Evocazioni

da qui

Le persone con cui stiamo bene ricordano che nella vita c’è una presenza che acquieta e che guarisce. Non trovo niente di meglio, per esprimerlo, del testo in cui Agostino d’Ippona dichiara a Dio il suo amore: tardi ti amai, bellezza tanto antica e tanto nuova. È utile rileggerlo, o ascoltarlo.

Il Capitano Mario (XXXIV)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV, XXVI, XXVII, XXVIII, XXIX, XXX, XXXI, XXXII, XXXIII)


I nipoti

Ciascuno di questi bambini ha vissuto nella sua infanzia, in gran parte, nella casa dei nonni, anzi, più che nella casa, in quel grande spazio verde che la circonda. Nessuno di loro, in una qualsiasi delle fasi dell’esistenza, potrà non ritrovare, anche solo per un attimo, il centro profondo di se stesso e della propria vita interiore, nel ricordo del suo tempo primo e dello schiudersi trasognato delle sue prime esperienze legate ad un luogo, a quel luogo, come ad un incantesimo. L’infanzia infatti racchiude in sé un mistero che oserei dire sacro. Il Vangelo lo dimostra, come lo dimostrano anche altre religioni. Non soltanto la mitologia pagana ha descritto Cupido “fanciul nudo con l’arco faretrato”, Amore, il più potente di tutti gli dei a cui tutto il mondo divino e umano è sottomesso, ma anche i più antichi popoli orientali adorano in un fanciullo il piccolo Krishna della religione indù. Continua a leggere