Qualcosa di inabitato

Stelvio di Spigno, Carla Saracino

Il treno per Sezze

Nella teoria del verde dopo il verde,
arriva questo treno che batte ogni paese:
Sezze, Fondi, Itri. Campi, bestiame, cimiteri.

Si riavvicina pericolosamente
al golfo di Gaeta che ci attende inutilmente:
cose e persone che sono ormai ricordi
s’infrangono nel sole, e ogni inizio è una fine,
questo dicono i tempi, bagagli alla mano. Orologio mortale. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.36: La poesia come forma della verità. Stelvio Di Spigno, “La nudità”

Stelvio Di Spigno, La nuditàLa poesia come forma della verità. Stelvio Di Spigno, La nudità, Ancona, peQuod Edizioni, 2010

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di Giuseppe Panella

 

Nella sua lunga e accurata postfazione a La nudità di Stelvio Di Spigno, non a caso intitolata “Una strategia di dissolvimento”, Fernando Marchiori scrive utilmente, riquadrando in prima istanza il percorso intellettuale e poetico dell’autore napoletano :

«Al movimento del soggetto verso l’esterno, verso la diaspora nel mondo, corrisponde un uguale e contrario movimento del mondo “verso l’interno”, verso il “dentro di noi” : “In noi le isole dell’afa si trasformano in pietra” (Gaeta) ; “Fa freddo e piove molto / nella mia vita” (Canone fraterno). Ma è chiaro che “dentro di noi” è un posto che non ci appartiene più – se mai ci è appartenuto – dal momento che io adesso è fuori. E quello risucchiato “in noi” è solo il mondo della nostra rappresentazione, rispetto alla quale il soggetto diviene estraneo, straniero. Lo scambio di posizioni lascia il soggetto irrelato e disperso in un mondo inconosciuto, mentre risucchia il mondo creato a nostra immagine e somiglianza nel luogo di una presunta – presuntuosa – soggettività, autosufficiente nella sua insignificanza. Perciò può essere che non lo riconosciamo : “vedremmo che il mondo non tornerà lo stesso, / non ci assomiglia più, si è ritirato in noi” (Deflusso). Quel “dentro”, la parte più nostra del noi, non è più “noi”. Siamo rovesciati in fuori, sbattuti fuori. Vediamo dall’altra parte. Ci avviciniamo all’animale rilkiano. Diventiamo mondo. E non è dato saperlo» (p. 82).

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Stelvio di Spigno – Inediti

schiele  kind

Catamumba

Piove e ripiove a Catamumba
l’odore è proprio di pioggia clinica a Catamumba,
lampi elettrici, spigoli palmari, ventricoli di cielo – ora
e nel tempo ci chiudiamo
qui dentro, in quello che non viene, mi passa
nell’occhio di vetro l’anima di Murat

in quel lontano 1815 ancora avevo desideri,
un modo umano per farmi inconsistente
nel cadavere di quell’ancora-poco – stelle mie
vi dirò come fare per il cuore centrare – Continua a leggere

La lepre cede il passo all’oro – di Francesca SALLUSTI


(L’immagine di copertina è uno still dal video Voyager, a journey through time and water (2005-2008), di Marco Mazzi.)

[Francesca Sallusti, La lepre cede il passo all’oro, prefazione di Jacopo Ricciardi, postfazione di Stelvio Di Spigno, Forlì, Editrice L’Arcolaio, “I Germogli”, 2008.]

Dalla prefazione (“Nell’universo nessuna cosa può mentire“) di Jacopo Ricciardi

     La sincerità è incanto. Si deve parlare di poesia quando questa è portata con tanta sincerità e quando la sincerità è tanto particolare da porgere un incanto; un incanto particolarissimo e ricco come è quello femminile nel momento unico e privato di una donna che mette al mondo un figlio: questa poesia sembra possedere tutte le doti emotive e propulsive di un animo femminile còlto nel momento di maggiore sensibilità, come è quello, per una donna, della rivelazione di una nascita che si prepara. Continua a leggere