Il segno


Ci sono segni che ci contraddistinguono: il prete ha il colletto, gli sposi la fede, il soldato la divisa. Altri sono più personali: un tatuaggio, un braccialetto, una spilla. Un segno è spesso una maniera con cui comunicare affetto, vicinanza, gratitudine: qui, al Santuario, è pieno di ex voto, che non si sa più dove attaccare.
Gesù ci ha lasciato un segno: quello della Croce. Sarebbe bello sentirlo come un pegno d’amore, un modo per dichiararci suoi, stretti da un vincolo inscindibile. Ti amo, e quindi rinnovo questo segno, appena posso: come un bacio, un abbraccio, un farsi compagnia, prima di andare a letto.

Il Segno


Abbiamo paura. Paura di perderci. Paura che ci accada qualcosa. Paura per principio. Una ragione c’è sempre: se esco in strada, un’automobile mi può investire, un pazzo o un terrorista mi possono sparare, qualcuno può prendermi la borsa dove tengo un libro introvabile che leggo quando ho tempo.
Ma il motivo è un’altro: può aggredirmi il male vero, di cui parla Gesù nel Padre nostro. “Ella passa-n men Bisha”, si dice in aramaico: allontana da noi il Cattivo. È lui che cerca di distruggerci, che si insinua in un pensiero, un’immagine, una suggestione. Ecco perché i Padri raccomandavano di chiedere ogni volta: sei dei nostri o sei dell’avversario?
Comunque c’è un trucco, ma non lo dite a nessuno. Facendo il segno della croce con fede sincera, siamo protetti da ogni lato: satana non trova più una porta dove entrare.