Scomodità

Nella Lettera ai Filippesi, si esorta a considerare gli altri superiori a sé stessi. Si può restare perplessi, ma il Cristo dice la stessa cosa alla Bossis: “Esercitati nel rivolgerti al prossimo nell’atteggiamento di un inferiore”. La verità sarà anche scomoda, ma sintonizza con Dio.

La grazia

Riprodurre Gesù, portarlo nel mondo: è questa la nostra missione, avviata nel battesimo, e proseguita negli altri sacramenti. Non è un caso che questi siano svalutati. Per credere che la grazia ci viene trasmessa soprattutto attraverso di essi, ci vuole umiltà, la coscienza limpida di essere nulla. Dio ama la voce umile che lo chiama in soccorso, e non può fare a meno di rispondere.

Le nostre mani

Prestiamo a Gesù le nostre mani, il nostro corpo, la nostra intelligenza e volontà: Lui farà tutto e si renderà, così, presente in mezzo agli altri, qui, sulla terra. Potremo dire, allora, che non siamo stati noi a parlare, a fare, ma Lui: ciò è necessario per restare umili e, come dice il Cristo alla Bossis, l’umiltà è la verità.

Camminare


Gesù potrebbe farci santi in un istante, ma non lo fa. Vuole che fatichiamo con costanza, per rimanere umili. Anche Lui è salito sul Calvario, lentamente, sotto il peso infame della croce. Ed è arrivato. Bisogna camminare, con coraggio, chiedendo ad ogni passo il suo supporto.

In bilico


Siamo sospesi tra virtù e superbia perché, se la prima si trasforma in vanto, va in malora. È meglio essere impeccabili e altezzosi o scalcagnati e con i piedi in terra?
La vita è fatta di bivi come questi: aspiri al bene, ma ti tocca accertare che la cosiddetta perfezione non diventi vizio, come in Lucifero, vittima di uno splendore che lo ha portato alla rovina, in quanto causa di orgogliosa vanità.
Ciò spiega perché, dai tempi antichi, la virtù regina è l’umiltà: è l’unica a impedire di passare dalla porta posteriore del Cielo alla bocca spalancata dell’inferno.