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Vincenzo Celano, “La scomparsa di Anice Zolla”

Testo introduttivo e intervista di Marino Magliani

Vincenzo Celano, La scomparsa di Anice Zolla (Avagliano, 2019)

Solitamente i narratori che si occupano di territorio, della cura del territorio, intendo, e delle sue forme di vita, animali legati a una ruralità, domestici come gli asini e i cani, ma anche animali selvatici, lupi, fiere, producono narrazioni che in qualche modo si piazzano ben salde contro la caccia. Sotto quest’aspetto, pare che Vincenzo Celano, lucano, di Castelluccio Inferiore, autore di romanzi e racconti da tempo ben accolti dalla critica, rappresenti un’eccezione. La caccia rientra nelle sue prose, la giustifica se è ben regolata e se si muove all’interno di un recinto per nulla anarchico, con i suoi codici. In Celano troveremo ad esempio l’amore per i setter, i migliori cani da piuma (chissà se predilige un irlandese o un gordon) e per quella grande selvaggina che è la beccaccia, insomma in Celano troviamo natura e caccia, una tradizione di cura e conservazione del territorio, un rispetto, come dire, per la natura, da buon cacciatore. Forse tante volte l’armonia sta nel riuscire a prendere il buono di ogni mondo? Celano fa qualcosa di simile anche in campo letterario: egli racconta il territorio attraverso una prosa visionaria, e anche sotto quest’aspetto, rappresenta in qualche modo un’eccezione: la sua prosa visionaria riesce a mappare le sue vallate aspre e ai margini (ai margini persino del Sud) meglio di quanto non facciano romanzi studiati a tavolino per contenere un microcosmo o una regione. Continua a leggere

VINCENZO CELANO, “L’ANIMALE A SEI ZAMPE” – UN ESTRATTO

Vincenzo Celano, L’animale a sei zampe, Edigrafema, 2013, pp. 184

Cap. 1

Copertina-Lanimale-a-sei-zampeQuando fu vicina al punto più alto dell’impietrata sconnessa di Ciaracalle, la giumenta sollevò di scatto la testa e cominciò a orecchiare chiaramente in apprensione rallentando il passo. Alla fine s’impuntò e non volle andare avanti.
Il Capitano, che le era sul basto, la spronò più volte con il tallone. L’animle fece due passi e si piantò di nuovo. Fu in quel momento che una nuvola, mossa da un fiato di vento, si scostò e sotto i riflessi della luna calante i muri del camposanto emersero improvvisi dalla terra a mostrarsi come un’immensa carcassa bianca.
Le orecchie della cavalla si erano fatte più mobili. Ne mandava avanti ora una ora l’altra allargando le froge e sollevando la testa come a sincerarsi di quel che sentiva. Continua a leggere