La Mia gioia

Sei niente senza Me, dice il Cristo alla Bossis, che confidava di sentirsi, a volte, arida. E aggiunge: vi lascio così, a intervalli, perché siate consapevoli della vostra piccolezza e vi rivolgiate a Me con fiducia e umiltà. È questa la Mia gioia. 

Vuole

Gesù vuole agire attraverso di noi: mangiare, dormire, amare, come quando è passato sulla terra. Perché accada, è necessaria l’umiltà: pensare che è Lui che scrive quella cosa, che avvia quel discorso, che mette quella mano sulla spalla. Lui è in noi: è il centro, è accanto, è dappertutto. Vuole che lo lasciamo vivere. 

Incontro

Gesù dice a Gabrielle di mettersi davanti al Suo volto, di aprire l’anima e stenderla come un tessuto spiegato, ricordando i suoi peccati, senza dir nulla. Quest’atto di umiltà diventa comunione, rivela che tutto è motivo di unità. Anche gli scarti ci avvicinano a Lui, diventano amore di riparazione, contrizione del cuore. Tutto conduce all’amore che ci viene incontro. 

Un sorso d’eterno

Gesù è umiltà, dolcezza e misericordia. Lo ricorda a Gabrielle, in partenza da Lourdes. Lei teme di perderla, tornando a casa, ma Lui le raccomanda di pesare quelle tre parole, di accorgersi che la cura dello Sposo non viene mai meno. Lui e lei: la formula per fare di ogni attimo un sorso d’eterno. 

Com’è fatto

Gesù potrebbe guarirci in un istante: c’è qualcosa che non ha in potere? Eppure vuole che facciamo un cammino, con umiltà e lentezza, come quando ha scalato il Calvario. E in tutto questo, chiedergli aiuto, sempre, perché ciò lo onora. Prima o poi capiremo com’è fatto. 

Scomodità

Nella Lettera ai Filippesi, si esorta a considerare gli altri superiori a sé stessi. Si può restare perplessi, ma il Cristo dice la stessa cosa alla Bossis: “Esercitati nel rivolgerti al prossimo nell’atteggiamento di un inferiore”. La verità sarà anche scomoda, ma sintonizza con Dio.