Gli imprenditori invocano misure per l’occupazione. Intanto portano le loro fabbriche all’estero – di Mauro BALDRATI

DA TISCALI

Contro la disoccupazione giovanile fatti, e non parole! invocano gli imprenditori. Intanto chiudono le fabbriche in Italia e le portano all’estero.

E’ opinione diffusa che uno dei problemi più urgenti, e più drammatici, del nostro paese sia rappresentato dalla disoccupazione. Ogni anno, ogni mese si bruciano posti di lavoro. In particolare la disoccupazione giovanile è una piaga che appare senza soluzione, nonostante i proclami e gli appelli che provengono da ogni parte, politica, imprenditoriale e sindacale. I giovani sembrano addirittura avere perso la prospettiva di un impiego. Chi ha figli che si affacciano al mondo del lavoro, o che stanno per farlo, conosce il loro senso di rassegnazione, che chiude lo stomaco e fa stringere il cuore. Continua a leggere

Nessuna fiducia: viviamo nella diffidenza assoluta, riparati dietro rifiuti preventivi – di Marco LODOLI

Osservo il mio vicino di casa che inchiavarda la porta con decine di mandate: prima sopra, poi sotto, poi ancora più sopra, e infine con un pulsante aziona l’allarme. Deve andare alle poste e poi al supermercato, starà fuori un paio d’ore, quindi è meglio che protegga la casa, i soldi, l’oro e qualunque cosa preziosa sia celata in fondo ai cassetti. “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”, mi dice con un sorriso amaro. Sotto casa, alle undici di mattina, un tipo lega il suo motorino scassato a un palo della luce con un catenone incredibile. Una signora gli si avvicina per domandargli un’informazione e il tipo, sempre alle prese con i suoi lucchetti d’acciaio, scuote la testa: “Non lo so, non so niente, arrivederci” dice liquidando in fretta la sconosciuta. Prendo anch’io la mia Vespa e parto per il lavoro: mi colpisce vedere lungo la Salaria una coppia di ragazzi che fanno l’autostop, lei ha in mano un cartello con la scritta Firenze, lui guarda le macchine e i camion passare veloci. Nessuno si fermerà, temo, non è più tempo di fiducia nel prossimo, di curiosità aperte: in ogni autostoppista può celarsi un serial killer. Continua a leggere

Ancora pesanti prezzi da pagare per invalidi e pensionati – di Mauro BALDRATI

DA TISCALI

Siamo in un periodo di alta fibrillazione politica. Soprattutto televisiva. Non è una novità, in Italia la politica è ormai quasi totalmente televisiva. Vediamo gli esponenti dei vari partiti in diversi programmi, anche nella stessa giornata, impegnati a ripetere le parole di sempre: “gli interessi del paese”, “gli italiani non sono stupidi”, “noi non siamo interessati alle poltrone ma…”. Lo stesso Beppe Grillo, che durante la campagna elettorale ha rifiutato ogni apparizione televisiva sotto forma di interviste, talk show ecc. ha avuto uno spazio enorme. E’ un dato interessante: la televisione continua a occuparsi di un fenomeno che ha tra le sue componenti proprio il rifiuto della stessa.

Lo spettatore che appartiene alla cosiddetta “gente comune” (un altro degli archetipi abusati dai tele-politici) assiste con una sorta di stupore, di smarrimento, di inquietudine, a questo rombo, come un’eco che si rifrange su pareti lontane, inaccessibili. I suoi problemi, le sue difficoltà, sembrano argomenti ignoti alla folla di parlamentari che discutono soprattutto di se stessi, delle loro alleanze, di quanto sono disposti a dare e a ricevere: si farà un accordo col Movimento Cinque Stelle. Sì, no, forse. Si farà un governo delle larghe intese, lo vuole Napolitano. Sì, no, forse. Si tornerà a votare molto presto. Sì, no, forse. La sinistra deve capire. La destra deve capire. Beppe Grillo deve capire. Monti ha fallito. Sì, no, forse. Continua a leggere

Gli studenti in corteo hanno il diritto di continuare a credere nella lotta – di Mauro BALDRATI

