Poesia italiana del XXI secolo. Marco Bellini

 Propongo all’attenzione dei lettori la silloge La complicità del plurale (LietoColle, 2020)

              

 […] “Ti guardavo la pelle scabra per capire: / si comincia dalle unghie; tutti / iniziamo a morire dalle unghie / subito vecchie, troppo dure / per essere nutrite”. Così leggiamo in questa silloge La complicità del plurale da poco edita da LietoColle, in cui Marco Bellini cela, con pudore, il suo lato più intimo e dolente. E non possiamo non ascoltare partecipi quella voce che ci spiega la malattia del padre: Ho visto come fa il cancro a prenderti / padrone, quando decide / di strapparti ai gesti. // Ho visto come riesce ad allungare la mano / e con due dita umide / farsi vento sulla fiamma.

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Poesia italiana del XXI secolo. Silvia Bre

 

di Rosa Salvia

“Tutta la poesia di Silvia Bre, fin dagli esordi col mitico editore Rotundo (editore tra gli altri di Salvia, Scartaghiande, Goroni, Del Colle, etc.), e per poi proseguire con le raccolte targate Einaudi (Le barricate misteriose, Marmo e La fine di quest’arte) e Nottetempo (Sempre perdendosi), pare avere una costante nella tenacia chirurgica del linguaggio, concedendosi ai ritmi interni, rimando col giusto peso in una lingua scavata per difetto, mai per eccesso. E’ una poesia della (pre)visione ma anche del dolore, o meglio, della “ricognizione del dolore” quasi parafrasando Gadda.

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La poesia italiana del XXI secolo. Domenico Brancale

La poesia del poeta lucano Domenico Brancale è, alla maniera di Celan, il respiro che si fa parola, parola che oltrepassa il luogo e il corpo e va letta in una duplice chiave interpretativa: da un lato l’impegno strenuo a risolvere tutto in scrittura attraverso la dissoluzione del corporeo nel verbale, dall’altro pare scorgersi l’eco della “matericità” di Artaud nello snodarsi del testo come spostamento, slogamento, lacerazione di elementi corporei. E quanto più ampia, nei versi di Brancale, è la gittata evocativa della parola poetica, tanto più il fluire del tempo galleggia nella grigia uniformità del dolore creaturale. 

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Poesia italiana del XXI secolo. Mariangela Gualtieri

di Rosa Salvia

Mariangela Gualtieri

Una lingua secca, incisiva quella di Mariangela Gualtieri, pochissimo bisognosa di appoggi,

che si muove nell’ambito di un lessico apparentemente elementare e comune, la cui raffinata letterarietà scaturisce dall’attenta disposizione sintattica e ritmica del discorso e dalle figure di ripetizione (arricchite talora da slittamenti semantici).

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Poesia italiana del XXI secolo. Cristina Annino

di Rosa Salvia

La peculiarità più energica e costante nell’ampia produzione letteraria di Cristina Annino è una lingua “in tensione”, che non si ripete mai, ma che si rinnova come attraverso mutazioni genetiche: sarcastica, irriverente, camaleontica, affabulatoria. L’estro inventivo che anima la nostra poetessa la porta a produrre una sorta di lingua autosufficiente nella sua legislazione anomala. Cristina Annino va tradotta, anche se non sempre i suoi enigmi sono decifrabili appieno. Rintracciare il percorso di certe parole è come scavare cunicoli nelle stratificazioni delle sue letture: le più varie, curiose e smisurate che si possano immaginare. Succede così che i virtuosismi e le preziosità del linguaggio servano a velare, con la dignità di una mediazione coltissima, le pulsioni più oscure e le situazioni più crude; la realtà esterna è sempre messa in rapporto con quella interna, attraverso una istintiva ma consapevole ribellione nei confronti della mimesi, cioè dell’imitazione della natura e del mondo esterno. Una vis poetica che si rapprende in grumi che oscillano fra prosa e verso in una modulazione aforistico-proverbiale che non sfocia però in autoreferenzialità perché sempre permeata di humour e di sottile ironia. 

