“Non c’è ombra in South Dakota”, di Andrea B. Nardi

di Marino Magliani

Le prefazioni e le postfazioni ai libri non servono; un critico italiano diceva che i libri dovrebbero giungere al lettore senza nulla, non una dedica, non un ringraziamento, non uno strillo, intonsa persino la copertina. Alla Landolfi. A meno che l’autore, dopo Ecce Deus (Impero Romano) e Ali (moderno western sideral-teologico), non scriva il suo non-western e Enzo G. Castellari non lo legga e si chieda: ma dove ti sei nascosto in questi trascorsi decenni? In effetti, ci sono libri di autori italiani che quando li leggiamo ci aprono paesaggi di praterie e vallate provenienti da un cinema che diventa sempre più insostituibile.        

Il libro s’intitola Non c’è ombra in South Dakota (Robin Edizioni, 2017), l’autore è Andrea B. Nardi.

Un altro autore con la sua voce inconfondibile che sa raccontarmi spazi e cieli è Vincenzo Pardini. Mentre scrivo queste linee, penso proprio al suo Grande Secolo d’oro e di dolore (Il Saggiatore, 2017), che ho qui in libreria.

Forse per il gusto di capire cos’hanno in comune le due storie e non trovarne. Se in Grande secolo abbiamo un io narrante esterno, in Dakota è il protagonista stesso a raccontarci come arriva “involontariamente” a Calahorra, nella profonda prateria, e a partire da lì l’io narrante è quasi sempre presente, giusto tranne periodi come quello della Guerra Civile, di cui in effetti ha potuto solo sentire parlare.                                             Continua a leggere

Grande secolo d’oro e di dolore. Intervista a Vincenzo Pardini

Grande secolo d’oro e di dolore. Intervista a Vincenzo Pardini

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di Marino Magliani
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Prendiamo l’incipit di Grande secolo d’oro e di dolore (Il Saggiatore, 2017) di Vincenzo Pardini:
«In una stanza bianca come un sudario, il pavimento di mattoni, rossi e sgretolati, le travi che hanno resistitito ai terremoti, un giorno di febbraio del 1983 è morta Leonide Francesca Lusetti dei Longobardi, ultima discendente d’una antica casata della Media Valle del Serchio».
Il lettore è conquistato dall’onestà dell’io narrante, un discendente del casato, che nella stessa pagina ci dirà:
«Con l’aiuto della memoria e di documenti, tenterò di ricostruire una cronaca di vicende ed eventi che il tempo sta cercando di ingiallire»

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Nuove iniziative della Fondazione Tobino

Articolo di Paolo Russo

(da “La Repubblica” di Firenze del 29 ottobre 2011)

La Fondazione Tobino presenta alcuni importanti progetti. Da una parte l’apertura del museo e l’attivazione della “Fondazione virtuale” che, strumento innovativo di prima qualità, metterà in condizioni gli utenti di consultare cinquemila documenti relativi a Tobino e di viaggiare virtualmente nella sede dell’ex-manicomio anche nelle parti non ancora aperte al pubblico. Dall’altra la costituzione di uno staff di studiosi, diretti da Giulio Ferroni, che scriveranno e studieranno la storia di un angolo di terra (Viareggio-Lucca-Garfagnana) che nei vari atlanti letterari del nostro tempo, di cui tanto si parla in questo periodo, ancora non compare, pur contando su un reticolo di relazioni intense e numerose che partono da D’Annunzio, Pascoli, Carducci, fino a Garboli e Monicelli. Continua a leggere

Marino Magliani e Vincenzo Pardini finalisti al “Premio Settembrini 2011”

Da qui e qui

Marino Magliani e Vincenzo Pardini sono finalisti al Premio “Regione del Veneto – Leonilde e Arnaldo Settembrini – Mestre”, con Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo (Transeuropa), fusione di due splendidi racconti di cui il Prof. Giuseppe Panella ha a suo tempo parlato su La poesia e lo Spirito e al Gabinetto Vieusseux. Segue qui un video di una trasmissione letteraria di un canale veneto (TeleChiara), dove si fa riferimento agli Autori intorno al minuto 17:15.

Vincenzo Pardini, “Il viaggio dell’orsa”

Vincenzo Pardini, Il viaggio dell’orsa, Fandango 2011, euro 18.