DA TISCALI                               

Alla manifestazione del 14 novembre, a Bologna, il corteo “grande”, cioè degli adulti, dei lavoratori, dei disoccupati, dei precari, a un certo punto si è unito a quello degli studenti, che proveniva da un’altra piazza. Lo spazio era poco, insufficiente a contenere tutte le persone, causa la non disponibilità di Piazza Maggiore, già impegnata per una esposizione di aziende di cioccolato (Cioccoshow). Per cui il corteo degli studenti era fermo a un incrocio, in attesa di inserirsi nel nostro, per confluire nella piccola, inadeguata Piazza Malpighi, dove abitava Giacomo Leopardi durante uno dei suoi soggiorni bolognesi. Continua a leggere

L’era glaciale dei politici televisivi – di Mauro Baldrati

DA TISCALI NOTIZIE

Da anni ormai la politica si è spostata in televisione. I comizi, che un tempo sancivano il rapporto diretto con gli elettori, sono stati sostituiti dalle frequenti interviste, dai dibattiti, dalle comparsate nei programmi di cosiddetto approfondimento. Oggi un politico per avere successo deve essere in primis telegenico. Del resto tendono a vestirsi con gli stessi colori, gli stessi abiti, quelli che rendono bene in video. Certi film, soprattutto hollywoodiani, che fornivano dei grotteschi “backstage” di politici unicamente proiettati verso l’immagine televisiva, sono diventati realtà. Anzi, come spesso accade, la realtà supera la fantasia. Sulla televisione si costruiscono fortune, consensi. In televisione si parla alla “pancia” degli elettori. E allora avanti con demagogia e populismo a volontà. Avanti con programmi politici generalisti, che accontentano tutti senza scontentare nessuno. Sono addestratissimi a guardare in video, sembrano volonterosi, onesti, brillanti, determinati, accattivanti, amichevoli, esibiscono il piglio dello statista e al tempo stesso del vicino di casa. Se è necessario fanno anche “i simpatici”, tanto per non sembrare dei tipi sussiegosi che potrebbero irritare i moderatissimi telespettatori. Ricordo Di Pietro e Schifani, nemici giurati in politica, al Bagaglinio che si spiaccicavano delle torte in faccia, tra risate e pacche sulle spalle. Il tutto in piena era berlusconiana. Continua a leggere

Da tempo osservo cosa accade in Italia e mi chiedo: per conto di chi governa Mario Monti? di Massimo Ragnedda

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Nel nome della spending review il governo Monti si accinge a tagliare altri 7400 posti letto. Quello che rimane del sistema sanitario nazionale viene smantellato, giorno dopo giorno, dal governo reazionaio e ultraliberista di Mario Monti, grazie alla complicità dei tre partiti di maggioranza: PD-UDC-PDL (poi uno si chiede il perché del successo del Movimente Cinque Stelle: chissà perché?). Continua a leggere

Perché a pagare per i ritardi e i disservizi sono sempre e solo i pendolari? di Mauro Baldrati

DA TISCALI:

 

Non si è mai spenta l’eco delle proteste per lo stato pietoso in cui versano i trasporti ferroviari dei pendolari: treni malandati, vecchi, lenti, strapieni, che accumulano ritardi causando disagi e anche danni economici a chi deve raggiungere il posto di lavoro. La rabbia aumenta quando si è costretti a prendere atto che tutte le risorse vengono destinate alle linee ad alta velocità, con le frecce rosse, gialle, bianche con le carrozze semivuote, soprattutto quelle di prima classe. Si sfidano le proteste delle popolazioni locali, si inviano le forze dell’ordine in assetto di guerra per contrastare le manifestazioni contro la TAV, senza mai mettere in discussione l’impiego di denaro pubblico, senza mai rendere conto dei conflitti di interessi di chi entra in politica e ha alle spalle un’azienda, un business in qualche modo collegato con un’opera pubblica. Intanto le linee locali sono abbandonate a se stesse, non si investe per la manutenzione, si sopprimono addirittura i treni. E chi se ne frega dei poveri cristi che devono andare a lavorare. Continua a leggere