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Poesia italiana del XXI secolo. Eleonora Rimolo

di Rosa Salvia

Desidero in primo luogo ringraziare Fabrizio Centofanti che mi ha proposto di curare questa rubrica di poesia contemporanea a cadenza settimanale. Non mi nascondo la difficoltà di ricondurre la selezione a un criterio oggettivo, del tutto illusorio a mio avviso, perché la poesia non è né uno stato d’animo a priori né una nicchia per pochi eletti né una realtà a parte né una realtà migliore.

 Essa è una lingua aperta e plurale che, come scrive Andrea Cortellessa (nella premessa al saggio “Giovanni Raboni – La poesia che si fa – Cronaca e storia del Novecento poetico italiano (1959-2004)”, Garzanti, Milano 2005), “in sé non esiste – esiste soltanto, di volta in volta, e ogni volta inaudita, ogni volta irrepetibile e irrecusabile, ogni volta identica solo a se stessa, nelle parole dei poeti”.

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Rosa Salvia legge Fabrizio Bregoli

                                  Rosa Salvia legge Notizie da Patmos 

                                            di Fabrizio Bregoli

                                                 La Vita Felice – Milano 2019              

Fabrizio Bregoli, laureato in ingegneria nonché ingegnere di professione, appassionato di matematica (soprattutto l’algebra) e di fisica, si muove sulla scia di quello che potremmo definire una sorta di nuovo umanesimo che pone insieme le due passioni: la scienza e la poesia, con esiti particolarissimi e originali. 

La più recente raccolta Notizie da Patmos si snoda in nove sezioni fra cui “Digressione quantistica” che per chi ha poca familiarità con il linguaggio scientifico, può riuscire di difficile lettura e interpretazione, ma in perfetta coerenza con un’intera parte della ricerca poetica contemporanea che vede nelle parole della scienza una possibilità di rinnovamento della poesia stessa.

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Croce con amore. Covid 19

 di Rosa Salvia

E sta l’ambiguo stupore / di contagi inattesi / di vicende inaudite / e non si discerne verità di parola / si va d’oltranza in oltranza / si naviga / ciechi. 

Il Covid – 19 ci ha colti tutti di sorpresa in quest’osceno bisticcio di notizie crivellato di spettri,

in questo regno evanescente dell’apparizione di scienziati e di politici che s’azzuffano, in questa incertezza di motivazioni oggettive per collegare fra loro elementi inconciliabili.

Da una parte l’onnipotenza della tecnologia, dell’era digitale, dei grandi colossi come Google, Amazon e soci, della dittatura dei social che consentono a ciascuno di costruirsi un’immagine di narcisistico autocompiacimento a proprio uso e consumo, dall’altra l’improvviso precipitare nel vuoto, nella precarietà della propria piccolezza di fronte a una natura che continua a essere terrificante come nei secoli più lontani della storia.

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Il tempo innocente di Rosa Salvia


                                         di Andrea Galgano 

L’esergo di Tommaso Landolfi, posto all’inizio di questo intenso volume di Rosa Salvia, Tempo innocente, apre e abita queste linee, in cui la precisione, l’istante denso e sfrondato non si dispone attraverso una instabile assertività, bensì con un dispiegamento di innocenza.

L’«ultima tule» di Landolfi si protrae fino agli abissi dell’essere, all’agone della nullificazione, alla impareggiabilità demiurgica e, infine, all’oscuro rovescio delle cose.

