“Le monetine del Raphaël”, di Franz Krauspenhaar

Recensione di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli.it

Le monetine del Raphaël di Franz Krauspenhaar (Gaffi Editore in Roma) è un libro speciale. Il romanzo di una vita, quella di Fabio Bucchi, pittore tormentato e giunto al successo per vie tortuose, trainato da un talento fuori del comune ma anche da pelose aderenze col sistema di potere orbitante attorno a Bettino Craxi, il “Capo”, di cui viene evocata la caduta politica e giudiziaria e l’inizio dell’esilio volontario, nel 1993.

Fabio Bucchi è un uomo giunto al capolinea, in fondo da molto prima che una malattia lo condannasse senza appello. È un artista viscerale, che ad ogni rabbiosa pennellata, così come ad ogni animalesco amplesso (con donne in fondo mai veramente amate, tranne forse l’ultima, Angela, che lo assiste fino alla fine, e un’altra, evocata in qualche momento della storia e però perduta), grida contro il vuoto da cui si sente accerchiato, minacciato e, in fondo, sedotto.

La sua esistenza rievocata e compressa come nel tourbillon che dicono accompagni gli ultimi momenti, diventa pretesto e insieme contrappunto di un quadro storico-sociale che abbraccia un’Italia divelta, sventrata, dalle bombe nere degli anni ’70 e ’80 al ritorno di fiamma del benessere, frammisto alla corruzione dell’era craxiana e del suo corollario berlusconiano. Continua a leggere

Piccoli massacri

da qui

In fondo è semplice: carichi con colpi sufficienti, ne ammazzi fino a venti, venticinque, ce n’è abbastanza per una trentina di feriti, e magari un colpo anche per te, per evitare di soffrire troppo, il linciaggio, la galera, la pena capitale per cui devi aspettare con angoscia, nel braccio della morte. Provi una certa eccitazione nel vedere le facce disperate, impotenti, in un momento si dissolve ogni complesso, per pochi minuti il dio sei tu, il fato, la parca che recide il filo, il destino di una vita coincide con il tuo desiderio di rivalsa, di fuga dai binari insopportabili di una storia a senso unico, un copione che non hai mai il potere di cambiare. Prima di morire avrai il tempo di chiederti se tu massacri loro o siano stati loro a massacrare te.