Il Capitano Mario (II)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I)

Hic incipit…

Hic incipit.

Esami di maturità.

E poi esami di concorso: tormento della nostra generazione, che i pochi superstiti rivivono ancora nei sogni di qualche notte angosciosa. Riforma Gentile: noi ne siamo stati colpiti in pieno, ed eravamo in prima linea, come i soldati al fronte. Tutto ci chiedevano: tutto lo scibile. C’era da impazzire.

E fu così che un giorno, sollevando la testa dai libri della biblioteca, io gli proposi di prendere insieme una boccata d’aria: eravamo come ubriachi per il troppo studiare, ed era un giorno così bello, sfolgorante di luce viva, nel pieno sole estivo. Lui si preparava per la maturità, io l’avevo già superata da tempo e studiavo per l’abilitazione e i concorsi.

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Mauro Baldrati, “La città nera”

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Mauro Baldrati
La città nera
PerdisaPop 2010
Euro 18,50

Una storia ambientata nel futuro. Una storia che sa di presente. O meglio, di ombre inquietanti che si allungano come bave di ragno dalla nostra epoca.
Siamo a Roma, nel 2106, in un mondo devastato da guerre e inquinamento. La Capitale è ormai il centro spettrale di una Repubblica Sociale del Centro-Sud in cui la civiltà è un pallido ricordo. Retta da un dittatoriale Sindaco e governata con la violenza dalla Guardia Pretoriana, è un covo di intrighi e assassinii, al centro di loschi traffici internazionali. Non restano praticamente più tracce della sua antica civiltà o della sua storia recente. Continua a leggere

Il Capitano Mario (I)

di
Maria Frasson

Il memoriale è un genere letterario che esprime, nella sua (autentica o simulata) immediatezza, il carattere sociale della letteratura, nella sua genesi, nella destinazione, nel consumo. Nasce spesso da esigenze “spontanee”: un bilancio esistenziale, un bisogno di evocazione, il desiderio che il passato torni a essere per un istante presente, il bisogno di giustificazione o di dissimulazione, una ricapitolazione personale e collettiva, un contributo al senso di identità di una famiglia e di una comunità, la trasmissione di conoscenze e valori tra generazioni, e mille circostanze diverse. Ha per scopo principalmente la comunicazione tra il tempo passato del ricordo, il tempo presente della narrazione, e il tempo futuro di chi leggerà la pagina. Ha per funzione l’insegnare, l’ammonire, il tramandare: in breve, operare in qualche modo sulla coesione della comunità a cui principalmente si rivolge.

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Almuerzo con Predrag Matvejević, il Signor Mediterraneo

Articolo di Saul Stucchi

Tratto da www.alibionline.it

“Torno nel vespaio”, dice, “ma non ho paura”. Il vespaio è la ex Jugoslavia, patria di Predrag Matvejević, nato a Mostar nel 1932 da padre russo di Odessa e da madre croata.
Da qualche tempo è tornato a vivere a Zagabria e non teme per la sua incolumità perché è convinto che la situazione sia cambiata e che i “talebani cristiani” non possano più permettersi di zittire con la minaccia del carcere chi come lui esercita ancora il diritto di critica. Se n’era andato nel 1991 dopo gli spari contro la cassetta della posta: una minaccia dal significato inequivocabile. “Non si può lottare con la penna contro le pallottole” ha ammesso durante la colazione con l’autore tenutasi a Verbania in occasione del Festival LetterAltura, al termine della quale ci sediamo in un bar del lungolago. Continua a leggere

Marino Magliani, Elio Lanteri: un dibattito al Gabinetto Vieusseux

Testo introduttivo e filmati di Giovanni Agnoloni
Foto di Mauro Baldrati

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Il 29 aprile, al Gabinetto Vieusseux, presso Palazzo Strozzi (Firenze), si è tenuto un incontro sul tema “Viaggio tra il paesaggio e la memoria”, incentrato sui due romanzi “La tana degli Alberibelli” di Marino Magliani (ed. Longanesi) e “La ballata della piccola piazza” di Elio Lanteri (ed. Transeuropa). Continua a leggere

Oralità, scrittura, storia – La poesia di Lello VOCE


(Silvio Merlino, Vulcano che dorme, 1985)

Io sono soprattutto un poeta. Tale mi considero, anche se mi è capitato e mi capita di scrivere romanzi, o di collaborare a quotidiani. Questo probabilmente deriva dalla ’fisicità’ della poesia, dal fatto che metto in gioco il mio corpo e la mia voce. Da anni ormai pratico uno strano tipo di poesia ad alta voce che forse si potrebbe definire Spoken Words, o Hip Hop Poetry, o Performance Poetry. Continua a leggere