Dov’era

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Dov’era Dio in quei giorni, mi domandi,
Quando dal treno si scendeva in fila
Passando oltre il cancello del rispetto,
Per indossare la divisa a righe
E avere a mente il numero assegnato
Dall’Accettazione? S’era distratto,
O esibiva una specie di potere?
Era la prova truce che saggiava
La resistenza del popolo eletto?
Mi guardi come se portassi in dono
La certezza per scienza, o per mestiere.
Ma io non so perché, né dove fosse
Il Dio della mitezza e del perdono:
Forse era appeso al palo della luce
O folgorato sulla recinzione.

Claude Lanzmann, L’ultimo degli Ingiusti

di Roberto Plevano

Ultimo dei giusti 235

È un paragrafo del romanzo di André Schwarz-Bart L’ultimo dei giusti (Premio Goncourt 1959, trad. it. di Valerio Riva, Feltrinelli 1960). Francia non occupata, tarda estate 1941: ultimo discendente di una stirpe di rabbini trascinata nel fiume della storia degli ebrei d’Europa dal XII secolo, Erni Levy, alla notizia della deportazione in Germania di tutti i membri della famiglia, rinnega l’intera sua vita, il suo stesso essere uomo. Inizia a ingozzarsi di carne cruda, “carni al sangue, sanguinacci d’ogni sorta“. In breve diventa mostruosamente grasso. L’aspetto fisico diventa il segno visibile dell’apostasia. In lui esplode furore e ostilità verso Dio, che permette l’annientamento del suo popolo. Dio a cui Erni vorrebbe ormai avvicinarsi “quel tanto che basta per permettermi di sputargli in faccia“. Il grasso di Erni, così come le piaghe sul corpo di Giobbe, sono il segno della licenza data a Satana sulla sorte dell’uomo.
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Vivalascuola. I feticci della legalità e della memoria

Quest’anno per la Giornata della Memoria vivalascuola presenta spunti per una riflessione non ritualistica sulla ricorrenza dell’anniversario della liberazione del lager di Auschwitz. La memoria e la legalità non possono essere assunti come valori in sé, poiché, come argomenta Luca Rastello, il passato non si ripete solo se lo si capisce, e la legge, lo dimostra Stefano Levi Della Torre, non è sinonimo di giustizia. Solo entro i limiti di tale consapevolezza onorare la memoria ed educare alla legalità ha un senso. Solo se memoria e legalità non vogliono dire abdicare allo spirito critico e al diritto all’opposizione. Altri materiali sulla Giornata della Memoria su vivalascuola qui, qui, qui, qui, qui, qui. Continua a leggere

Vivalascuola. Memoria del male, memoria del bene

Quest’anno la puntata di vivalascuola per la Giornata della Memoria è dedicata ai Giusti. Si tratta di una memoria che ci fa sentire in debito e ci “compromette“, poiché i Giusti ci trasmettono non solo la consapevolezza che “chi salva una vita salva il mondo“, ma anche che non basta indignarsi del male di cui siamo spettatori; e soprattutto ci trasmettono l’impegno di farci carico, noi stessi, della lucidità e del coraggio che hanno ispirato chi ha operato e opera con giustizia e speranza, contro corrente e mettendo a rischio la propria vita, per salvare anche una sola vita umana nel corso dei genocidi che da Auschwitz in poi si sono susseguiti ovunque, ieri come oggi. La puntata comprende una riflessione di Stefano Levi Della Torre sulla figura dei Giusti, un intervento di Salvatore Pennisi sul valore educativo della memoria del bene, il racconto di Maria Bacchi di una bella pagina della nostra storia in quel di Nonantola e la riproposta di un articolo di Gabriele Nissim su Shoah e Giusti. Completano la puntata tre racconti di resistenza e dignità che proponiamo come lettura per le scuole; inoltre materiali e segnalazioni. Altri materiali su vivalascuola qui, qui, qui, qui, qui, qui.

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Shoah

da qui

Tre teste di maiale, un bel ricordo,
non c’è che dire. Sì, fraternamente
uniti con chi soffre le memorie
di un odio secolare, senza senso,
come qualsiasi odio, a ben pensarci:
ma è il pensiero che manca a chi schernisce
le piaghe del fratello, a chi ferisce
la morte disperata, l’abbandono
in punta di coltello, la tristezza
che prende quando a sera si ricontano
i presenti e gli assenti, chi rimane
e chi invece saluta, senza voce,
in un ultimo sogno di perdono.

