“Le facce del fiume”. Clemente Castelli e le sue sculture

Testo introduttivo e intervista di Oreste Verrini

C’è un piccolo borgo in provincia di Lucca, nel comune di Piazza al Serchio, fatto di sassi. Sassi per costruire le strade, per costruire le case e per abbellire. Non è inusuale, camminando in quelle stradine, incontrare un signore alto, di bianchi capelli, che con fare dinoccolato, passeggia. Siamo a Nicciano, in Garfagnana, e il signore è Clemente Castelli. Postino di professione e scultore per passione, ha abbellito il borgo di statue in arenaria. Ognuna di esse racchiude una storia, una leggenda, un desiderio.
Così l’ho conosciuto, camminando nel borgo. E sempre camminando ho conosciuto le sue opere e poi la sua storia. Non poteva rimanere ancora nascosta. Meritava di essere raccontata. Ad aiutarmi in questa avventura, Angelica Polverini, storico dell’arte e docente d’Accademia. Assieme abbiamo cercato di raccontare Clemente e il suo mondo. Le Facce del Fiume, Tarka Edizioni, è il risultato di questo lavoro. Continua a leggere

Franco Repetto: le radici antiche della contemporaneità

Ecco un testo di Marco Grassano sulla mostra di prossima apertura dello scultore Franco Repetto, che dal 30 settembre al 30 ottobre potrà essere visitata presso lo Studio Ghiglione (Palazzo Doria, Piazza San Matteo 6Br), a Genova.

“Franco Repetto: le radici antiche della contemporaneità”

Assai opportunamente Emilia Marasco ha accostato l’intero percorso artistico di Franco Repetto alla tragedia greca. I forti elmi achei della sua precedente produzione richiamano, infatti, molte concitate scene belliche dell’Iliade (il ciclo epico è ormai riconosciuto come origine della successiva fioritura dei “tragici magni” Eschilo, Sofocle ed Euripide), molte drammatiche figure di eroi, ma anche l’episodio umanissimo e tenerissimo del canto VI, nel quale Ettore saluta, con un presagio di morte imminente, il figlioletto (“Si piegò il bambino contro il petto della bella nutrice, gridando impaurito alla vista del padre, atterrito dal bronzo, dal pennacchio dell’elmo che sulla cima vedeva ondeggiare, tremendo; Ettore glorioso si tolse dal capo l’elmo splendente, deponendolo a terra; poi prese tra le braccia il figlio, lo baciò…”). Ugualmente, un richiamo al teatro ellenico arcaico è ravvisabile nelle attuali strutture repettiane in movimento, silenti o sonore, che presentano rimandi a macchine sceniche dell’epoca, quali l’esostra o l’ecciclema. Continua a leggere