Monti svende l’Italia per tutelere gli interessi delle banche d’affari e delle multinazionali di Massimo Ragnedda

 
L’avevamo detto sin da subito: Monti tutelerà gli interessi di chi l’ha voluto al governo di uno stato, ovvero le banche d’affari e le multinazionali. È un dato di fatto ed è inutile prenderci in giro o far finta di non vedere. Monti è l’uomo delle banche, membro della Trilaterale, del gruppo Bildeberg, proviene dalla Goldman Sachs, presidente di Università privata che sforna manager per multinazionali, il figlio lavora alla Morgan & Stanley con la quale lo stato italiano lo scorso 3 Gennaio ha negoziato la chiusura di un contratto di strumenti finanziari derivati pari a 2.567 milioni di euro, più o meno i soldi risparmiati, per il 2012 dalla riforma delle pensioni. Continua a leggere

La rinuncia al “diritto di voto”: un’altra delle conseguenze dell’attuale crisi globale di Giovanni Acquati

DA  TISCALI
 
E’ un po’ che non scrivo, più di un mese. Nel frattempo purtroppo nulla è cambiato, si conferma la quotidiana deriva di questo sistema finanziarizzato e insostenibile, costruito sulle tassazioni generalizzate, sull’intoccabilità delle rendite finanziarie e senza progetti di crescita. perseguito con ignobile determinazione dal nostro governo: è inutile continuare a ripeterlo, tutti lo percepiscono ormai sulla propria pelle. E’ dunque più importante lavorare per cercare nuove strade o vie d’uscita. Ma i risultati di queste elezioni con un’ulteriore drastica diminuzione del numero dei votanti, mi fanno nascere spontanea una domanda: perchè nei paesi “così detti” a democrazia avanzata, e non solo in Italia, che fanno del voto popolare uno dei fondamenti del proprio sistema, i cittadini rinunciano a questo diritto? Cosa li spinge a questa scelta? Beh scatenatevi lettori, sicuramente ciascuno ha la sua da dire al riguardo. Continua a leggere

“Chi ammira si solleva dal proprio egoismo, dalla propria piccolezza: ecco perché apprezzo Emanuele Trevi” di Marco LODOLI

Parlare male degli altri è la cosa più facile del mondo e forse è anche una delle attività dalle quali gli esseri umani traggono maggiori soddisfazioni. Qualcosa di imprecisato ribolle nell’animo, una rabbia, una scontentezza, e come da una pentola a pressione escono sbuffi di maldicenze, calunnie, battutine feroci. Abbiamo un bisogno assoluto e animalesco di deprimere il prossimo, di bastonarlo con la clava dell’insulto o di trapassarlo con il fioretto dell’insinuazione malevola. In questa smania di ferire, gli italiani non sono secondi a nessuno. Continua a leggere

La brutta situazione dei Paesi a moneta Non Sovrana, di Giovanni Acquati

C’è una cosa che sta particolarmente catalizzando la mia attenzione e che può aiutare a capire lo stato della nostra situazione sociale e il modello economico che stiamo perseguendo: la moneta, ovvero l’Euro. Che moneta è? Chi la emette? Chi decide la sua gestione? La moneta, ricordiamocelo, è la massima espressione della sovranità di uno Stato, ma l’Europa non è uno Stato, è un insieme di Stati. E allora l’Euro di chi è? Quando lo Stato ne ha bisogno che fa? Continua a leggere

“Michael Higgins, con il nuovo presidente in Irlanda la poesia sale al potere: Pd guarda e impara” di Marco LODOLI

E così gli irlandesi hanno votato per il loro nuovo presidente: e hanno scelto Michael Higgins, un poeta! Sembra incredibile, soprattutto perché gli altri candidati avevano curriculum seducenti, uno era una star televisiva, un altro era un ex-combattente dell’Ira, il terzo un militante del movimento gay, tutta gente che per un verso o per l’altro poteva raccogliere i voti necessari. E invece, a sopresa, ha vinto un poeta di settant’anni, decisamente un outsider, un settantenne che qui in Italia sarebbe stato deriso, ignorato, accantonato. Continua a leggere

