Segnali

da qui

Bandiere al vento nella piazza, come
segnali di vittoria: coi tamburi
di guerra andiamo incontro alla resa
dei conti col nemico, che non ha
più armi. Nell’azzurro di una fine
estate qualsiasi, di un qualsiasi
anno, ritti sul filo della vita nuova,
immaginiamo morire la morte,
riesplodere il respiro santo, tempo
tutto per noi, come bandiere al vento.
Mentre rullano i tamburi di Dio,
s’innalza, nella piazza, il nostro canto.

Ascoli

La chiamavamo il salotto d’Italia:
la piazza sembra immobile nel tempo,
con la chiesa per parete, il palazzo
comunale dove dicono sì
gli sposi attesi da parenti e amici
coi fiori in mano, mentre la flottiglia
dei piccioni sbanca il tavolo vuoto,
rovesciando tazze e bicchieri. Dalla
finestra di una casa, la signora
col cappellino bianco sta studiando
turista per turista, e tu mi manchi,
mi manchi, amico, non sai quanto, come
l’aria, il mondo ch’eravamo, allora.

Portonovo

da qui

Di qui c’è il mare aperto, lo sperone
di roccia s’è accucciato dentro l’acqua,
pare un cane fedele; il motoscafo
penetra il golfo come una vagina.
Solo una volta ho visto questa scena,
forse con te; o forse quando ancora
eri costretto a letto, ad aspettarmi.
Comunque sia, lo contemplo per te,
questo spettacolo degno di un Dio:
ora che non ci sei, che puoi guardare
il mondo solo con me, con gli occhi miei.

La scia

da qui

È più azzurro di tutte le altre volte:
c’è una macchia di luce,
sullo sfondo, di stelle all’incontrario.
Una barca sbava una scia di schiuma.
Mi hai lasciato qui, sul tetto del mondo,
come la volta che mi prenotasti
la stanza de Le Dune:
una perla preziosa
nell’ostrica del mare di Sabaudia.
Anche quest’anno, al centro dell’estate,
mi hai posato una perla tra le mani,
una stella che appare
se il sole è tramontato, a ricordare
che l’alba è ancora lì, dietro le grate.

Seduto in quel caffè

da qui

Le storie che s’intrecciano nel bar
non sono come frasi messe in fila
con la cadenza fissa, sempre uguale;
il chiacchiericcio è un groviglio di versi
senza rima, suoni confusi, strani,
come grida di rondini sui tetti:
le insegui per un attimo soltanto,
le vedi volteggiare,
alzarsi in volo, scendere in picchiata
sui tavolini ingombri di gelati,
arachidi, spremute.
Ti chiedi che rapporto
ci sia fra tanto affanno
e il mare che risillaba in silenzio
la sua canzone lenta,
una poesia che solo pochi sanno.

Il dettaglio

da qui

La tentazione è forte:
restare qui per sempre,
dimenticare tutto, abbandonarsi
allo specchio increspato dai battelli,
dove scorrono le immagini d’acqua
di una vita che esplode come prima,
quando eravamo in viaggio
nel sogno di una storia rinnovata, Continua a leggere

Farfalle

da qui

Due farfalle bianche che s’intrecciano
in volo, proprio qui, davanti a me:
s’inseguono, si toccano, felici.
E’ un altro tempo, quello della scena:
i giorni in cui appoggiati alla ringhiera
c’eravamo tu e io, anime lievi
in un mondo sepolto dai macigni
del potere inumano.
Le due non interrompono
la sarabanda allegra.
Se mi chiedo perché davanti a me,
in questo punto preciso del golfo,
di questo abbraccio grande d’aria e d’acqua,
ti faccio torto, come tua sorella
il giorno in cui mi disse:
Mario è morto. Ma dentro già vedevo
le due farfalle, il ballo senza fine
di un altro tempo, della scena bella
di un inseguirsi, con il fiato corto.