Vivalascuola. Viaggio della memoria

Presentiamo i racconti del “viaggio della memoria” a Mauthausen, Gusen e Hartheim che gli studenti della 5A del Liceo Scientifico Tecnologico dell’IIS “Giovanni Giorgi” di Milano hanno compiuto tra il 29 e il 31 gennaio 2013, introdotti da una riflessione di Stefano Levi Della Torre. Un grazie di cuore a ragazze e ragazzi e a tutti, uno per uno, l’augurio di rispettare, quando saranno adulti, “i sogni della giovinezza” (F. Schiller, Don Carlos).

Il coraggio di ricordare
di Stefano Levi Della Torre

L’impegno di tanti studenti e docenti nell’affrontare la tragedia dei campi di concentramento e di sterminio nel cuore dell’Europa è quasi eroico, non solo per l’argomento ma anche per la condizione in cui è stata ridotta la scuola italiana, la cui qualità si affida sempre più alla buona volontà di chi vi partecipa. Continua a leggere

Vivalascuola. Auschwitz, la memoria e il presente

L’ingiunzione assoluta a ricordare esclude che noi, oggi, possiamo cercare conforto nel credere che avremmo agito diversamente. Il nostro compito, oggi, è di curare che quella ferita rimanga aperta. Di fissare in volto quella stridente contraddizione tra la “serena, accogliente umanità” da riservare agli studenti “normali” e la disumana cacciata degli studenti ebrei. Il vero pericolo non è tanto che si possa dimenticare ciò che è accaduto nel passato, ma che si trascuri il senso per noi degli eventi che si sono verificati. (Guido Panseri)

Auschwitz, la memoria e il presente
di Stefano Levi Della Torre

1 – Il 27 gennaio, data stabilita per la “Giornata della memoria”, ricorda il giorno in cui l’Armata Rossa, nella sua avanzata contro le armate naziste, raggiunse il campo di Auschwitz. Continua a leggere

Vivalascuola. Come insegnare Auschwitz

Se ricordare è un dovere e se il riconoscimento del valore politico e civile di tale memoria non può essere un’acquisizione naturale ma il frutto di un’educazione oltre che dell’istruzione, come educare a ricordare? Come insegnare Auschwitz? (Luigi Monti)

Come ricordare Auschwitz?
di Stefano Levi Della Torre

Un amaro scetticismo non concede più credito all’antico motto “historia magistra vitae”. La storia, si dice, non può guidarci, perché gli eventi, se pure si ripetessero, appaiono in contesti sempre inediti. Eppure, quando invochiamo, e giustamente, la memoria di Auschwitz “perché l’orrore non si ripeta”, di nuovo invochiamo la storia come maestra, come avvertimento.

Certo, la scrittura di storia non è tutt’uno con la memoria Continua a leggere

Per il giorno della memoria, e per gli altri

*

Il libro di Yolek

– Anthony Hecht

 

Wir haben ein Gesetz,

und nach dem Gesetz soll er sterben.

 

Abbiamo una legge,

e secondo quella legge lui deve morire.

 

 

Il carbone inumidito fuma e fischia dopo il pasto

di trota alla griglia e tu contento t’incammini per la passeggiata

lungo il sentiero di felci. Non importa dove andrai a finire,

solo che ti trovi mondi e settimane lontano da casa,

e in mezzo a colline d’estate hai voluto il tuo campo

in quella gloria di bronzo profondo al finire del giorno.

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Vivalascuola. Per il giorno della memoria

“… nell’odio nazista non c’è razionalità… Non possiamo capirlo; ma possiamo e dobbiamo capire da dove nasce, e stare in guardia. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre. Per questo, meditare su quanto è avvenuto, è un dovere di tutti” (Primo Levi, Se questo è un uomo, Appendice)

(Su gentile concessione dell’autore, che ringrazio, sono lieto di proporre un saggio di Stefano Levi Della Torre, tratto dal volume in prossima uscitaAtti delle Giornate di Studio per i Settant’anni delle Leggi Razziali in Italia (Napoli, Università “L’Orientale” – Archivio di Stato, 17 e 25 novembre 2008)“, a cura di Giancarlo Lacerenza e Rossana Spadaccini, Napoli 2009. La puntata comprende inoltre il testo delle leggi razziali sulla scuola, informazioni e testimonianze). Altri materiali su vivalascuola qui, qui, qui, qui, qui, qui.

