4. Un nome

da qui

Quante volte hai percorso questa strada? Ti sembra di toccare con mano l’atmosfera umida dei pomeriggi di novembre, quando sfioravi gli alberi spogli e tutto ti attraeva: i passanti intabarrati, una finestra aperta da cui scorgevi l’interno di una casa, l’edicola centrale, da cui occhieggiavano donne senza veli. Continua a leggere

50. Zucchero filato

da qui

I fatti di Birmingham, forse, segnarono l’inizio del declino.
La cella comunica con la luce esterna attraverso una grata di venti centimetri che sembra fil di ferro: è così difficile da rompere?
Nessuno seppe chi fu. Scrisse bene un avvocato: avrebbe potuto ritenersi responsabile chiunque seminasse odio, chi raccontava barzellette contro i neri, chi non denunciava le sopraffazioni o scaricava la colpa di ogni male sulla gente di colore.
Due occhi scrutano il mondo, come cercando un segno amico, una parola, uno sguardo da incrociare. Continua a leggere

25. Nell’azzurro

da qui

Dove eravamo rimasti? Ah, sì, quegli occhi, gli occhi azzurri della laguna che mi fissano, le labbra aperte che inducono in tentazioni misteriose.
La faccia era come scolpita nella pietra, occhiali tondi e leggerissimi, mento pronunciato.
Fino ad allora mi ero tenuto su posizioni ferme, in obbedienza agli ordini provenienti d’Oltretevere. Continua a leggere

116. Al posto mio

da qui

Yehochoua non è mai stato in una sala così ricca: pavimenti in marmo, tavolo in legno pregiato, sedie imbottite con braccioli in noce. L’uomo vestito di bianco fa gesti lenti con le mani, come volesse descrivere qualcosa.
Per cui sono curioso di conoscerti meglio, di capire dove vuoi arrivare.
I militari si schierano con gli scudi trasparenti; sullo sfondo, oltre il muretto, la moschea di Omar. Continua a leggere

110. Un sogno

da qui

E’ sobrio, quest’hotel: che sia il segno di una scelta più profonda, di qualcosa che cambia veramente nella vita di Avigail? La struttura è in pietra, simile ai monumenti antichi, come una storia che procede a ritroso per ricuperare le radici, l’innocenza perduta. Le stanze sono piccole e accoglienti: una scrivania col ventilatore appollaiato, un quadro con lo sfondo arancione e l’icona del Mashiah nell’orto degli ulivi, un letto a due piazze con la sovraccoperta rosso fragola. Continua a leggere