Casa

da qui

Di notte, qui, c’è gente dappertutto:
bambini che s’inseguono, signore
in calzoncini corti che passeggiano,
le case illuminate, che nascondono
la vita che si cerca,
l’attesa di qualcosa che non torna.
Di sotto, il mare, ritma il suo respiro
lento. Per me, che scrivo
accanto al lampioncino della piazza,
è una presenza amica:
degli altri non so nulla;
le famiglie, che sciamano confuse
coi rumori di tazze e di bicchieri,
sono il mondo di fuori;
ma il mare, il mare, è il mio respiro lento,
il patto che ora stringo con il tempo
per ritrovare ancora, in questa sera,
un senso, la memoria che ogni volta
diventa casa, luce,
la mia famiglia vera.

98. E’ morto

da qui

Non ti saresti aspettato un incontro così strano. L’uomo sparito all’improvviso, come avesse l’appuntamento più urgente della vita; lei rimasta lì davanti, pensierosa, indifferente al fatto che ti fai vicino, che ora, addirittura, le accarezzi i capelli lunghi e ricci. Cos’è successo? Provi a domandarglielo, ma non risponde nulla. Continua a leggere

12. Fine marzo

da qui

Che sia questo il centro del mondo? Una stanza da letto? Da quando Romolo e Veronica hanno preso a frequentarsi, la vita è cambiata. In un primo momento, la passione li ha travolti; si sono stupiti di quante cose sia possibile scoprire nel corpo dell’altro, oltre che nel proprio. I punti sensibili, le parole più efficaci, le carezze più tenere. A poco a poco, le sensazioni si sono trasferite alla lettura. Continua a leggere

96. Dimmelo!

da qui

Perché ti viene in mente un labirinto? Pensi che la vita ti ha fregato un altra volta. Può esserci un’uscita? Ti accucci in un canto, mentre Fawzi continua a disegnare schemi, piegato su carte sempre più scarabocchiate, come preso anche lui in labirinti in cui ogni svolta dev’essere appuntata, ogni angolo che potrebbe sbucare in uno slargo, una piazza, uno straccio di risposta a problemi di cui si perde il filo. Vorresti ritrovarti in classe, coi bambini che chiedono perché, e tu con la soluzione falsa sempre pronta. Continua a leggere

84. Quanto resta

da qui

Amore, amore. Da dove volevi ripartire? La suonata al campanello. Cos’è successo, dopo? Ti sei trovato nel campo degli uomini persi, incorreggibili. Come hai deciso di seguire Marius? Per cercare ispirazione ai tuoi romanzi? Non sai che è la vita il romanzo che si scrive e ogni giorno se ne gira un’altra pagina, sperando sia più bella di quella precedente? Continua a leggere

77. Come sei

da qui

Chi sarà a quest’ora? Non aspetti nessuno. La casa è triste, da quando ci stai solo. Hai sperato, di tanto in tanto, che qualcuno arrivasse all’improvviso. La tua vita si svuota a poco a poco, ma non lo ammetterai.  Chi può prendersi cura di uno come te? Pensi che se ti sentissi domandare come stai andrebbe tutto meglio. Invece insisti a macinare obiettivi troppo grandi. Sei ancora l’antagonista di tuo padre, avverti il suo fiato, la sua ombra, il sorriso sarcastico che accompagna il ritornello: buono a nulla. Continua a leggere

20. Tramonto

da qui

Hai mai visto una cosa così?
Non è d’oro solo la cupola: un’immagine struggente, troppo bella per essere vera. Le mura, le case, il campanile, sono pagliuzze scintillanti che abbagliano fino all’orizzonte, dove il sole al tramonto lacera le nuvole con una macchia gialla accecante, da cui partono raggi che costruiscono strade di luce nel cielo intenso come un quadro di Van Gogh. Continua a leggere

