Femminicidio: un tentativo (maschile) di riscatto

 

 

di: Guido Tedoldi

 

Qualche pensiero su «Rose Madder», romanzo di Stephen King, Sperling & Kupfer, 1996, pp. 511, L. 32˙900 – Usa, 1995, idem

 

In un tempo come il nostro in cui il femminicidio è uno dei crimini più tragicamente praticati, questo romanzo ha quasi il sapore di un instant book. Invece Stephen King lo ha pubblicato quasi due decenni fa, nel 1995. Il centro del suo discorso è la bestialità umana, e il pregiudizio negativo di alcune parti dell’umanità nei confronti di altre parti: alcuni uomini contro le donne, alcune donne contro gli uomini, alcune persone di buona volontà contro i metodi di alcuni poliziotti moralmente deviati.

Nello svolgersi della vicenda, però, King mostra anche l’opposto. Uomini che amano le donne, donne che amano gli uomini, poliziotti che fanno il loro mestiere per proteggere e non per violentare legalmente.

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Saran pure bamboccioni tq, ma è con loro che abbiamo a che fare

 

 

di: Guido Tedoldi

 

Dopo la lettura di «Bamboccioni Voodoo», antologia di racconti di Marco Candida, Historica Edizioni, 2012, pp. 182, € 14,00

 

Il libro è composto da 14 racconti, alcuni già pubblicati su siti web e riviste cartacee. Ogni racconto è indipendente, a cominciare dai nomi dei protagonisti che sono ogni volta diversi. L’atmosfera in cui sono inseriti, però, è comune. È il nostro presente. E comune è anche la categoria di persone che per la gran parte vivono a muovono le vicende narrate. È la generazione dei bamboccioni (come li definì nel 2007 l’allora ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa) anche se alcuni di loro, quelli magari che stanno avendo più successo professionale, preferiscono definirsi tq, visto che hanno 30 o 40 anni.

Un’altra caratteristica comune ai racconti è il genere horror. Ciò non significa che l’autore, Marco Candida, sia rinchiuso in uno stilema – basta vedere la sua produzione letteraria e saggistica precedente (qui il link al suo sito web) per rendersene conto. La scelta dell’horror, qui, mi è parsa una sorta di avviso: guardate che i bamboccioni potranno pure sembrare sfigati, ma invece occorre tener conto di loro. Conoscono il voodoo.

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Non dimenticare il salvagente

Trama, emozione, personaggi, tema, stile, ambientazione, dialoghi, disciplina, cura del dettaglio, visione d’insieme: scrivere fiction (e soprattutto buona fiction) “può essere un lavoro difficile e solitario, come attraversare l’Atlantico con una vasca da bagno” dice Stephen King in “On writing, a memoir of the craft”.
Ma per quanto negli ultimi decenni il ‘segreto’ di tale traversata sia stato rivelato, sviluppato e sviscerato con bussole, mappature, guide, manuali di navigazione assistita e GPS, le vasche da bagno continuano a costituire il mezzo meno indicato ad attraversare gli oceani, soprattutto per chi, a metà strada, scopre di soffrire il mal di mare.
Nel suo “On writers and writing” John Gardner, usando una metafora un po’ più camuffata ma altrettanto autoevidente, dice: “fiction is the only religion I have”. E chi davvero naviga lo sa, che vasche da bagno o meno nessun oceano può essere attraversato senza fede. Continua a leggere

«Duma Key», ovvero la riflessione di Stephen King su di sé in quanto artista

di: Guido Tedoldi

Recensione di «Duma Key», romanzo di Stephen King, 2008, Sperling & Kupfer, pp. 741, € 19,90

In «Duma Key» ci sono alcune persone che muoiono in circostanze tragiche, provocate perlopiù da un potere sovrannaturale che cerca di tornare nel nostro mondo dopo essere stato confinato in una cisterna d’acqua dolce (alla quale è allergico) e tenuto a bada con bracciali d’argento.
Poi c’è un pittore che di mestiere ha fatto per decenni il costruttore edile, fino a che un tragico incidente con una gru lo ha privato del braccio destro. Mentre lavorava nell’edilizia quel pittore non sapeva di essere un pittore – al massimo produceva scarabocchi inoffensivi nel corso delle telefonate pallose. Peraltro i suoi quadri migliori li dipinge quasi in trance utilizzando proprio il braccio amputato (ne è sicuro, anche se razionalmente non sa bene come potrebbe succedere).
E poi c’è un’isola, Duma Key appunto, che si trova davanti alla Florida e da cui si gode una vista spettacolosa del Golfo del Messico. La parte nord dell’isola è l’unica abitata, perché quella sud è infestata da una giungla tossica in cui le donne non possono entrare senza dare di stomaco, e in cui si aggirano entità inquietanti come famiglie di rane giganti e nani da giardino.

Grazie a tutta questa esplosione di creatività, «Duma Key» è il romanzo in cui Stephen King riflette su di sé in quanto artista. Non scrittore o pittore o regista cinematografico: artista. La condizione esistenziale di chi è capace di raccontare. Continua a leggere