Eresie. Sergio Calzone

Charles-Bukowski_Darbas
1.

La quasi recente fortuna di Charles Bukowski, pur in assenza (diciamolo, infine!) di un’autentica qualità letteraria, mi sembra apparentarlo a Jack Kerouac, cioè a un genere di scrittori che illustrano il “momento”, cioè interpretano, coscientemente o meno, un desiderio, quasi sempre giovanile, di disordine, non necessariamente violento ma proprio della violenza, assai borderline, per quanto c’è di potenziale, di a stento trattenuto, e che non può non interessare una nuova generazione o anche una “vecchia”, come in parte è avvenuto proprio con Bukowski, nostalgica dei “tempi di Kerouac”, divenuti mitici soprattutto per chi, all’epoca, non vi ha partecipato davvero (ed è quindi sopravvissuto!).

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Nomi e personaggi

A Manzoni ci sono voluti quasi vent’anni perché Fermo diventasse Renzo e l’avvocato Bezzola diventasse Azzeccagarbugli. Dal punto di vista della scelta dei nomi, si può dire che siano stati anni ben spesi?
Conosco almeno una persona (o forse due) che considera “Azzeccagarbugli” una caduta di stile, una specie di irruzione del commissario Basettoni o di Archimede Pitagorico in pieno Seicento lombardo. In effetti, Bezzola andava benissimo. Che motivo c’era di cambiarlo? Era sottilmente allusivo: bézzola è il nome dialettale della betulla, albero sempre pronto a piegarsi nella direzione in cui tira il vento (e non solo la burrasca, ma anche uno zefiro, una bava, un sospiro). Era il nome perfetto per un avvocato intrigante. Ma Manzoni deve aver pensato che il mozzorecchi andava presentato dal punto di vista di Renzo, Agnese e Lucia, gente “vile e meccanica” che non avrebbe saputo cogliere il significato allegorico della betulla. Continua a leggere