Il grande Walter Chiari raccontato dal figlio Simone Annicchiarico

di Guido Michelone

A vent’anni dalla scomparsa di Walter Chiari (1926-1991), si torna a parlare del grande comico veronese, utilizzando diverse maniere di racconto biografico: dopo il bel saggio critico di Michele Sancisi Walter Chiari. Un animale da palcoscenico (Medine, Milano 2011) e accanto allo sceneggiato Walter Chiari per la regia di Enzo Monteleone con Alessio Boni che Rai Uno manda in onda il 26 e 27 febbraio (con probabile uscita in DVD nei mesi prossimi), ecco Walter e io. Ricordi di un figlio, le memorie di Simoncino, ovvero Simone Annicchiarico – questo, all’anagrafe, il vero cognome di entrambi – unico figlio nato nel 1970 dal matrimonio con Alida Chelli. L’autore che, come i genitori, intraprende giovanissimo la carriera nel mondo dello spettacolo, ritagliandosi in tempi recenti un notevole spazio da entertainer televisivo, rinuncia alla narrazione sistematica, per evocare invece i momenti più belli vissuti accanto alla figura paterna, la quale viene ulteriormente esaltata dalle informazioni indirette e giunte alle orecchie di un bambino e, poi, di un ragazzo che si trova nel bel mezzo di uno show business italiano in via di transizione: un momento particolarissimo, di cui Walter Chiari è protagonista e vittima al tempo stesso. Quando Simone nasce, il papà è in galera per scontare tre mesi che gli cambieranno la vita: accusato di uso e spaccio di droga (cocaina), viene prosciolto, ma la carriera è ormai rovinata; per lui gli anni Settanta e Ottanta rappresenteranno un punto di inesorabile declino artistico, l’esatto contrario di quanto accaduto nei due precedenti decenni che lo vedono trionfatore al cinema, nel varietà, in una televisione nascente, che egli stesso tende a nobilitare con un umorismo colto e popolareggiante al tempo stesso. Continua a leggere