Perché? Cos’ho fatto di male?
Ero una bambina milanese come tante altre, di famiglia ebraica laica e agnostica: non avevo ricevuto alcun insegnamento religioso in casa. Nel settembre del 1938 avevo terminato la seconda elementare e conducevo una vita tranquilla e felice nel mio microcosmo familiare. Continua a leggere

Vivalascuola. La buona scuola

Ecco la buona scuola ed ecco il caos di questi giorni qui, qui, qui, qui, qui, qui… E con la “riforma” Gelmini si perderanno: buone pratiche, posti di lavoro (ecco i tagli nell’anno 2009-2010), indirizzi consolidati come questo e questo, l’insegnamento di Diritto ed Economia e della seconda lingua comunitaria… E si avvicina la legge Aprea.

Per l’amore e per la libertà
di Maria Zambrano

… Nel vuoto delle aule accade qualcosa che va oltre ciò che si apprende materialmente in esse. Molti di coloro che sono passati attraverso di esse forse non hanno acquisito tante conoscenze, com’era necessario. Continua a leggere

Il giorno della memoria

Ma nelle scuole si legge ancora il diario di Anna Frank?

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Anna è la ragazzina a sinistra

di Salvatore Mannuzzu

Sono quasi coetaneo di Anna Frank; e ne ho letto il diario appena è stato tradotto in Italia. «Dieci anni dopo la guerra farebbe un curioso effetto se noi raccontassimo come hanno vissuto qui otto ebrei», Anna scrive. E pone una domanda che dura: quale ‘curioso effetto’ fa rileggere le sue pagine?
Ora che sono passati non dieci ma più di sessant’anni. E nel frattempo Anna Frank, colei che io avrei potuto avere compagna di scuola, è cresciuta: senza invecchiare. È cresciuta restando «la ragazzina» (lei diceva) di sempre, «che ha tanto bisogno di divertirsi». La sua età è diventata a poco a poco quella d’una mia figlia; poi d’una mia nipote. Però non la sento figlia o nipote. Mi rimane inesplicabilmente coetanea – col triste senno del dopo. «Coraggio e gioia», continua a dire di sé, assistita da una straordinaria grazia; più che un’esortazione è una constatazione. Continua a leggere

SE LA MEMORIA DIVENTA ROUTINE

L’Israele DI AVRAHAM BURG – SE LA MEMORIA DIVENTA ROUTINE
Incontro con l’autore del libro «Sconfiggere Hitler», appena pubblicato da Neri Pozza. Ha aderito al «partito degli scrittori» che nascerà a il 6 dicembre. «Ho notato – dice – una somiglianza fra quanto sta accadendo in Israele e ciò che avvenne in Germania fra Bismark e la fine della Repubblica di Weimar: allora come oggi si oscilla fra trauma e speranza»

di Massimo Raffaeli

Non è così semplice definire il libro di Avraham Burg Sconfiggere Hitler. Per un nuovo universalismo e umanesimo ebraico, che esce da Neri Pozza (pp. 407, euro 19.00) nella puntuale traduzione di Elena Loewenthal. Due sequenze differenti vi si sommano o, meglio, vi entrano in intersezione: da un lato, un lungo memoriale autobiografico, dettato dall’ammirazione e dalla pietas rerum, su suo padre Yossef, ebreo tedesco e pioniere di Israele, notabile e ministro della generazione di David Ben Gurion, la cui parabola politica culmina tra la Guerra dei Sei Giorni e quella successiva del Kippur, dunque nel frangente che precede l’ascesa delle destre e il primo gabinetto di Menahem Begin; dall’altro, un’accanita riflessione sul presente di Israele, non solo e non tanto sulle scelte politiche dell’ultimo trentennio, quanto sulla ideologia che le avvalora e, anzi, le iscrive come fatti ineluttabili nel senso comune. Continua a leggere