mare che ride

di Antonio Sparzani

Dev’essere quando viene su un bel vento gagliardo e le onde formano quelle creste bianche spumose, che si immagina un dilagante sorriso, tanto che la letteratura ne è così variamente costellata. Prendete ad esempio una delle più intense tragedie di Eschilo, Il prometeo legato, nel quale si narra con grande forza drammatica la pena che Prometeo deve subire per aver regalato il fuoco all’umanità: l’essere legato ad una rupe della lontana Scizia con un’aquila che gli rode il fegato ogni giorno. L’entrata in scena di Prometeo, dopo che è stato assicurato alla roccia da Efesto, che esegue gli ordini di suo padre Zeus, comincia così:

ὦ δῖος αἰθὴρ καὶ ταχύπτεροι πνοαί,
ποταμῶν τε πηγαί, ποντίων τε κυμάτων
ἀνήριθμον γέλασμα, παμμῆτόρ τε γῆ,
καὶ τὸν πανόπτην κύκλον ἡλίου καλῶ.
ἴδεσθέ μ᾽ οἷα πρὸς θεῶν πάσχω θεός.

Ovvero:
O volta del cielo splendente e venti dalle rapide ali, sorgenti dei fiumi, sorriso infinito di onde marine – e terra, che d’ogni cosa sei madre e sole, occhio onniveggente io vi supplico, guardate quali dolori soffro per opera degli dèi, io, che pure sono un dio. [vv. 88-92]. Continua a leggere

« . . . tutte seppelliscono i loro morti . . . »

di Antonio Sparzani

Dresda distrutta

Dresda distrutta

Dal dì che nozze e tribunali ed are
dier alle umane belve esser pietose
di sé stesse e d’altrui, toglieano i vivi
all’etere maligno ed alle fere
i miserandi avanzi che Natura
con veci eterne e sensi altri destina.

(Ugo Foscolo, I Sepolcri, vv. 91-96)

Comincerò col dire che questa cosa degli scoop giornalistici su notizie supposte clamorose, e spesso invece insignificanti, o comunque da dimenticare, mi sembra un segno ― tra gli altri ― di notevole degrado. Mi riferisco in questo caso alla notizia data con grande risalto dal direttore di Repubblica in persona, dell’avvenuta sepoltura di Erich Priebke in luogo mantenuto rigorosamente segreto.
Tutti ricorderanno che questo solerte capitano, nel 1944 trentunenne, delle SS tedesche eseguì con germanica solerzia e inesausto rigore gli ordini ricevuti di uccidere dieci civili italiani per ogni militare tedesco ucciso, totale 330 persone, alle Fosse Ardeatine.
Una volta sgombrato il campo dai tentativi giustificazionisti in nome dell’obbedienza agli ordini ricevuti e del regime di guerra allora vigente (la tesi della difesa, sostenuta dal solito ineffabile avvocato Taormina), tentativi a mio parere del tutto privi di qualsiasi umano fondamento, e una volta quindi chiarito ― senza se e senza ma ― che giusta e sacrosanta fu la condanna all’ergastolo definitivamente confermata dalla Corte di Cassazione il 17 novembre 1998, trasformata poi in arresti domiciliari per l’età avanzata del soggetto, allora ottantacinquenne, Continua a leggere