SEBASTIANO GATTO, “BLUES DELLE ZUCCHE”

Sebastiano Gatto, Blues delle zucche, Venezia Mestre, Amos Edizioni, «Poetiche», 2015, 105 pp., 10 euro

CRESCIAMO AL MODO DELLE ZUCCHE. Quasi una recensione

di Luciano Curreri

ZuccheGatto è del 1975, io del 1966, eppure il suo Blues delle zucche lo so strimpellare anch’io. Mi è bastato sfogliarlo con gli occhi, seguirlo con le mani, è stato come leggere uno spartito: è un blues che sa di requiem, come ogni buon blues, del resto. E che ogni fatto cantato sia frutto di fantasia, non importa. Ci stai dentro comunque, tanto il ritornello è fantastico, nelle sue circolari, significative varianti:

«Cresciamo al modo delle zucche e quando è ora ci trovi al mondo come sui banchi del mercato, e siamo in offerta, e costiamo poco. In tanti sui banchi del mercato nemmeno ci finiamo: ci lasciano ai merli senza la fatica della raccolta (p. 21)»;

«Quando cresci al modo delle zucche sai già in quale mercato finirai, sai già che sarai in offerta, che costerai poco. Ammesso che su quei banchi si finisca, perché un giorno, magari, ti accorgi che, invece di raccoglierti, ti hanno lasciato ai merli, senza la fatica della raccolta» (p. 94). Continua a leggere

Le “Poesie complete” di Julio Llamazares

Recensione di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

I libri di Amos Edizioni, piccola casa editrice di grande qualità, si contraddistinguono non solo per la bellezza materiale dei volumi, ma per i contenuti d’eccellenza. La raccolta delle Poesie complete di un grande autore spagnolo, Julio Llamazares, a cura e per la traduzione di Sebastiano Gatto (con testi a fronte in castigliano), offre un insight (non a caso uso il termine inglese, perché non c’è un equivalente italiano altrettanto pregnante: forse dovrei dire uno “sguardo penetrante”, ma non renderebbe l’idea) in un intero mondo, non solo nello stile e nella visione del mondo del poeta.

A tutto questo siamo egregiamente introdotti dall’intervista all’autore da parte dello stesso curatore, oltre che dalla postfazione di Llamazares. Che non è solo un autore di versi, va detto. Nella sua produzione lirica, tanto rada quanto essenziale e quasi ermetica, esprime un ricco pentagramma e un intero campionario di sfumature emotive, fatto non soltanto di toni e semitoni, o di colori primari e secondari, ma di microtoni, di sfumature intermedie che danno il senso della profondità e della complessità di un’intera esistenza.

Un tema ricorre come in una follia, nelle poesie di Llamazares. E mi è personalmente vicino, per un motivo che dirò alla fine. Si tratta del suo paese, Vegamián, scomparso sotto un lago artificiale, ma rimasto permanentemente nella sua memoria come un bacino di memorie e di potenzialità inespresse. Tutte le poesie di questo autore sono venate da un senso di “spora sommersa”, in cui suoni e le percezioni sembrano dilatarsi all’infinito, seguendo percorsi ritmico-melodici che attingono alle profondità del suo essere. Continua a leggere