MARIA DE FILIPPI


Emanuele Kraushaar, Maria De Filippi, Alet 2011

da domani in tutte le librerie

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A me tutti quelli che vanno al programma Uomini e donne fanno schifo. E dato che non ho alcuna considerazione neppure di me, ci vado pure io al programma.
Ma io voglio fare colpo su qualcuna della redazione, perché quelle durano per sempre, mica sono come le troniste che vanno e vengono e poi nessuno se le ricorda, o magari gli scrivono troie su youtube. Io penso in grande, se ci scappa ci provo pure con Maria De Filippi.
Quando mi siedo di fronte alle ragazze della redazione, punto subito quella più brutta.
Non che sia poi da buttare via, penso.
Alla pausa pranzo la avvicino, ma quella non mi fila per niente.
Allora mi scappa una bestemmia. E la dico pure forte.
Così arriva un tipo che mi dice che è meglio che mi allontano.
Io gli punto il dito contro, ma poi torno sui miei passi, perché anche se sembro un armadio e faccio palestra da anni, ho sempre una fottuta paura di fare a botte.
Così, mentre sotto la pioggia imbocco la Tuscolana e Cinecittà diventa un puntino lontano, ripenso a quello che mi picchiò quando stavo al mare a Ladispoli.
Ci avevo provato con la sorella, per questo mi ruppe il polso e ancora adesso quando piove mi sento picchiare sull’osso.

I soldi

 

di Emanuele Kraushaar
A me i soldi fanno schifo, infatti quando ho qualche soldo tra le mani, lo faccio sparire.  Se si tratta di banconote, le straccio. Se sono monete, me ne invento qualcuna. Tengo con me solo i soldi che mi servono per vivere. Tutto il resto lo anniento, perché proprio non sopporto la sola idea di accumulare denaro. Continua a leggere

Bambini paglia sole

di Emanuele Kraushaar

Le cose stanno così: non sono mai stato bambino.
E quegli esseri piccoli e piagnucolosi mi terrorizzano. Per mia fortuna lavoro da casa e i posti che frequento non prevedono la presenza di bambini: cinema d’essai e discoteche.
L’unico rischio è Villa Pamphili. La parte dove vado è abbastanza sicura, perché è quella di chi, come me, va a correre. Ma ogni tanto sbuca dal nulla qualche mamma col passeggino.
L’altro giorno ho deciso di sfidare la paura. Mi sono fermato e messo a guardare uno dei passeggini. Non c’era nessuno dentro, ma un mucchietto di paglia che il sole accecante avrebbe potuto accendere. Ho alzato gli occhi verso la madre. Aveva paglia al posto dei capelli e un sorriso senza bocca.
Per la prima volta, dopo tanto tempo, mi è venuta in mente mia madre. Anche lei era così e anche la mia infanzia infatti è bruciata come paglia al sole.

La mattina dopo

di Emanuele Kraushaar

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È stata la mattina dopo aver visto quel documentario del National Geographic sulle lotte omicide tra gli scorpioni che, dopo molto tempo, sono andato più sereno al lavoro.
“Nessuno dei miei colleghi” ho pensato, infilando il viale che porta alla clinica “ha quei terribili pungiglioni velenosi”.

Un gatto bianco pulitissimo

di Emanuele Kraushaar

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“È una questione di principio” ripeteva sempre.
E sempre la moglie annuiva con lo sguardo o con la testa.
Era spettinata la moglie e poco curata nei vestiti. Teneva in braccio il suo gatto bianco, che era sempre pulitissimo.

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