Tracce

Gesù è uno straniero per la maggior parte della gente, così come lo era per i discepoli di Emmaus. Ci vorrebbe qualcuno che intessesse, come allora, un racconto, mostrando che il Libro dei libri, ma anche la natura, il senso delle cose, l’armonia nascosta del cosmo, parlano di Lui. Chi si prende questo incarico? Nel mio piccolo ci provo. Avanti un altro.

Le nostre mani

Prestiamo a Gesù le nostre mani, il nostro corpo, la nostra intelligenza e volontà: Lui farà tutto e si renderà, così, presente in mezzo agli altri, qui, sulla terra. Potremo dire, allora, che non siamo stati noi a parlare, a fare, ma Lui: ciò è necessario per restare umili e, come dice il Cristo alla Bossis, l’umiltà è la verità.

Casa


Dimorare nella misericordia: è lì la nostra casa, la patria a cui davvero apparteniamo. Stare a nostro agio nell’intenso desiderio di Gesù di amare e perdonare. Non c’è pericolo di montare in superbia, di cedere a qualche tipo di arroganza: più entriamo nella verità, più ci illumina su quello che siamo.

I tratti che restano


Amiamo la verità naturalmente, perché così Dio ci ha creati. Lui è verità, e al di fuori c’è il nulla del peccato, la perversione che sfigura l’Immagine, la caricatura che perde i lineamenti del Modello. Ogni nostro atto ha un’eco in Cielo o all’inferno: tutto, di là, prende i tratti che restano per sempre.

Un’altra formula


Gesù chiede alla Bossis di trasmettere questo: “Come Me: nell’umiltà, nella verità di Dio, e nell’amore”. Che dire di più? L’avventura è far emergere l’identità reale, segregata nel carcere delle illusioni. Ma non abbiamo più bisogno di ingannarci: liberiamo la verità, tutto il resto lo avremo in sovrappiù.

Saldi di fine stagione


Espiare è una parola che non piace, soprattutto oggi, che una fede all’acqua di rose fa passare tutto e sorvola su tutto. C’è una sorta di euforia buonista che non vede più il peccato, che nega il male, nascondendolo sotto il tappeto di false sicurezze. Ma il peccato rimane, e va espiato. Se lo facciamo sulla terra, aderendo alle sofferenze di Gesù, è ancora più gradito a Dio, essendo un atto libero. In purgatorio sarà un atto necessario. Pensieri simili sembrano affondare in un medioevo morto e sepolto, e invece risplendono nel presente eterno di Dio, dove la verità se la ride delle riviste teologiche à la page.

La favola bella


Ci sono cose dell’altro mondo. Anche in senso stretto. Cose che fatichiamo a comprendere, di cui è problematico afferrare la portata, al punto da sembrare favole, illusioni. Pensiamo all’incarnazione di Cristo: a chi pare possibile che un Dio si faccia uomo? Che sia concepito per opera dello Spirito Santo? Che un Dio, dunque, si possa guardare, toccare, che si possa parlargli faccia a faccia? Eppure è vero. Ci sono due atteggiamenti possibili al riguardo: un’alzata di spalle, come fanno in tanti – salvo, primo o poi, trovarsi a fare i conti con una insospettata verità -; o un grazie iniziato la mattina e finito la sera, prima di dormire. Grazie, Gesù, perché ci hai regalato la favola più bella; e perché, come scriveva Calvino, le fiabe sono vere.

La verità


Vogliamo vedere Dio, ma la verità ci disturba. Strati di contraddizioni impediscono di lasciar fluire la forza vitale che ci abita. E, come diceva Agostino, la verità abita nell’uomo interiore. È uno strano condominio: da lei pretendiamo, ma le neghiamo ciò di cui ha diritto. Le chiediamo di pagare la manutenzione, ma ignoriamo i lavori che andrebbero avviati con urgenza. La verità è paziente, ma presenta il conto, prima o poi. Conviene versare da subito il nostro contributo.
Vogliamo vedere Dio; ma Lui si presenta se la verità non è soltanto una scomoda inquilina.

Nuovo realismo, vecchi razzismi, di Leonardo Caffo

Parliamo di razzismo: ma prendiamola larga. In un articolo di Repubblica dell’otto Agosto scorso – Maurizio Ferraris, docente di filosofia presso l’Università di Torino – proponeva un ritorno al pensiero forte in opposizione, ovviamente, a quello debole di cui si è fatto portatore il postmodernismo sostenuto ad esempio da Vattimo, sempre della stessa Università. Coinvolgendo la stampa nazionale, ed internazionale, in quello che di solito potrebbe sembrare un problema trincerato dietro le mura delle accademie, Ferraris scatena una reazione a macchia d’olio su tutti i maggiori quotidiani da parte di autorevoli filosofi e critici che, dalle barricate di Micro Mega, Il Sole 24 Ore, Corriere della Sera, ecc., rispondono a suon di tecnicismi, visioni filosofiche diverse, o solidali a quella di Ferraris. Ma perché tutto questo interesse per un dibattito filosofico sui maggiori media nazionali? Continua a leggere

Saviano e la «potenza vitale della scrittura», di Andrea Sartori

I. Un nuovo libro? In questi mesi è stato più volte rimarcato come il secondo libro di Roberto Saviano – La bellezza e l’inferno, Milano, Mondadori, 2009 – non sia un vero e proprio libro inedito, caratterizzato da una sua organicità testuale, da un’identità compatta e riconoscibile, ma una raccolta di interventi già apparsi altrove, quasi si volesse classificare come disdicevole l’operazione editoriale in sé, alla base della pubblicazione. Se tuttavia prendessimo sul serio il pensiero espresso da Saviano nell’introduzione – «Questo libro va ai miei lettori. A chi ha reso possibile che Gomorra diventasse un testo pericoloso per certi poteri che hanno bisogno di silenzio e ombra» – ci troveremmo condotti a riflettere su una responsabilità: quella consistente nel ricambiare il gesto di scrittura dell’autore con un’attività di lettura, di appropriazione, che non renda affatto La bellezza e l’inferno un prodotto neutrale ed inoffensivo, ovvero schiacciato, quanto al suo significato, su delle onnipresenti logiche di consumo. Saviano scrive, e con ottimi risultati, rendendosi refrattario all’incasellamento in un genere, ma egli sembra anche dirci che c’è modo e modo di leggere. L’autore, infatti, mette in conto di porci nel «pericolo di leggere», ovvero in un pericolo analogo a quello in cui egli incorre scrivendo. Qual è dunque una logica probabile, o un senso possibile, di un testo come questo, che mette a disposizione quanto è già passato nei media? Continua a leggere