45. Riflessi

da qui

Marco arriva stremato al termine del giorno. Ha bisogno di un metodo per rilassarsi e togliersi di dosso la polvere che si accumula per grane, contraddizioni, rospi da ingoiare. Ha provato con l’omeopatia, la melatonina – consigliata da non ricorda chi -, fino alla Paracodina in gocce, utile anche per la tosse. Continua a leggere

74. Tre cose

da qui

Giulio da Padova è andato via deluso. Saulo è rimasto tra gente sconosciuta; in comune c’è solo l’ansia per la sorte di don Faber. Riflette sull’esperienza assurda che gli tocca vivere: un proiettile casuale colpisce l’amico, un punto di riferimento viene meno all’improvviso, la lotta fra la vita e la morte diventa il simbolo di tutta la realtà. Continua a leggere

70. Statue

da qui

Maria sta contemplando la statua di san Giuseppe, issata sulla sommità di un pannello in legno con bassorilievi di personaggi sconosciuti. A dire il vero non è certa che sia san Giuseppe, ma in fondo, cosa cambia? E’ il contatto con la dimensione ulteriore che conta, dunque un santo vale l’altro, le viene da pensare. In realtà è attratta dalla statua in sé, la sicurezza che ostenta, l’impassibilità impermeabile a qualsiasi evento positivo o negativo. Continua a leggere

17. L’opera incompiuta

da qui

Leopoldo si ritrova in una stanza buia e silenziosa. Quanto tempo è passato da quando l’uomo è entrato in casa sua senza chiedere permesso? Di quello che è successo dopo non ricorda nulla: forse è stato addormentato, forse colpito con un corpo contundente. Prova a toccarsi il volto, per cercare un’abrasione, una ferita, ma non trova alcuna traccia di violenza. Pensa a Maria: possibile che si sia lasciata sfuggire la trama in modo così ingenuo? Oppure i consigli di Musil l’hanno convinta a confondere le carte, a scombussolare le coordinate dell’intreccio per farlo coincidere col groviglio inestricabile del mondo? Comincia ad alterarsi; trova inammissibile che il personaggio sia in balia di tutti: autore, consulenti, lettori; nessuno pensa di prendere le sue difese? Continua a leggere

Almeno da morti

da qui

Di torti ce ne hanno fatti tanti, e ce ne faranno ancora. Anzi, me ne faranno, perché lui ormai non c’è più. Prima non comprendevo come ogni iniziativa potesse essere messa in discussione o ostacolata. Preparava tutto con cura, con amore, in ogni minimo dettaglio, e c’era sempre chi vedeva il lato negativo, l’intenzione nascosta. Oggi mi meraviglio ancora, ma ho una strana sensazione: è come se il fardello, da portare intero sulle spalle, mi pesasse meno. Continua a leggere

Cosa ne sarà di me

da qui

Si parlava di chi ci insegnerà, o chi ci ha insegnato. L’eredità, la tradizione, la consegna di una saggezza, il dono di una chiave per capire, cogliere, apprezzare. Non si vive a caso, vogliamo dirlo? Non si può andare avanti cancellando la sensazione che sto dimenticando qualcosa di essenziale, che sto anestetizzando la sensibilità, ignorando un potenziale di acume, delicatezza, disponibilità a incontrare la realtà, combatterla o abbracciarla, rifiutarla, amarla, bestemmiarla. Chi ci insegnerà a coinvolgerci nell’esistenza, a non risparmiarci, a lasciare le sicurezze e le comodità per condividere i cinque pani e i due pesci e raccogliere dodici ceste piene di avanzi da distribuire ancora, in un dare instancabile e infinito, perché cosa sono questi anni che ci sono stati affidati se non un ricevere e restituire, cos’è questa cosa strana fatta di respiri e tensioni ed estasi e conflitti, questo sangue e questa carne se non un mettersi nelle mani degli altri, rischiando di non prendersi più indietro? Se mi conservo, mi difendo, se rimando a un domani indefinito la mia consegna, dimmi, cosa ne sarà di me?