Ancora tu

da qui

Venire qui soltanto con un groppo
alla gola, col pianto trattenuto
dei bambini, la fame del tuo volto,
dei tuoi passi sul bianco lastricato
del santuario, sicuro di donarmi
la pace, un’altra volta. Da quest’ombra
ti chiamo come allora, ti domando
un segno di presenza, l’ammissione
che proprio questo è il nodo, solo questo
il ripido passaggio che mi aspetta,
la fitta lancinante di un’assenza.

19. Marchio di fabbrica

da qui

Mi accorgevo dei progressi da piccoli segnali: emotività più controllata, sensazioni che cambiavano, reazioni più mediate, come se Dio lavorasse, da chirurgo provetto, nel mio cuore. Continua a leggere

Cambio di scena

da qui

Non ci fu mai un confine così netto
tra le fasce di mare, come oggi:
una linea di schiuma, come a riva,
come ci fosse un altro mare, là,
oltre il muso del Conero. Tremolii
di luci sulla superficie azzurra
ricordano da dove viene il tempo,
lo spazio, e questo fremito improvviso
che è la vita con te. Se quella fascia
divisa dalla schiuma è la membrana
che filtra la pioggia, la luce bianca
dello Spirito Santo, oggi è il giorno,
il cambio di scena, in cui il passato sfuma.

87. Per sempre

da qui

Sei confusa. La casa è piccola, ci sono foto e disegni che non riesci a interpretare: un uomo con un bambino in braccio, entrambi col volto velato da una macchia luminosa; due personaggi seduti in posizione yoga; un uovo bianco in una buca nera. L’uovo! Cosa ti ricorda? L’origine, il punto da cui nascono le storie, forse anche questa che stai vivendo tu, sul punto d’interrompersi ieri e invece ancora qui, tenace, irriducibile, non per merito tuo, ma dei vigili-strisce gialle e dell’uomo dalla pelle olivastra che ti ha portato a casa sua, immersa in poster di donne velate, di moschee dai soffitti traforati, di strade piene di macchine sventrate e cadaveri sparsi sull’asfalto. Continua a leggere

42. Addirittura

da qui

L’ufficio del capo è molto semplice: grandi finestre con le tende gialle, la scrivania massiccia e liscia come marmo, sedie comode in velluto blu.
Dottore, c’è qualcuno che le vuole parlare.
Chi è?
Non ha voluto dirmi il nome.
Me lo descriva.
Ha un impermeabile scuro e una sciarpa chiusa nell’interno. Continua a leggere

41. In che senso

da qui

Ho poco tempo.
Lo so.
Sai anche qual è il prossimo passo?
Trovare uno scrittore di valore.
Pensi sia possibile?
Chiedo a mio fratello.
Il pub è una tana ben protetta: i marchi delle birre sono icone di santi scaduti, ai quali ci si rivolge in casi estremi. Dalia non sa se dirglielo o non dirglielo. Come la prenderebbe? Ma deve sapere. Continua a leggere

40. Guarda

da qui

Cos’hai provato, quando sei salita sulla sedia?
Non ti era mai capitato di vedere le cose da un punto di vista alternativo.
Insomma, di’, cos’hai provato?
Giorgio, sei matto, perché dovrei salirci? Pensaci, cambiano le immagini, la coscienza di sé.
Che idee, si sente che dormi sotto i portici. Sali, non farti domande, dev’esserci un momento in cui il passato è passato: se potessi ricominciare, quali cose rifaresti e quali no? Continua a leggere

39. Cioè?

da qui

C’eri mai venuto, Marius?
No.
E perché proprio qui?
Certe volte si va a fiuto.
Quando?
Praticamente sempre.
Una serie di ponti e grattacieli: il colore dominante sembra il grigio – magari non è vero. Arturo è quello dei dettagli; farebbe le pulci persino ai marciapiedi per cogliere differenze e affinità, capire il mondo da particolari in apparenza senza senso. Continua a leggere

Il muro

da qui

Mi hai riportato il sole, stamattina.
C’è posto, stranamente, in questo inverno
che sembra cancellare ogni rumore
salvo il trillo del passero
o lo stridere della sega elettrica
dietro i cipressi e i pini,
le voci dialettali dei passanti
e lo sbattere sordo di portiere.
Non c’è un’imbarcazione in mezzo al mare;
anzi, vedo una lancia:
spunta dal nulla dentro la foschia,
avanza lentamente, come avesse
tutto il tempo del mondo,
come se in quel limite insicuro
fra cielo e terra e acqua si potesse
trovare il modo d’incontrarsi ancora,
di darsi un bacio che oltrepassi il muro.

38. In corpo

da qui

Sono stata a Firenze.
Hai fatto bene.
Con un altro.
Chi?
Il cantante.
Vorresti farmi ingelosire?
Non ci spero, Fausto.
Ti vedo strana, ultimamente, Dalia.
Non ne ho motivo? Continua a leggere

D’inverno

da qui

Non ero mai venuto qui d’inverno:
si fatica a restare controvento
con le guance tagliate dal rasoio
del dieci gennaio duemiladodici.
Ma resisto per te,
che mi hai dato quest’altro appuntamento
difficile; mi sento
la piuma schiaffeggiata
in cima alla ringhiera:
non si sa come possa rimanere
abbarbicata al ferro congelato;
ma capisco che è un segno,
la traccia di quel sogno ancora vivo
che sei per me, mio amico,
e che ancora una volta mi hai lasciato.

34. Felici

da qui

Sei sicuro che non venga?
Fidati, mi sono informato.
Non mi ha mai interessato questo posto.
E’ istruttivo, però.
Non pensavo ci fossero tutte queste stanze.
Mi sono presentato come un editore.
Ne sai una più del diavolo.
Noi abbiamo una carta in più del diavolo. Continua a leggere

Ryuichi Sakamoto – Arto Lindsay: War & Peace

Dall’ultimo disco “ufficiale” di Ryuichi Sakamoto, Chasm (2005), War & Peace è il risultato di una collaborazione tra Sakamoto (musica) e Arto Lidsay (liriche). Mille voci che si rincorrono, mille accenti diversi. Non è più Inglese, è world language.

Is War as old as Gravity?

If I love Peace, do I have to love the trees?

Are there animals that like peace and animals that like war?

Is peace quiet?

Is making war an instinct that we inherit from our Hunting or Farming Ancestors?

Were Farmers the first Warriors?

Do we love without thinking?

Do we do the right thing without thinking?

When children fight with their brothers and sisters, are they learning how to make war?

How do we test the limits of our bodies without war?

Why do they compare war to a man, and peace to a woman?

Peace is unpredictable.

Why is war so exciting?

War is the best game and the worst fight.

Is peace the hardest work?

Is peace a time of tension?

What are the different kinds of victory in a war? In a race?

Is despair a solution?

Why is dangerous to say: never forget? Continua a leggere