Cartolina dall’inferno

degli immigrati “clandestini” espulsi da Rosarno

di Ennio Abate

Cari cittadini normali e italiani,
dei fatti di Rosarno vi hanno detto tutto quello che dovete pensare giornalisti, politici ed ecclesiastici. Mancano i nostri racconti. Nessuno ha fatto in tempo ad intervistarci o ha avuto voglia di sentire le nostre ragioni. Nulla di male. Non ne abbiamo, infatti. E perciò vi scriviamo solo per scusarci. Vi scriviamo dall’inferno, dove ci hanno accompagnati i vostri bravi carabinieri su ordine dell’equanime ministro Maroni.
Ecco, qui siamo finalmente in compagnia dei nostri simili: streghe ed eretici, bruciati dalla Chiesa cattolica, prima che Papa Wojtyla si pentisse; indios passati a fil di spada dai conquistadores; ebrei arrivati qui a milioni passando dai forni crematoi; anarchici e comunisti rieducati dai gulag di Stalin; delinquenti e delinquentesse d’ogni forma e d’ogni età; dannati della terra giunti a bizzeffe dai vari angoli del pianeta.
Avete avuto ragione a spedirci qui. L’inferno è il posto che meritiamo per aver osato venire in Italia da clandestini: disturbandovi, impaurendovi, complicando la vostra vita già complicata. Continua a leggere

Come sempre (Rosarno)

da qui

Una storia dove si perde facilmente il filo, in cui convergono nodi inestricabili: la miseria, i conflitti sociali e religiosi, lo sfruttamento e il razzismo, la malavita e il ruolo opaco delle istituzioni. Sullo stesso palmo di terra si accavallano azioni e reazioni di Stato e ‘ndrangheta, associazioni a delinquere e gruppi che promuovono una cultura della legalità. Chi vincerà? Per ora i più deboli si sottomettono ai più forti, come sempre.