“Occorre un rogo del vaniloquio”: riscopriamo con i versi sublimi di Luzi quella bellezza sempre semplice” di Marco LODOLI

Mario Luzi sperò ardentemente che gli venisse assegnato il Premio Nobel per la letteratura: anche troppo sperò, in modo forse poco elegante, e se ne ebbe a male quando l’ambito alloro scese sulla fronte di Dario Fo. Mario Luzi è stato un poeta sublime, degno di stare accanto a Ungaretti, Saba e Montale, tanto per ricordare la triade dei massimi poeti del Novecento; vi voglio solo ricordare i bellissimi titoli di alcune sue raccolte di versi: “Su fondamenti invisibli”, “Per il battesimo dei nostri frammenti”, “Frasi e incisi di un canto salutare”: già queste poche parole fanno capire quale universo misterioso la poesia di Luzi arriva a toccare e a benedire.Nel passaggio nel nuovo millennio, Mario Luzi scrisse la poesia che ora vi voglio far leggere. Era già vecchio, stanco, la sua ispirazione era molto più flebile, e dunque questa poesia non è particolarmente significativa da un punto di vista letterario. Non ci sono immagini memorabili, non c’è la musica profonda e universale che esce quasi sempre dai versi di Luzi. Continua a leggere

“L’occupazione dei monumenti da parte degli studenti è un’iniziativa poetica e politica” di Marco Lodoli

C’è una precisa volontà simbolica nell’occupazione da parte degli universitari dei luoghi più celebri delle nostre città, la Mole Antonelliana, la Torre di Pisa, il Colosseo, il Maxxi, la cupola del Brunelleschi a Firenze. Questi ragazzi sembrano dire: siamo qui, in mezzo alla bellezza, siamo giovani e belli anche noi, non siamo invisibili, non siamo solo percentuali sulle tabelle, numeri astratti, trasparenti, non siamo un nulla angoscioso, un vuoto da riempire di chiacchiere adulte, fumo che copre, che cancella.
Noi esistiamo e siamo come le nostre opere d’arte, la nostra giovinezza e la nostra forza sono monumentali, nessun telegiornale, nessuna indifferenza potrà più dimenticarci.  Continua a leggere

“Il 70% degli italiani fatica a leggere e scrivere” di Marco Lodoli

Lo so: a fare la Cassandra non si raccolgono troppe simpatie. A dire: io vi avevo annunciato la disfatta tanto tempo fa non si diventa certo popolari, e del resto chi anticipa il peggio spera ardentemente di sbagliarsi. Però i dati che ha fornito in questi giorni il professor Tullio De Mauro io me li sentivo in corpo da anni, li percepivo insegnando nella mia scuoletta di periferia e girando nel raggio breve delle mie scorribande metropolitane, e tante volte ho scritto attenzione, il paese sta retrocedendo in un’ignoranza pericolosa, in una inconsapevolezza culturale che mette paura. Intuivo, sospettavo, paventavo, ma i numeri che De Mauro ha snocciolato sono decisamente più cupi di ogni più nera previsione. In breve: il 70% degli italiani fatica a leggere e scrivere. Continua a leggere