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Il grido

La malattia, la sofferenza, sono momenti da condividere con il Cristo Servo sofferente eppure gioioso, che conosce il patire fino alla fine del mondo, quando ogni dolore sarà bandito dall’orizzonte di quelli che lo amano. Il Suo grido liberatorio, nella morte in croce, risuonerà una volta per tutte per chi lo ha custodito come annuncio di salvezza. Già da ora.

Cominciamo

A forza di portare la propria croce, è lei che ci porta. Sono parole del Cristo alla Bossis. La sofferenza non è la peste da evitare, come spesso insegnano. Il dolore accettato ha una forza che ignoriamo, se vissuto per amore. Per l’amore che è Cristo. Allora, finalmente, si apre una porta: usciamo, e cominciamo a vivere. 

Il caso

Niente avviene a caso. Quando la sofferenza si affaccia, nella vita, dobbiamo sapere, sentire, che Gesù l’ha voluta per noi: sì, proprio quella, perché fossimo più uniti a Lui, perché insieme con Lui portassimo la croce. Il cuore impara a distinguere il passo dell’amato: quanto è più dolce, meno freddo del caso! Il grande Amico dirige la tua vita, la mia vita. Stringiamo la croce con amore e l’amore crescerà. 

Sofferenze

Il Cristo ricorda alla Bossis l’importanza della sofferenza. Le dice che, presa in sé, la natura umana non può amarla, ma la soprannatura se ne impadronisce come uno strumento al servizio del progetto di Dio, e un modo per ottenere grazie che corrispondano alla Sua volontà. Aggiunge che occorre attingere al gran deposito delle Sue sofferenze, a seconda del momento che si vive: quelle dell’infanzia, dell’adolescenza, della vita pubblica. Non bisogna perderne nessuna, perché sono tutte preziose per la nostra vita.

Restare

Abbiamo parlato tanto della sofferenza. Sta qui il pregiudizio verso il Cristianesimo: dicono sia una fede doloristica, al limite del masochismo. Ma l’egoista, di fronte alle contrarietà, non trova niente di meglio che fuggire, mentre chi ama è capace di restare là, sotto la croce, come Maria.

Sofferenze

Siamo allergici alle sofferenze. Interi sistemi di vita si fondano sull’evitarle, come la peste. Eppure sono loro che edificano il mondo, in modo invisibile, nascosto. L’unione con Dio avviene nella sofferenza, questo mistero tanto incompreso e disprezzato, quanto salvifico.

Ma anche


Sia fatta la tua volontà: quante volte ha risuonato cupamente questa invocazione. Come se il Cristo fosse solo un messaggero di disgrazie, un monotono procacciatore di dolori. Nessuno nega che la fede cristiana sia un cammino in salita, una porta stretta che richiede impegno per essere varcata. Sono note le figure di santi che, seguendo il Crocifisso, hanno accolto ogni sorta di prove. Ma Gesù, nello stesso tempo, è un dispensatore generoso di gioie, e ama che noi lo ringraziamo: forse perché impariamo a drizzare le antenne, a non notare solo ciò che fa soffrire, ma anche ogni anticipo di vita eterna.

Integratori


In genere fuggiamo dal dolore: per noi è un’anomalia, una falla nel sistema, qualcosa da cui liberarsi al più presto, se possibile. Gesù – la sua natura umana – non amava la sofferenza, ma la soprannatura la integrava, ne faceva uno strumento potente. Con la sofferenza ci associamo al Progetto di Dio, otteniamo grazie. A Gabrielle Bossis, Gesù raccomanda di attingere al ricco deposito del dolore da Lui sperimentato: nell’infanzia, nell’adolescenza, da adulto. E le ricorda che, in questo esercizio difficile e prezioso, si scopre la gioia soprannaturale, che nessuno potrà togliere.