Nel labirinto dell’esperienza. Alcune note a un libro di Linnio Accorroni

di Andrea Sartori

I. Per quale verso? Le cronache, le interviste e le letture raccolte in volume da Linnio Accorroni – 69 posizioni, Cattedrale, Ancona 2009 – vanno prese per il verso giusto: il lettore si trova qui a vivere l’esperienza dell’adulto che deve avvicinare, con delicatezza e ferma disposizione all’apertura, un cosiddetto ragazzo “difficile”, inquieto e tuttavia bisognoso d’esprimersi, ritrovatosi senza una guida di cui aver fiducia, e risucchiato nell’«oscillazione continua fra ricerca della solitudine e desiderio degli altri». L’atteggiamento giusto da assumere è quello che si coglie dalla recensione a La città dei ragazzi di Eraldo Affinati, stringente testimonianza dell’«urgenza comunicativa» di tanti giovani stranieri, che ancor oggi vivono negli spazi di una singolare «comunità-utopia-falansterio», sorta a Roma nel secondo dopoguerra per iniziativa d’un sacerdote irlandese. Guai ad anteporre, all’incontro con le pagine di Accorroni, il «furore pedagogico-didascalico» sfoggiato secondo il nostro da Roberto Cotroneo allorché ha preso congedo dalla «sulfurea verve» con cui, sotto lo pseudonimo di Mamurio Lancillotto, scriveva sul Domenicale del Sole24Ore; guai ad anteporre l’attesa scontata di un esito edificante, come in fondo accade in alcuni maldestri romanzi dedicati a tematiche scolastiche, che non fanno che ripetere gli stereotipi e i luoghi comuni di questo contesto dell’esperienza (il riferimento di Accorroni va a Scusi, prof: ho sbagliato romanzo, di Alessandro Banda). Continua a leggere