Vivalascuola. Meno alunni per classe

Parte un’inchiesta sulla situazione nelle classi delle scuole superiori del milanese. Per contatti: inchiesta2009@gmail.com. Inviate dati, osservazioni, problemi… Il 18 marzo: sciopero di tutti i settori della conoscenza. E il 21 marzo la primavera della scuola.

Se venticinque vi sembran pochi…
di Gianluca Santangelo

Padri, uomini d’ordine e facitori d’opinione, voi che applaudite al 5 in condotta e gridate al bullo e al vandalo a ogni occasione, sempre più indignati dei comportamenti della nostra gioventù, Continua a leggere

In nome della paura

Intervista con il filosofo Luigi Ferrajoli

Il populismo penale che presiede le politiche della tolleranza zero in nome della sicurezza offusca la costruzione in atto di un sistema giuridico che risponde a una visione classista della giustizia. Anche se diminuiscono i crimini commessi, l’ostilità verso i migranti e la piccola criminalità viene alimentata dai media e dai partiti conservatori per costruire il consenso alle norme securitarie.

di Roberto Ciccarelli

Un populismo penale che promuove il diritto minimo per i ricchi e i potenti, e un diritto repressivo per i poveri, i marginali e i «devianti», con l’aggravante delle leggi razziste che colpiscono migranti irregolari e rom. È severo e indignato il filosofo del diritto Luigi Ferrajoli quando commenta le decisioni prese dal governo Berlusconi sulla sicurezza ispirati alla «tolleranza zero». «Per la prima volta nella storia della Repubblica – afferma – la stigmatizzazione penale non colpisce solo singoli individui sulla base dei reati da essi compiuti, ma intere classi di persone sulla base della loro identità etnica». Continua a leggere

O Roma o morte

Arriviamo di sera, stanchi e accaldati. Ci sediamo su una panchina vicino al Colosseo, che ci guarda sornione con cento occhi neri e incavati. Tiro fuori una lattina di birra, e gli altri due un panino col formaggio. Finalmente un po’ di riposo, pensiamo. In quel momento, dall’altro lato della strada, due figure in divisa ci vengono incontro. Uno di loro mi scruta attentamente e mi dice: Qui non si bivacca. Gli replico che non stiamo bivaccando, stiamo solo mangiando, ma lui insiste: Qui non ci potete stare. Non credo ci sia molto da discutere. Guardo i compagni e faccio loro segno di alzarsi. Gli uomini in divisa sono soddisfatti, controllano i nostri movimenti con un sorriso di sbieco. Il Colosseo, intanto, ci sbircia con le sue porte aperte, accoglienti. Penso: Le case, in paradiso, devono essere così. Bevo birra camminando con gli amici, che mangiano con gusto il loro panino. A un tratto, si avvicina un gruppo di ragazzi, teste rasate e abiti neri. Avete una sigaretta? Noi non fumiamo: gli offriamo la birra e un pezzo di panino, ma non sembrano gradire. Uno dei miei amici viene afferrato per il bavero: Stronzo, chi ti credi di essere, zingaro di merda. Lui risponde che non crede di essere qualcuno, ma il ragazzo dalla testa rasata non lo molla. Anzi, all’improvviso, gli sferra un calcio al basso ventre. Il mio amico si accascia con un grido soffocato. La gente che ci passa accanto non si ferma: ha fretta, o non si vuole immischiare. Un altro ragazzo vestito di nero mi sferra un pugno in pieno volto. Io penso al mio campo, a mia moglie che mi ha detto: dove vai, torna presto, lo sai che ho bisogno di te. Sento un calcio che mi colpisce al fegato, e un altro alla testa. La lattina di birra sta colando lentamente davanti alla mia faccia, sul selciato. Alzo la testa, vedo il Colosseo con le porte spalancate. E’ il paradiso, penso. Ora viene san Pietro, con le sue chiavi pesanti. No, san Pietro non ha chiavi, dovevo immaginarlo. Non servono chiavi in una casa senza porte.

versione audio

Mamadou

Mamadou guardava la sua merce con malinconia. Ne aveva fatta di strada per strappare le quattro carabattole sulla cui vendita avrebbe guadagnato una percentuale inconsistente. Aveva in mente qualcos’altro, partendo per l’Italia: ma si sa, i sogni hanno la stessa consistenza delle percentuali assegnategli dai suoi datori di lavoro. Lui sognava di fare l’attore, e aveva lavorato sodo per arrivare a recitare in modo quasi perfetto le commedie di Goldoni. Continua a leggere

Sono venuto a portare il fuoco

Stanotte, qui, hanno incendiato il cassonetto degli indumenti usati e manomesso la leva per l’afflusso dell’acqua corrente.

Noi aiutiamo gli extracomunitari difficili e i rom, anche alcolizzati, e dall’altare dico che oggi sono loro i pubblicani e le prostitute che ci precedono nel regno dei cieli.

Che esista un misterioso legame tra le due cose?

Vi tengo aggiornati, se me ne danno la possibilità.

Viaggi e miraggi

Il mare di notte è una pelle tesa di tamburo, è la tua mano che afferra l’aria controcorrente dei sogni ostinati, la stella che segui come i passi lunghi di tuo padre, sempre irraggiungibile, sempre troppo bravo, la risacca della tua fragilità, che ora si perde all’orizzonte di questo viaggio in cui ti sembra che ogni dolore evapori, come il ricordo delle cose comuni, il saluto al negoziante o la parola detta all’angolo di strada, il mare ha questo dono dell’oblio, e più ti allontani dalle immagini solite delle tue giornate, più questo vuoto si allarga e fa spazio al fantasma del futuro, al volto che hai sempre cercato, fin da bambino, quando lei ti guardava con quegli occhi verdi che non riuscivi a decifrare, e li abbassavi sul suo grembiule bianco, increspato come un mare mai visto, in cui immaginavi di nuotare, di suonare come su una pelle di tamburo, tesa nella notte, e questo viaggio è precisamente il viaggio in quell’immagine che ora torna a tradimento, mentre gli altri che ti si accalcano vicino hanno un moto improvviso e tu, che sognavi con gli stessi occhi verdi della enigmatica bambina, senti la mano dello scafista tesa come la pelle del tamburo, e la musica è il tonfo del tuo corpo nell’acqua, bianca come il suo grembiule, per le bolle di ossigeno esplose dalla bocca spalancata, e rimpiangi fino alle lacrime di non aver imparato mai a nuotare, proprio tu, che avresti nuotato per sempre nel grembiule bianco della bambina occhi verdi che ti guarda, ti guarda, mentre sei ormai della stessa materia delle onde e dei sogni che svaniscono come assurdi fantasmi, nella notte che ha il rumore della lancia grigia dei finanzieri, dalle divise simili al vestito di tuo padre, così perfetto e irraggiungibile, anche ora che hai toccato la profondità massima di questa vita di sogni e tradimenti, di occhi verdi che non si staccano più, che ti accompagnano nel viaggio che ora, solo ora, comincia.

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