Intervista a Mario CAPANNA – di Michael Pontrelli

Per Mario Capanna, uno dei principali leader del movimento giovanile del Sessantotto “è evidente che siamo di fronte ad un mondo sbagliato” in cui “la politica è stata relegata ad un ruolo servile nei confronti del potere economico e finanziario”. I giovani Indignati “hanno capito che se non cambiano questo stato di cose sono destinati a un futuro di disoccupazione e precarietà”. Secondo Capanna “un nuovo modello economico più giusto del capitalismo esiste già: produzione e commercio equo solidali basati su un sistema di microcredito” in cui “il principio del profitto viene sostituito da quello del giusto guadagno”.

Gli Indignati sono ormai diventati un fenomeno globale, possiamo parlare di un nuovo ’68 ?

“No, perché la storia non si ripete. Però è certo che se questo movimento regge nel tempo e non si dissolve rapidamente, come capitato ad altri movimenti negli anni scorsi, può essere una pagina importante di cambiamento”. Continua a leggere

Quanto male ha fatto a una generazione (o anche due o tre) il consumismo? La risposta dalle violenze di Londra – di Marco LODOLI

A volte la cronaca funziona come grande semplificatrice: prima si parla, si obietta, si critica, si dibatte, ci si intorcina in teorie che sulla carta dei giornali sembrano tutte buone, poi per fortuna un evento, proprio come la spada di Alessandro, taglia di netto l’intricatissimo nodo verbale. Così, per qualsiasi discussione su adolescenza e consumismo, sottocultura e desideri indotti, ignoranza violenta e accecamento da vetrine, dobbiamo gioco forza ripartire dalle sommosse e dai saccheggi londinesi. Quella è la prova provata di quanto male abbia fatto a una generazione o forse anche a due o tre l’ipnosi pubblicitaria, il veleno inoculato dalla brama attraverso lo scintillio delle merci. Continua a leggere

Nessuno ricorda cos’era il sentimento dell’arte, tutti ormai “sanno scrivere libri” di Marco Lodoli

Era inevitabile che tutto cambiasse anche nel mondo della letteratura, ma ugualmente non mi sono ancora abituato a come oggi vengono presentati scrittori e libri. Il marketing editoriale ha capito che è inutile mettere i libri sui banconi e aspettare che la gente, incuriosita da una recensione, attirata dal parere di un critico o di un amico fidato, si avvicini alla pila, sfogli un volume, leggiucchi qua e là e poi, forse, paghi due monete per entrare in quello spazio magico. La letteratura era un universo a parte: di qua c’era l’utilitarismo, il denaro, l’ingiustizia, la fama e il nulla, la vita così com’è; di là c’erano le parole degli scrittori, i versi dei poeti, acqua che cade lentamente da un cielo misterioso, che impregna piano piano il campo della sensibilità, che fa crescere roba buona per nutrirsi e fiori profumati. Continua a leggere

“Addio al mito della profondità, oggi tutto è superficiale” di Marco LODOLI

Leggevo in spiaggia l’ultimo articolo di Alessandro Baricco, un funerale senza nostalgia per sua Eminenza la Profondità: prima la gente pensava che il bene, il senso, la verità fossero sepolti molto in fondo, in una stanza segreta, in un luogo sacro e quasi irraggiungibile. Bisognava accostarsi con attenzione, scavare con cura per anni e anni, leggere libri importanti, ascoltare i grandi saggi, fare esperienze pure e selettive per calarsi laggiù, sotto la crosta delle apparenze. Nulla si dà facilmente, nessun tesoro ci aspetta sullo zerbino di casa o sul davanzale della cucina: il bene è il risultato di una fatica. Bisogna trivellare per trovare il petrolio! Questo pensavano i ragazzi di un tempo, i giovani poeti del Romanticismo, gli eroi rivoluzionari, i mistici, i matematici, i giusti. Il mondo è solo illusione, un teatrino d’ombre proiettate sull’intonaco, la menzogna della caverna platonica, e la soluzione di tutto quanto sta in fondo, come una moneta d’oro in un pozzo. Continua a leggere