C’era una volta il grande cinema italiano #1 – Roma città aperta


Oggi che si celebra la giornata di una Liberazione antica mi sembra che noi si sia ancora in guerra, o di nuovo in guerra, bombe a grappolo mediatiche devastano quelli che un tempo si dicevano valori, fanno tabula rasa delle coscienze civili. Anche l’attuale cinema italiano mi sembra specchio fedele di questa volontà di ottundimento, tanto spudorata nel potere contemporaneo seduto sulle nostre schiene. Così ho pensato di proporre una piccola carrellata di quello che è stato il grande cinema italiano, nel suo periodo aureo, quello del secondo dopoguerra. Nella speranza di rendere il più impietoso possibile il confronto con il contemporaneo, anche se serve a poco o nulla, come tutti gli inutili, minimi gesti di ribellione. Si tratta di film che quasi tutti conoscono, per cui eviterò di dilungarmi su trame&critiche, privilegiando piuttosto una visuale finora poco considerata, quella dei bambini. Lo sguardo dei bambini in questi film documenta il tempo e lo rende immortale, diventa scivolo ideale per il reale, che entra con prepotenza all’interno delle inquadrature, anche quando è volutamente ricostruito. I bambini sono tutti attori per caso, non hanno alle spalle scuole di recitazione ed interpretano se stessi anche quando danno il volto ad un personaggio. E’ uno sguardo spesso di profughi, così simili a quelli di oggi trasbordati dagli scafisti in una terra dell’oro che non esiste.
Naturalmente, nella giornata odierna, tocca partire con il capolavoro di Rossellini
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