Anime

Salvare anime: questo Gesù vuole fare, attraverso di noi. Raggiungere il cuore della gente, permettere che scocchi una scintilla, accendere un fuoco che arda per l’eternità. L’inferno è freddo, indifferente, non riesce a sorridere, se non per interesse, falsamente. Dio è caldo, autentico, amorevole. È il Dio dei vivi, come disse Gesù, quel giorno, ai sadducei. È a questo Dio che bisogna condurre più anime possibile.

Tenerci


Se facciamo qualcosa per qualcuno, non possiamo non essere contenti. Ci affezioniamo alla nostra fatica, al frutto del lavoro compiuto: come si dice in modo famigliare, ci teniamo. A volte sono piccole cose: per me, la catechesi, i colloqui, la preghiera, il soccorso a un bisognoso.
Cristo è morto, per noi peccatori: come può non tenerci? Per questo, a ogni occasione, con qualsiasi pretesto, dovremmo raccomandargli la nostra e le altre anime. È un modo infallibile per renderlo felice.

La nostra parte


Non è sempre amabile, la croce, anzi: in molti la fuggono, ne provano timore o repulsione. Mi riferisco alla croce con Gesù, eliminata dalle pubbliche aule, per non offendere i membri di altre religioni, o anche il buongusto e il buonumore. Perché tenere appesa un’immagine di morte? Non è più tonificante un bel paesaggio, una sciarpa arcobaleno, o una colomba, buona per tutte le stagioni?
Sembra che Cristo abbia sofferto inutilmente, che nulla sia cambiato, nonostante il suo grande sacrificio. L’errore sta nel toglierlo di mezzo un’altra volta, nel non condividere la sofferenza, per completarne l’opera di liberazione: per salvare anime anche noi, sostenendo e amando quello sguardo, diventando cirenei di quell’amore.

Salva l’anima


Anni fa scrissi un libro intitolato “Salva l’anima”. Fu il punto di svolta: nel bel mezzo dell’opera, accadde qualcosa che cominciò a cambiarmi, a dirigermi verso la profondità della mia storia. La mia anima intravide la salvezza.
Solo quando si tocca l’altra riva, o almeno la si vede da lontano, si può pensare all’anima degli altri. Quante ne potremmo salvare! La nostra preghiera è un contributo decisivo, se la eleviamo dal centro di noi stessi. Tutto è unito, nell’ottica di Dio: pensare all’altro, pregare per lui, lasciarlo sbocciare al mondo nuovo.
Da quando ho avuto la certezza che l’anima emerge dal colloquio con Gesù, presento a Lui le persone che vedo nel bisogno: parlandoci, si scopre che Dio non è mai sazio di salvare, e bisogna approfittarne.

Cos’è


Cos’è che salva? Dove comincia un atto che strappa dal male e dove, invece, siamo ancora nei preamboli?
A volte pensiamo che le azioni salvifiche siano solo quelle indicate da dottrine e catechismi: la preghiera, i sacramenti, le opere di bene.
Ma chi ha detto che a salvare non sia anche il radersi la barba, un saluto al primo che si incontra, un parcheggio fatto tra le strisce?
Gesù ha vissuto tre decenni nella bottega del padre: ogni colpo di martello, ogni piallata o lucidata di legno erano un tocco, una spinta, un passo in più verso il nostro ingresso in paradiso.