Cominciamo bene (Parlare di politica? 0.3)

di
Roberto Plevano

Cominciamo bene. Nuovo governo, stessi disegni. Se qualcuno avesse avuto mai dubbi (visto che chi davvero ha speranze e attese in questo governo non ha mica tanti dubbi…).

Sì, è il caso di dirlo, cominciamo bene, da parte di chi dovrebbe saper usare una qualche elementare argomentazione, se non altro per competenze specialistiche, e non ricorrere a slogan senza senso.

Stefania Giannini è da sabato 22 febbraio ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, non si capisce se in qualità di segretario di ciò che rimane di Scelta Civica, oppure perché fino al 2013 rettore dell’Università per stranieri di Perugia.

Passano poche ore dal giuramento e rilascia una breve intervista a la Repubblica: il fantasiosissimo lessico d’elezione – soldi, investimenti, capitale umano, bilanci, valutazione, gestire, scegliere, e via menagerialando – definisce la comunità linguistica di appartenenza e, presumibilmente, le sue convinzioni.

Tra le mosse subito esibite non può mancare la sviolinata alle scuole paritarie (così colpite dalla crisi…):
«I soldi [pubblici, si capisce ndr] sono necessari per la scuola pubblica e quella paritetica, che non lascerò indietro»
e curiosamente null’altro si dice a proposito, per esempio sulle modalità di “investimenti in capitale umano” da farsi anche in quelle scuole, per non “lasciarle indietro”: è ben noto il fatto che i docenti delle paritarie vengano assunti in modo abitrario dalle direzioni, salvo fatto, e non sempre, il requisito dell’abilitazione.
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Vivalascuola. Che succede alle Superiori?

Il 17 novembre studenti in piazza in 50 città italiane per la Giornata di mobilitazione internazionale per il diritto allo studio, con manifestazioni contro i progetti di privatizzazione della scuola. Anche genitori, insegnanti e dirigenti protestano contro i tagli della “riforma Gelmini”. Ma il governo manda la polizia e il ministro dice: “Io vado avanti”.

Il soffitto di cristallo diventerà opaco
di Mario Piemontese

Il riordino delle scuole superiori prevede tagli, un finto obbligo di istruzione, un biennio ancor più canalizzante di quello attuale, sempre più scarse opportunità di mobilità sociale, l’anticipo del federalismo scolastico e la privatizzazione dell’istruzione. Continua a leggere