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La fune

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E’ tempo di non scendere più a patti con il proprio destino,
accavallare i giorni che ti sanno riarso, uno scompenso
inaspettato, in affanno, sull’angelo apparso fuori tempo,
ma ancora in grado di scoprirci attratti dall’unico consenso.
A lungo t’ho chiamato da quest’ombra protesa sul futuro:
e non ricordo neanche quanto manchi all’inverno né quanto
dell’autunno sia andato senza traccia, o tenga duro
nella notte che passa, senza battere ciglio. Sapessi
come prego perché si soddisfaccia il mondo di pianti
e suppliche rivolte a voce bassa, alla Donna del sì:
che ti convince sempre, come fosse l’appiglio che ci tiene
tutti quanti, la fune che ti cinge, proprio qui.

55. Prima che la musica

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Il violoncello attacca lentamente, senti l’arco che sfrega le corde come se solleticasse il cuore, mentre cerchi le parole come fossero note: non ti puoi sbagliare, sarebbe una catastrofe, perché pendono dalle tue labbra, si aspettano che dica le cose che hanno sognato per un momento come questo, che faccia scorrere le immagini di un film che fa piangere e ridere, proprio come la vita. Continua a leggere

39. La faccia grigia

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Cos’è, cos’è che ti prende ogni volta che senti una sirena, che arriva qualcuno e ti dice: si è sentito male, l’hanno portato in ospedale? Cos’è quel nodo alla gola? L’immagine che torna, lui che suda, la sigaretta che cade dalla mano, mentre siete a tavola, Continua a leggere

26. Oltre il cancello

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Il punto del dolore. Le parole di Claudia continuano a girarti nella testa. Sei troppo agitato, devi uscire. Prendi l’auto e ti avvii verso il quartiere della tua giovinezza, le aiuole disseminate di eucalipti, gli oleandri che traboccano dal recinto dei giardini, le ville che si affacciano tra un pino e l’altro come per spiare chi passi nella strada. Continua a leggere

24. Che cosa scriverai?

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Mi aiuti col Romanticismo? Certo che ti aiuto. Bisogna essere romantici per capirlo veramente? Lo capisco perfino io, che sono un prete. I preti non sono romantici? Lo fissi negli occhi: uno studente di scuole di scrittura! Continua a leggere

35. Chi è?

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Come l’avete trovato, questo posto? Non avevate prenotato all’hotel di lusso in Rue de Berthollet? Ma in fondo, cosa importa? Ti sembra l’ideale, con le brocche stile Modigliani sulle mensole in legno, la stella grigia che pende dal soffitto, lo specchio che riflette il letto a due piazze dal copriletto arancione e la selva di cuscini accavallati senza un ordine preciso. Continua a leggere

53. Nella carne

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Pensavano fossi troppo buono. O incosciente. O troppo astuto: un contadino che la sapeva lunga e voleva ingannare tutto il mondo.
C’erano stati tentativi di unità: ricordo un monastero che ospitava monaci di ogni confessione, segno vivente che sarebbe possibile convivere.
Ma loro non erano gli scemi del villaggio e avrebbero resistito all’opera di soppressione della fede.
A volte viene da chiedersi come si possa essere cristiani ignorando la preghiera di Gesù, il testamento alle soglie di una morte infame, quando si ha poca voglia di scherzare. Continua a leggere

106. Potrebbe indovinarci

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Ti piacciono le palme, Yehochoua, la festa che ti fanno, il consenso popolare?
Pellegrini e turisti si confondono, agitando rami che si aggiungono ad apparecchi fotografici, zaini, borse a tracolla.
Non rispondi? Non sono degna della tua attenzione?
Una frangia di folla porta bandiere bianche e rosse e berretti con gli identici colori. Continua a leggere

72. Il nostro posto

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Siedono in silenzio, guardando ognuno avanti a sé. Yehochoua vede i tre quadri dei profeti, avvolti come in una nebbia; Myriam scruta l’albero che stende i rami rinsecchiti al di là della finestra; Chochana osserva il vaso di fiori nella nicchia; Matityahou, col suo sorriso fisso, è l’unico che cerca gli occhi del suo dirimpettaio:
Un bell’impiccio: la morte di Nathane ci costringe a riflettere sull’opportunità di continuare a sfidare tutto e tutti. Continua a leggere

53. Giochi

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C’è un contrasto suggestivo tra la sala dell’albergo-ristorante e la città antica che appare al di là della vetrata. Due epoche, due mondi che si studiano, come gli occhi di Avigail e di Ismail, seduti al tavolo coi bicchieri di cristallo e un mazzo di fiori bianchi che lanciano un appello profumato. Continua a leggere

70. Schiuma

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La ragazza ha un fascino speciale: non è bellissima, ma ha occhi  azzurri in cui ci si potrebbe perdere come in un mare sconosciuto, anzi, a Marco torna in mente lo specchio incantato dell’Isola Bella di Taormina, gli scogli a picco avvolti dalla macchia mediterranea siciliana, l’agave, il ficodindia, l’eucalipto. Continua a leggere

46. Carnaval

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Cesare vuole uscire dallo stallo dell’incidente che ha coinvolto, davanti all’edicola, Cosimo e Amerigo: non ha senso che il corpo resti sull’asfalto, in attesa di chissà quali sviluppi. Meglio approfittare del ricovero contemporaneo di Brice per creare nessi favorevoli al progresso della trama. Continua a leggere

Per entrare

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Prova, rilassati: in fondo non è nulla; sempre le stesse carognate, ma tu non farci caso. Ecco, respira, più profondamente. Ora pensa di sedere in una delle prime file dell’Auditorium Parco della Musica, stai ascoltando il Carnaval di Schumann; dimentica anche i giovani teppisti che sono entrati nel campo di calcetto dal buco nella rete e bestemmiano a venti metri da te; sei sulla poltrona rossa, e Mitsuko Uchida sta pigiando sui tasti con tutta la potenza del carisma. Continua a leggere

Steinway to heaven

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Il Carnaval al teatro greco di Taormina suonato da Ashkenazy, di sera, anzi di notte, con l’Etna sullo sfondo, con te al mio al fianco e tutta la vita che ci aspetta, la gioia che ti prende e non sai da dove viene, e vorresti gridarla, parlarne con quelli delle file avanti e dietro, gridare che quella musica è vicina, molto vicina al paradiso e che tutto è troppo bello per finire, che deve continuare, le dita sui tasti, l’Etna sullo sfondo, la gente che sogna, la vita che scopre per la prima volta di esserci davvero, l’applauso che scroscia appena lui si arresta e stacca le mani dallo Steinway.