Bamboccioni? No, arresi. E cocciuti nella loro resa.

 
di: Guido Tedoldi

Recensione de «La resa», romanzo di Fernando Coratelli – Gaffi, 2013, pp. 410, € 16,90
 
Questo romanzo racconta l’oggi di una generazione, quella dei trenta-quarantenni, e racconta l’oggi di una città, Milano. E lo fa con la ragion veduta dell’autore, Fernando Coratelli, che è nato nel 1970 e parla delle persone che conosce e che incontra nella vita di tutti i giorni, nel posto che frequenta ogni giorno. Per farlo ci impiega un tot di pagine, in molte delle quali sembra che i componenti della generazione raccontata vogliano realmente impegnarsi per cambiare il mondo – per quanto possibile in meglio a seconda delle sensibilità personali di ognuno. Invece, quando si arriva alla fine… si realizza ciò che fin dal titolo era evidente. Si arrendono tutti. E nel caso in cui qualcuno continui a combattere, be’, non se la passa tanto bene.

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Post-noir ? “Un romanzo è una storia inventata, dunque deve essere fasulla.”

di Riccardo Ferrazzi

Per chi vede la faccenda in questo modo, non c’è altro da dire. Eppure è un fatto che, periodicamente, gli scrittori si sentono soffocare in una camicia di forza e, di solito, la identificano nel genere letterario imperante. È così che sono nati il romanzo senza trama, il romanzo-saggio, il romanzo-in-cui-non-succede-niente, ecc. ecc. Ma è stato come fuggire da Scilla e andare a sbattere in Cariddi: cambiare genere significa evitare le caratteristiche formali di un cliché. Se però la sostanza è la stessa, a che serve vestirla di nero, di giallo o di rosa?

Uno scrittore che riflette su ciò che scrive vorrebbe raccontare storie che, invece di stare in piedi a base di metafore, siano esse stesse grandi metafore inspiegabili, come è senza spiegazioni la vita. Ma un romanzo non nasce da una scelta razionale: chi ha una storia in testa deve buttarla giù e finché non lo fa non può pensare ad altro. Solo più tardi, quando si rilegge, capisce di aver applicato questo o quello schema, e allora si guarda allo specchio e si domanda: sono contento di aver scritto un giallo (o un noir, un rosa, un romanzo storico, una tragedia borghese, un vaudeville…)? È davvero questo ciò che volevo scrivere? Continua a leggere

La bambina che nacque sbagliata e poi (italianamente) lo rimase

di Guido Tedoldi

Recensione di Una bambina sbagliata, romanzo di Cynthia Collu, Mondadori, 2009, pp. 349, € 19,00

Questo romanzo è un’opera prima. L’autrice è una donna matura, che a un certo punto della sua vita ha deciso di verificare se la sua personale passione per la scrittura potesse diventare anche un modo per incontrare il gusto letterario del nostro tempo. Così si è iscritta a un corso di scrittura creativa, ha partecipato con risultati lusinghieri a concorsi letterari per racconti, e si è cimentata nella costruzione di un’opera narrativa più vasta. Poi, è come non è, quell’opera si è aperta la strada fino alla pubblicazione: con Mondadori, l’editore più grosso d’Italia. Continua a leggere

Natale Malinverni, “Storie di terra e d’ombra”

Testo di Giovanni Agnoloni

Natale Malinverni, Storie di terra e d’ombra, ed. Eumeswil (€ 16,00)

Recentemente sono tornato a provare una sensazione che temevo perduta. Quella dei momenti in cui, da ragazzo, alle scuole medie o al ginnasio, leggevo in tutta calma, nel tramonto di Firenze, un classico novecentesco di letteratura italiana. Penso ai racconti di Renato Fucini, ai Malavoglia di Giovanni Verga, ma anche a Vino e pane di Ignazio Silone e a Cronache di poveri amanti di Vasco Pratolini. Ricordo la sensazione di calmo abbraccio col mondo, la natura e gli uomini che mi davano. Anche con i loro drammi, ma soprattutto con il senso di apertura e di speranza che riuscivano comunque a trasmettere. Continua a leggere