Bambini appesi a un filo

di Daniele Muriano

I rischi del wi-fi nelle scuole e l’elettrosensibilità

Il 22 aprile 2011 i ministri Mariastella Gelmini e Renato Brunetta hanno presentato il progetto “Scuole in Wi-fi”. L’obiettivo è di dotare le scuole pubbliche di connessioni a internet senza fili. Negli istituti si dovranno installare dunque antenne wi-fi che copriranno le aree adibite all’insegnamento.

“Il mio sogno è quello di dare il kit per tutti i bambini delle scuole elementari (ANSA)”, così il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, il 9 maggio scorso. In quella data già ottocento istituti si erano prenotati per avere il “kit”.

Il progetto prevede l’adozione del nuovo strumento didattico da parte di tutte le scuole entro il 2012. Continua a leggere

La legge della natura: punire l’educatore, assolvere l’omofobia

IL FATTO: Il 28.01.2006 l’insegnante Giuseppina Valido di una scuola media di Palermo scopre che due suoi alunni hanno impedito a un terzo, che viene preso spesso in giro per la sua ‘delicatezza’ (lo chiamano Jonathan, un concorrente ‘delicato’ del Grande Fratello), di entrare nel bagno dei maschi dandogli della femmina e del gay.
La professoressa racconta a tutta la classe la situazione accaduta. Illustra le origini del termine gay e spiega che l’episodio è avvenuto perché le cose non si conoscono. Nascono, quindi, da ignoranza, deficienza. Uno dei due bulletti comprende e chiede scusa. L’altro non demorde. L’insegnante gli fa scrivere sul quaderno 100 volte “sono un deficiente” e invia un messaggio al padre del ragazzo, invitandolo a presentarsi a scuola per discutere l’accaduto. Il genitore non si fa vivo. In compenso, la professoressa riceve dal genitore una denuncia per aver ‘traumatizzato suo figlio’ che è ‘dovuto andare in terapia psicologica’.
Dopo un anno, Giuseppina Valido viene processata e assolta dall’accusa di aver abusato di mezzi disciplinari e di aver causato danni psicologici al ragazzo (la sentenza la trovate qua: http://www.movimentoperlagiustizia.it/diritto-penale/520.html). Il padre del ragazzo ricorre in appello. Il PM chiede 14 gg di carcere. In maniera del tutto inaspettata, l’appello vede accogliere le istanze del genitore del ragazzo. La sentenza, tra l’altro, va ben oltre la richiesta del PM: la professoressa è condannata a un anno di carcere con la condizionale (condanna sospesa).
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Vivalascuola. Esce “Gli asini” n. 2

Gli asini è una rivista bimestrale di inchiesta e ricerca pedagogica sociale. Luogo d’incrocio e riflessione tra esperienze e analisi, pratiche e teorie di chi in Italia, in Europa e nel mondo si occupa di educazione e intervento sociale. Educazione, infanzia e adolescenza, la scuola, le culture “altre” e il loro incontro, immigrazione e lotta al razzismo, i media, il diritto all’istruzione, pace e cooperazione allo sviluppo, movimenti sociali, il terzo settore e la sua crisi, politiche pubbliche e sociali: questi sono i temi della rivista.

Di seguito l’indice del secondo numero. Continua a leggere

Vivalascuola. Esce “Gli asini”

Domenica 18 luglio ore 19 e 30
Santarcangelo 40

Festival internazionale del teatro in piazza

Speakers’ corner – Giardino di casa Franchini.
Santarcangelo di Romagna

Presentazione del primo numero
della rivista Gli asini

intervengono Luigi Monti, Goffredo Fofi e altri componenti della redazione

Gli asini è una rivista bimestrale di inchiesta e ricerca pedagogica e sociale. Luogo d’incrocio, uno spazio di riflessione tra esperienze e analisi, pratiche e teorie di chi in Italia, in Europa e nel mondo si occupa di educazione e intervento sociale. Continua a leggere

