul pensiero razzista tra i ragazzi” (2). Il documento che ne è risultato ci ha edotti su una mentalità che, a dodici anni di distanza, molti italiani/e, adulti e ragazzi, palesano senza vergogna. Le leggi sulla “sicurezza” hanno alle spalle un contesto di paura e ignoranza che l’antropologa Paola Tabet riuscì a indicare già allora Continua a leggere

LA BELLEZZA E L’INFERNO di Roberto Saviano

Nei giorni scorsi l’amico scrittore Adriano Petta mi ha inviato una mail con, allegata, una recensione al volume “La bellezza e l’inferno” di Roberto Saviano.

Nella mail mi scrive: “È un libro importante anche per il significato stesso della scrittura: se io potessi ne farei uno dei testi fondamentali di ogni scuola di scrittura creativa…”
Pubblico la recensione di Adriano qui di seguito.
Massimo Maugeri

* * *

«La bellezza e l’inferno» di Roberto Saviano
Mondadori – Strade Blu – euro 17.50

carne e sudore della verità

di Adriano Petta

Un libro che appare in un periodo particolarmente buio per il nostro Paese, in cui la verità è… tutto e il contrario di tutto! Molti presunti intellettuali e pseudo-giornalisti ignorano chi tenta di riscrivere la storia d’Italia, negano o sminuiscono il dilagare trionfante delle organizzazioni criminali che ci avvelenano, privano il nostro popolo del loro grido d’allarme. A depurare questa atmosfera ammorbata, a squarciarne le tenebre, è apparso «La bellezza e l’inferno» di Roberto Saviano, degno seguito di «Gomorra». Continua a leggere

Videomessaggio di Roberto Saviano per il festival del Giornalismo d’Inchiesta di Marsala

Videomessaggio di Roberto Saviano registrato in occasione del Festival del Giornalismo d’Inchiesta “A chiarelettere” di Marsala (8-9-10 Maggio 2009)

 ***

Collegamento: Il giornalismo d’inchiesta a Marsala (8,9,10 maggio 2009): diritto di “resistenza all’oppressione” di Antonino Contiliano

Sinistra rancorosa, perché te la prendi con Roberto Saviano?

di Girolamo De Michele

«Non sono affatto un eroe. Non basta esser minacciati per esserlo. Chi vive qui, a sud, nella provincia d’Italia fa semplicemente una scelta. Io ho fatto la mia (23 marzo 2004)» . Quando scrive queste parole sul lit-blog Nazione Indiana, Roberto Saviano non è ancora l’autore di Gomorra, ma ha già ricevuto avvertimenti, minacce: due pagine pubblicate su Diario hanno suscitato l’attenzione della camorra. Non per la risonanza che l’articolo può avere, ma per aver nominato Casal di Principe. Come accadde per Pippo Fava, colpevole di aver nominato Nitto Santapaola. A Saviano si dice già che non vale «cinquemila», il vecchio prezzo in lire di tre cartucce di fucile: un modo per far sapere che invece le tre cartucce prima o poi arriveranno. Il tenente dei carabinieri che lo convoca in caserma, nel marzo 2005, non ha «mai visto un intellettuale conoscere tante “schifezze”». «Lei sa più dei miei ufficiali», dice con fare rabbioso. In una lettera agli amici di Nazione Indiana lo scrittore rivendica il senso della propria scrittura: descrivere «l’intero meccanismo e non la singola questione non la singola questione. Continua a leggere

Salviamo Saviano dal suo personaggio

di Tonino Bucci

Chi è Roberto Saviano? L’autore di Gomorra, certo. Ma chi può distinguere ormai il libro dall’immagine pubblica del suo autore? Saviano ha scritto cose sacrosanti, quand’anche non delle novità assolute. Ne può dubitare solo chi nega l’esistenza della camorra. Ma la fortuna del libro è a ogni modo legata al personaggio pubblico nel quale si è trasformato il suo autore. E se Roberto Saviano fosse diventato
suo malgrado, prigioniero dei media, prigioniero della retorica bipartisan, prigioniero della costruzione
di un mito contemporaneo La domanda se la pone Alessandro Dal Lago. Anzi ne farà l’oggetto di un intervento (titolo eloquente: “Santo Saviano”) a un convegno che si terrà la prossima settimana alle porte di Roma,“ Il senso dei rifiuti” (venerdì e sabato a Monteporzio Catone, via Cavour 6). Con lui ci saranno anche Guido Viale, Marco Fratoldi, Beppe Caccia, Bruno Moroncini e il gruppo della rivista filosofica Kainos (Aldo Meccariello, Vincenzo Cuomo, Gabriella Baptist, Stefania Astarita ) Continua a leggere

Vi dico chi sono i nemici di Saviano

di Nichi Vendola

Questo ragazzo del Sud, scuro di pelle e con gli occhi inquieti, con quello strano connubio di forza e debolezza che si intuisce già nella sua corporeità, con quel magnetismo che mescola calda vitalità e una malinconia ineffabile. Lo sento sempre così sincero, così impetuoso nei pensieri e nelle emozioni che traduce in scrittura cristallina, in minuziose inchieste sull’indecenza del vivere e del morire nei medioevi post-moderni delle mafie, in pagine aspre e di rara passione (che in questo caso è davvero sostantivo del verbo patire), in documenti di grande letteratura civile. Continua a leggere

A Roberto Saviano

Caro Roberto,
ho l’impressione che il tuo appello, pubblicato su Repubblica del 22 settembre, non abbia prodotto le reazioni che aspettavi. Hai toccato tasti delicati, come l’istinto di sopravvivenza, la sicurezza per sé e per i propri famigliari; tasti che danno note stonate, quando si tratta di accordarli con i rischi di una vita libera. Sono prete di periferia in una parrocchia il cui parroco fu bruciato nel 1996. Si è salvato per miracolo, e vive su una sedia a rotelle. Lui non ha ascoltato la paura: sarebbe un buon testimone per la tua Lettera a Gomorra.
Nel mio piccolo, vorrei offrirti la solidarietà di chi ha a che fare ogni giorno con la miseria umana, l’alcol e la follia, e prova uno strano sollievo quando si sente in compagnia di gente che non mette la sopravvivenza al primo posto. Credo che le tue parole siano più temibili delle pallottole dei camorristi perché, senza calcoli balistici, vanno dritte al cuore. E’ qui il problema: chi fa marciare quest’organo coi ritmi per cui è stato programmato? E’ più semplice viaggiare su economy, si consuma meno. Ma si ristagna.  Marciare o marcire: questo è il dilemma. Nel taschino della camicia ho un cartoncino con su scritto: che senso ha dirsi cristiani, se non si è disposti a morire per questa causa?  Di fronte a te, mi sento indegno di portarlo. Vorrei spedirtelo idealmente, e restare senza quello che chiamo il mio giubbotto antiproiettile. Ne farei a meno, per ricordarmi che c’è qualcuno che è in una fila più avanti della mia, in questo curioso esercito della salvezza. Eppure no, il cartoncino me lo tengo stretto, perché ognuno di noi dovrebbe scrivere la sua Lettera a Gomorra: anche l’impiegato del ministero più inerte e inoffensivo di questo mondo civile. Ciascuno di noi dovrebbe scegliere di identificarsi con l’antico mascherone del pronao di Santa Maria in Cosmedin, nella nostra Roma: la Bocca della verità, che secondo la leggenda mordeva la mano delle adultere. Per ricordare che chi tradisce il cuore dell’uomo, prima o poi finisce stritolato.
Ti abbraccio forte
Fabrizio