Sofferenze

Il Cristo ricorda alla Bossis l’importanza della sofferenza. Le dice che, presa in sé, la natura umana non può amarla, ma la soprannatura se ne impadronisce come uno strumento al servizio del progetto di Dio, e un modo per ottenere grazie che corrispondano alla Sua volontà. Aggiunge che occorre attingere al gran deposito delle Sue sofferenze, a seconda del momento che si vive: quelle dell’infanzia, dell’adolescenza, della vita pubblica. Non bisogna perderne nessuna, perché sono tutte preziose per la nostra vita.

Mi pare

Nel Vangelo non si narra tutta la sofferenza di Gesù: quanti dettagli avrebbero suscitato sdegno, amore, compassione? Gabrielle gli chiede: come mai gli evangelisti non hanno detto tutto? Le risponde il Cristo: non sarei stato amato di più. C’è da riflettere, mi pare.

Dolore e libertà

Gesù ha sofferto per tutta la vita, ci vuol poco a capirlo. Un Dio che si fa carne soffre nella carne la libertà dell’uomo, male esercitata. L’esistenza terrena del Cristo è stata un dolore offerto per metterci in grado di orientare in senso nuovo la nostra libertà.

Restare

Abbiamo parlato tanto della sofferenza. Sta qui il pregiudizio verso il Cristianesimo: dicono sia una fede doloristica, al limite del masochismo. Ma l’egoista, di fronte alle contrarietà, non trova niente di meglio che fuggire, mentre chi ama è capace di restare là, sotto la croce, come Maria.

Il tuo sorriso

Sarò il tuo sorriso di oggi, dice il Cristo alla Bossis. È bello pensarlo: anche quando non c’è nulla per cui essere contenti, quando la sofferenza trabocca e non si sa più dove sbattere la testa, Gesù sorride in noi. Sarà questo il potere dei figli di Dio?

Sofferenze

Siamo allergici alle sofferenze. Interi sistemi di vita si fondano sull’evitarle, come la peste. Eppure sono loro che edificano il mondo, in modo invisibile, nascosto. L’unione con Dio avviene nella sofferenza, questo mistero tanto incompreso e disprezzato, quanto salvifico.

Ma anche


Sia fatta la tua volontà: quante volte ha risuonato cupamente questa invocazione. Come se il Cristo fosse solo un messaggero di disgrazie, un monotono procacciatore di dolori. Nessuno nega che la fede cristiana sia un cammino in salita, una porta stretta che richiede impegno per essere varcata. Sono note le figure di santi che, seguendo il Crocifisso, hanno accolto ogni sorta di prove. Ma Gesù, nello stesso tempo, è un dispensatore generoso di gioie, e ama che noi lo ringraziamo: forse perché impariamo a drizzare le antenne, a non notare solo ciò che fa soffrire, ma anche ogni anticipo di vita eterna.

Integratori


In genere fuggiamo dal dolore: per noi è un’anomalia, una falla nel sistema, qualcosa da cui liberarsi al più presto, se possibile. Gesù – la sua natura umana – non amava la sofferenza, ma la soprannatura la integrava, ne faceva uno strumento potente. Con la sofferenza ci associamo al Progetto di Dio, otteniamo grazie. A Gabrielle Bossis, Gesù raccomanda di attingere al ricco deposito del dolore da Lui sperimentato: nell’infanzia, nell’adolescenza, da adulto. E le ricorda che, in questo esercizio difficile e prezioso, si scopre la gioia soprannaturale, che nessuno potrà togliere.