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Che cosa vuol dire amare Gesù?


di Rosa Salvia

 

In primis mi soffermo su quanto affermano alcuni cristiani che declinano il loro amore per Dio dicendo “di essere innamorati di Gesù”. Quanti gruppi pullulano in alcune chiese di Roma (e non solo) ad esprimere con canti improvvisati, smorfie strane, tensioni corporee molto vicine a una sorta di orgasmo sublimato, imposizioni reciproche di mani, manie narcisistico-compulsive e via discorrendo, questa sorta di “innamoramento” dionisiaco. Continua a leggere

Rosa Salvia, Il Giardino dell’attesa



di Pasquale Di Palmo

Gaston Bachelard scrisse che il giardino «è uno stato d’animo». Questa definizione può benissimo attagliarsi alla più recente raccolta poetica di Rosa Salvia, emblematicamente intitolata Il giardino dell’attesa. Nonostante le sue origini lucane (di Picerno, in provincia di Potenza), la poetessa vive da molti anni a Roma, dove suggellò la sua giovane esistenza, in maniera drammatica, il cugino Beppe, la cui opera è stata investigata da Rosa a livello esegetico. E tracce del classicismo dell’autore di Cuore (cieli celesti) e di alcune tra le più intense liriche della seconda metà del Novecento si ritrovano nel nucleo di questa raccolta, soprattutto nella sezione inaugurale che dà il titolo al libro. Continua a leggere

A proposito di Derek Walcott

                                                    di Rosa Salvia

                                 

Il negro rosso che ama il mare

Io sono solamente un negro rosso che ama il mare,

ho avuto una buona istruzione coloniale,

ho in me dell’olandese, del negro e dell’inglese,

sono nessuno, o sono una nazione.

 

(Derek Walcott, Mappa del nuovo mondo, Adelphi, Milano 1992)

 

In questi versi c’è in nuce un aspetto determinante della poesia di Derek Walcott: quello dello spazio vivo che incalza, microcosmo o macrocosmo che sia.

Figlio di genitori mulatti della piccola borghesia intellettuale (il padre, morto quando lui aveva un anno, era un funzionario del governo britannico, che si dilettava di pittura) nacque nel 1930 nella piccola isola di Santa Lucia nei Caraibi.

 

Come altri poeti del Nuovo Mondo, da Whitman a Neruda, Walcott rifiuta di ritornare sulla Storia. Continua a leggere

Rosa Salvia su “Passione Poesia”

Mercoledì 22 febbraio 2017 alle ore 18.00 presso la Libreria Odradek, via dei Banchi Vecchi 57, a Roma, Presentazione di Passione Poesia. Letture di poesia contemporanea 1990-2015, a cura di Sebastiano Aglieco, Luigi Cannillo e Nino Iacovella, Ed. CFR, Milano, 2016. L’incontro è curato da Anna Maria Curci e Luigi Cannillo. Tra i saggisti e i poeti presenti nel volume interverranno: Luca Benassi, Franco Buffoni, Maria Grazia Calandrone, Riccardo Corcione, Claudio Damiani, Annamaria Ferramosca, Ignazio Gori, Giovanna Iorio, Valerio Magrelli, Rosa Pierno, Carmelo Princiotta, Rosa Salvia, Alberto Toni, Annalisa Venditti, Isabella Vincentini, Simone Zafferani. Sono lieto di presentare per l’occasione una recensione dell’antologia da parte di Rosa Salvia, che ringrazio di cuore, avendo personalmente apprezzato molto l’iniziativa. Continua a leggere

Claudio Damiani, Cieli celesti

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di Rosa Salvia

 

Con cieli celesti ancora una volta Claudio Damiani ci regala un mosaico di poesie narrative e ragionative al tempo stesso, allucinate e ispirate, di grande intensità, complessità e sapienza.

Il titolo è quello della raccolta più importante dell’amico poeta Beppe Salvia cui Damiani rende omaggio con una bellissima epigrafe.

Con la sua vigile attenzione al fermentare delle cose, ai loro orli, a quella luce particolare, finitima, da giorno morente già dentro la notte, che ne rivela la realtà profonda, emozionale, Damiani si apre a una disponibilità nuova all’oltranza e alla visione, che prolifera però, nella sua fedeltà a se stesso, dalle cose stesse. E’ una disponibilità anche al buio, al vuoto della Storia. Continua a leggere

Accanto al muro d’osso. Inedito di Rosa Salvia

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Devi startene
fermo come un asceta
In preghiera
accanto al muro d’osso
Ascoltando
come il Cristo bambino
il lamento
dei fratelli martoriati

con la fronte oscurata dal buio
che imprigiona il giorno

fino a che
la rugiada
goccia a goccia
carezzi la ferita del giardino
e un nuovo polline v’imprima a fuoco
il suo nome

e il muro
senza la lùbrica violenza
vibri nudo nel vento
per la materia del dire oltre l’inganno
per la possibilità del verde sulla pietra
per un ramo d’ulivo – solitario
per questa nostra convivenza umana
che cammina
cammina
entro l’obliquo raggio della stella.