Ballando mentre il Titanic affonda

libri

di Alberto Berretti

Leggo sul libro di antologia del figlio numero uno (terza media) le pagine dedicate allo studio della poesia. Non di qualche poesia, ma della Poesia, dell’ars poetica in generale (e gia’ quest’astrattezza in terza media mi indispone). Si parla del linguaggio poetico in generale, e delle sue strutture: inversione, iperbato, paragone, metafora, sinestesia, ossimoro e metonimia. Piu’ avanti scopro l’anafora e l’epifora. Infine, si parla di simbolismo, connotazione e denotazione. Segue esercizio. Continua a leggere

Curriculum scolastico

Chi leggerà questo post avrà l’impressione di sentirsi raccontare una sceneggiatura per l’ennesimo remake del libro Cuore. Invece è tutto vero.
Ho fatto le scuole elementari negli anni ’50 a Busto Arsizio, in provincia di Varese. Si portava il grembiule nero, si scriveva usando penna, pennini e calamaio (ogni tanto veniva il bidello a riempirlo d’inchiostro: i calamai erano incassati nei banchi), c’era il voto di condotta, si studiavano a memoria le poesie, la disciplina non arrivava al punto da essere militaresca ma era una cosa piuttosto seria. In classe eravamo più di quaranta e la maestra era una sola. Non posso dire di ricordarla con particolare simpatia, ma in fin dei conti neanche con astio. Tutto sommato, faceva il suo mestiere.
Il preside si vedeva solo in rare occasioni ed era un tizio pieno di sussiego, neanche fosse stato un generale dei carabinieri. In classe c’erano i figli degli industriali e degli operai, del farmacista e del fruttivendolo. C’erano esami anche in seconda elementare. L’analisi logica faceva la sua prima comparsa in quarta, e in quinta era pane quotidiano. Maestri e preside mostravano di considerare gli esami di quinta come una tappa fondamentale nella vita di un essere umano. Continua a leggere

Viva la scuola. Gelmini a “Porta a porta”

di Donato Salzarulo

Invece di Gelmini in Collegio pare che abbia detto Gelmonti. Non so. Non ricordo. Però, se davvero è successo, il lapsus è perfetto.

La maestra a Porta a porta

L’avesse fatta parlare, gliele avrebbe dette e ridette di santa ragione, gliele avrebbe spiegate a
dovere con la pazienza di Giobbe. Mi riferisco alla maestra romana, in studio lunedì notte con la sua classe a Porta a porta.

Vespa, il chierico del governo in carica, l’ha tirata in ballo soltanto due volte e tutte e due è rimasto disorientato. S’aspettava risposte di conferma e, invece, tranquilla e sorridente, la maestra ha mandato in soffitta le propensioni ideologiche del conduttore.

La prima volta le ha chiesto se i suoi alunni, quando varca la soglia dell’aula, scattino in piedi.
«No», ha risposto con calma e sicura di sé la bella e brava maestra, «non lo fanno perché a scuola non è necessario rispettarsi in quel modo». Non è, infatti, una direttrice d’orchestra abituata al cerimoniale degli orchestrali che, dovendo dare spettacolo a teatro o in una pubblica piazza, s’alzano in piedi; né è caporale di una squadra. Continua a leggere

Viva la scuola. Ma davvero gli insegnanti in Italia sono troppi?

Se gli insegnanti vi sembran troppi
di Pino Patroncini

Alcuni giorni fa è venuta trovarmi a Roma la mia amica Mariangela, che da molti anni insegna nelle scuole italiane all’estero, ha passato cinque anni in Inghilterra e da due anni lavora a Manchester a stretto contato con le scuole inglesi. È stata l’occasione per ricordare i vecchi tempi del lavoro sindacale fatto insieme a Milano. Ma tra ricordi, nostalgie e polemiche (che tra due buoni amici di sinistra non mancano mai!) c’è stato anche il tempo per parlare di scuola inglese. Continua a leggere