Aut aut


C’è un libro di Sören Kierkegaard intitolato Aut aut. Tratta della scelta, che prima o poi si pone, tra l’estetica e l’etica. Fare ciò che mi piace o ciò che devo. Dal punto di vista cristiano, il dilemma si potrebbe rendere così: vivere per sé o per Dio; cercare la soddisfazione personale o lasciarsi guidare dallo zelo per il Regno dei Cieli; scegliere tra l’egoismo e l’amore. Le definizioni si possono moltiplicare, ma il senso è quello. Meno scontato è il fatto che, se optiamo per Dio, l’altro e l’amore, bello e buono convergono: la vera bellezza, come aveva intuito Dostoevsky, è quella del bene e della verità, in barba a Lucifero e a tutti i portatori della falsa luce dell’io.

La scelta


Sembra facile capire Dio. Uno studia, legge il catechismo, ascolta preti e suore e dice: ne so abbastanza. Ma poi i conti non tornano. Succede qualcosa di imprevisto, che lo spiazza. Ripassa il catechismo, cerca di ricordarsi le parole dei preti, delle suore. Niente, non basta. C’è un buio che non riesce a penetrare, qualcosa che è più grande di lui, che supera la sua comprensione. Bella forza, penserete, è Dio. Certo, ma è lì che si decide la partita, che il gioco si fa duro. E s’impone la scelta decisiva: con Lui o contro di Lui. Il di più viene dal maligno.