La scelta, di Rosa Salvia

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Dalla raccolta inedita di racconti Le conseguenze dell’amore


Sonnecchia, ma si ridesta sotto la pressione del mio sguardo fisso. Avanza con la sedia a rotelle intrisa di silenzio, trova nella resa la sua sopravvivenza.
“Che ci fai qui, chi ti ha fatto entrare?”
“Carmen”, rispondo.
“Stupida sorella!”
“Vattene! Vattene via, compagna mia devota…”
Cieca, l’ironia prega per lui, la pietà canta, tonfi di pietre dentro la sua mente.
Il pudore nasconde le sue gambe alle mie che strisciano sott’acqua fino alla stanza del figlio nostro di un anno. Continua a leggere

Luna novembrina, di Rosa Salvia

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(dalla raccolta poetica inedita Il giardino dell’attesa)

Luna novembrina ti cullava lo sguardo
la sera
di quella domenica limpida, i gomiti
sulla sbarra del cancello del giardino
sospeso

scrutavi le stelle
passeggere del Carro
e coglievi intermittenze di luci dai paesetti
vicini Continua a leggere

Bisogna pensare alla madre. Un raccontino di Rosa Salvia

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Bisogna pensare alla madre come terra inerte e al tempo stesso bramosa di frutti perché, nel gioco fra passività e desiderio, lo spirito maschile compia la sua riproduzione, a distanza, come si addice al sole che, con l’energia dei suoi raggi, scalda la materia e causa la vita.
Esso rimane comunque “fuori” da quel processo vischioso in cui la vita si trasforma in corpo entro un altro corpo, quello materno il cui fuoco lento semplifica lo spazio, eco d’ una voce chiusa nell’inconscio che risale dall’oltre.
Là dove sta l’ansia di vita, l’ansia di morte, là dove si fa tutto doppio e leggero
Pesante come il cerchio di un anello d’oro fino –
Là dove non sei sicuro di sapere se esisti
Là dove odi fiabe uscire dalla pietra, molle come una palude
Là dove vuoi divenire un segno, un fossile, una foglia, a testimone del mistero dei tempi –
Là dove una sola scheggia di te basterà ad abbattere un muro
E nel verde silenzio crescerà il filo di Arianna che lega esperienza e intuizione.

Annamaria Ferramosca. Trittici. Il Segno e la Parola

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di Rosa Salvia

Annamaria Ferramosca, Trittici. Il Segno e la Parola, Edizioni Dot.com Press, Milano 2016

Scorrendo le pagine di questa originale poliedrica plaquette di Annamaria Ferramosca, la prima riflessione che mi viene da fare è che la propensione ad associare la poesia all’esperienza visiva, quella pittorica di grandi artisti meno recenti come Amedeo Modigliani e Frida Kahlo e contemporanei come Cristina Bove e Antonio Laglia, induce la poetessa a trasmettere al lettore la consapevolezza che conoscere e poetare sono un unico movimento, Continua a leggere

Domenico Adriano, Dove Goethe seminò violette

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Domenico Adriano, Dove Goethe seminò violette, Il Labirinto, Roma 2015

di Rosa Salvia

Domenico Adriano è un poeta complesso, anche se le sue composizioni si offrono limpide alla lettura, perché qualcosa resta, nel fondo, di non detto, qualcosa di cui i versi hanno alzato un velo che non vuole scoprirsi per intero, qualcosa che costituisce il rovello segreto dell’occasione e dell’uomo. Continua a leggere