Chi ha orecchi


Andiamo in cerca di chissà che cosa,
di quale identità, viltà
di una posa omertosa,
prima con noi stessi e poi con gli altri,
scaltri gestori di una risorsa esausta,
di un’infausta voglia di affermarsi,
distrarsi dal vero io, che è Dio.
E Dio è il bambino, L’Archetipo del bene,
la sottile linea della santa innocenza,
la scienza dell’amore, il cuore:
quello che manca alla nostra società:
l’urlo, il respiro, il battito selvaggio,
l’ortaggio al pubblico ufficiale,
lo sberleffo, il ceffo opposto
all’insalùbre cortesia, la grande ipocrisia
di questo mondo immondo, di questa terra
attonita sul punto di morire: dire la parola
osare il Verbo, l’ombra del Progetto
che si stende sul deserto arido, che pende
sul vuoto. E chi ha orecchi per intendere
– non uso volutamente il congiuntivo – intende.