Vedere o non vedere


Vogliamo vedere: è un segno del nostro materialismo incorreggibile, o del nostro ateismo. Perché Dio non si vede. Dio nessuno l’ha mai visto, dice Giovanni nel Vangelo. Cristo era visibile, allora; ma oggi neanche Lui. Come amare qualcuno che non vedo? È la sfida della vita, la cosiddetta prova. Ed è questo l’amore che Dio chiede, che predilige più di ogni altra cosa. Se c’è una vittoria che conta, è amare e non vedere: non si vede bene che col cuore, come ha scritto qualcuno.

Se non vedo, credo


Uno dice: Dio non lo vedo. Vero, ma c’è sempre Gesù. Non vedo neanche Lui. Che bella religione, non si vede un accidente. Si vorrebbe avere un segno, dare una sbirciata, tanto per dire: ecco, c’è, chi può negarlo? l’ho toccato con mano!
E invece niente: non vediamo, non sentiamo, ci aggiriamo in una stanza vuota, fissando una parete bianca.
Ma che merito avremmo, se vedessimo? L’unica parte che spetta a noi credenti è questa: mi dici che ci sei, che mi ami, che ti occupi di me. Non ti vedo, ma credo. A dirtela tutta, mi ci sento meglio: almeno qualcosa faccio anch’io.