Tutti pazzi per il poetry slam. A Trieste il lancio della L.I.P.S.

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di Max Ponte

Il poetry slam italiano è finalmente unito. Quell’insieme di gare poetiche sparse sul territorio apparterranno finalmente ad un campionato nazionale. Un risultato importante non solo per questa pratica poetica ma un segno, un segno di unità nella frammentazione culturale italiana. Fino ad un anno fa quando una timida proposta o ri/proposta di federazione è partita da questo blog la cosa pareva quasi impossibile. Invece è stato un crescendo inarrestabile. Il lavoro di coordinamento e mappatura che ho iniziato con Christian Sinicco e Dome Bulfaro  si è allargato ad un’ampia platea di poeti e slammers italiani sotto la supervisione di Lello Voce (il padre dello slam italiano), con il contributo di Sergio Garau e coinvolgendo tutti i protagonisti dello slam italiano, come lo studioso Marco Borroni che coordina la scena lombarda. Saranno una sessantina da tutta Italia i poeti coinvolti nella fondazione della L.I.P.S., la Lega Italiana di Poetry Slam. Il merito quindi è tutto della comunità, del movimento del poetry slam italiano. L’appuntamento, Continua a leggere

“In una città atta agli eroi e ai suicidi”, di Giampiero Mughini

Recensione di Alberto Pezzini

Giampiero Mughini ha scritto una frase destinata a restare dentro la testa di tutti coloro che vivono dentro la letteratura:se uno che scrive non si caccia nei guai, che razza di scrittore è? L’ha scritta intorno ad un uomo che – per la malattia della scrittura – ha vissuto ad intermittenza. Lui è Italo Svevo, ed è il protagonista di In una città atta agli eroi e ai suicidi (Bompiani, pagg. 160, euro 15,00), una vita da eroe scritta da Giampiero Mughini, con la lente del bibliofilo impenitente dotato però di un orecchio superiore. A dire il vero sembra quasi che tra i due ci sia stato un transfert. Mughini scrive quasi con lo stesso imprinting di Svevo (!), nel senso che adopera una lingua sbrigliata, senza paura di farla crepitare in libertà. Continua a leggere

Strambo confronto fra Drago Jančar e il primo Boris Pahor

di Sergio Sozi
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La Slovenia non confina con l’Italia, con noi, proprio quanto il mare non bagna Napoli.
La Seconda Guerra Mondiale invece ci ha invasi entrambi, anche se spesso in maniera diametralmente opposta, anche a giudicare dalla sensibilità degli scrittori sloveni che ne hanno trattato: una maniera che esala in primis dalle scelte linguistiche e dall’età dei due autori di cui parliamo (Drago Jančar, nato a Maribor nel 1948, e Boris Pahor, Trieste 1913) e parallelamente dal punto di vista cronologico in cui l’ultima guerra viene da costoro inquadrata o adombrata (Jančar la adombra, Pahor la vede postea): se Aurora boreale (Bompiani 2008) di Drago Jančar sta pressoché tutto nel 1938, La villa sul lago di Boris Pahor (scritto nel 1952, tradotto da Nicolodi solo nel 2002) si sviluppa entro tre giorni di un aprile del 1948. Continua a leggere