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di Marino Magliani

C’è un ritorno alla bestia nella letteratura italiana? Forse un vero e proprio abbandono non c’è mai stato, “Fabio” è di un paio d’anni fa, scoperta di un ragno, di Voltolini, e dallo sviluppo di “Fabio” è nata Zoo, la bella collana “bestiale” di Duepunti edizioni, curata appunto da Giorgio Vasta e Dario Voltolini. Librini eleganti, le cui copertine sono realizzate con escrementi di elefanti. Una collana che ospita le voci della narrativa italiana contemporanea, dove vedrei molto bene Pardini.
Poiché Vincenzo Pardini è un altro che a raccontare le bestie ci riesce dar par suo, attentissimo, laddove il precipizio della banalizzazione è sempre in agguato, Pardini percorre a passo sicuro lo spartiacque, cosciente del pericolo, scarta le vie difficili, quelle impossibili, come fanno le bestie selvatiche nel bosco, che seguono sempre le stesse piste, e lasciano solchi nell’erba.

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“Banda randagia”, di Vincenzo Pardini

Recensione di Angelo Ricci (da qui)

Banda randagia, di Vincenzo Pardini (Fandango Libri).

Ci sono abissi nelle nostre anime, dai quali ci si può ritrarre solo con raccapriccio. Ci sono lati oscuri nelle nostre menti, che noi stessi rifiutiamo di vedere. E’ necessario che qualcuno ci prenda per mano e, con il potere della parola, ci ponga di fronte a tutto quel bagaglio di orrore che alberga nella pieghe della nostra vita quotidiana. Come Virgilio con Dante, così Vincenzo Pardini ci guida in un viaggio inquietante. Ed è un viaggio che, da inquietante, diviene lentamente metafora della nostra vita. C’è un messaggio chiaro in questi racconti, tra queste parole. Tutto si tiene, tutto ha una storia, tutto ci costruisce e ci identifica. Anche gli aspetti dell’orrore bestiale che si nasconde in ognuno di noi. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.50: Una tranquilla serie di storie di morte. Marino Magliani – Vincenzo Pardini, “Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo”

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

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di Giuseppe Panella

Una tranquilla serie di storie di morte. Marino Magliani – Vincenzo Pardini, Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo, con una postfazione di Arnaldo Colasanti, Massa, Transeuropa, 2010

Quattro racconti non fanno forse un romanzo intero. Ma le quattro storie raccontate da Vincenzo Pardini e Marino Magliani costruiscono un mondo – feroce accanito spietato straziato e quotidiano. Storie di tutti i giorni queste narrate da due scrittori apparentemente molto diversi (puntato sul rigo e sulla pagina Pardini, preoccupato di non soffermarcisi troppo e voglioso di andare oltre, verso un altro e più nuovo destino, invece, Magliani) che si scoprono nello stesso libro molto simili e accomunati da una visione disincantata e terribile della vita degli uomini.

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Intervista a Vincenzo Pardini

di Angelo Ricci

(da qui)

Quando parli con Vincenzo Pardini, ti rendi subito conto che hai di fronte un uomo che ha compiuto un lungo e profondo viaggio nella vita in compagnia della parola. E questo viaggio, difficile e a volte pericoloso, lo ha percorso e lo percorre unendo coraggio, poesia e razionalità. Tra le sue moltissime opere cito Il falco d’oro, Il racconto della luna, Jodo Cartamigli (tutte e tre con Mondadori). Con Tra uomini e lupi (peQuod) ha vinto il Premio Viareggio-Répaci. Per il cinema ha scritto il soggetto Metronotte, interpretato da Diego Abatantuono. E’ appena uscita la raccolta di racconti Banda Randagia (Fandango).
Ha vinto, con il coautore Marino Magliani, la VI edizione del Premio Letterario Tracce di Territorio, con l’opera Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo (Transeuropa). Continua a leggere

Vincenzo Pardini, Banda randagia

di Alberto Pezzini

Vincenzo Pardini è uno scrittore al confine.
Prima di tutto perché la scrittura è una occupazione parallela alla vita che conduce di notte. Fa la guardia giurata per vivere, sta a Lucca dove la città offre poco se si hanno una figlia ed una moglie (le antiche mura rosse non danno il pane), ed è l’autore italiano che al momento possegga la migliore dimensione per il racconto breve. Continua a leggere

Intervista a Marino Magliani (di Angelo Ricci)

Da qui

Definire Marino Magliani uno scrittore del territorio è sicuramente riduttivo. Certo, lui stesso dice di avere quasi sempre scritto della sua terra, la Liguria. Ma le implicazioni della sua narrazione sono così profonde da trasfigurare il palcoscenico delle sue storie in un vero e proprio luogo dell’anima. Ha pubblicato, fra gli altri, per Sironi, Longanesi, Eumeswil. Il suo ultimo romanzo è Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava, pubblicato per i tipi di Senzapatria Editore. Con Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo (Transeuropa), scritto con Vincenzo Pardini, ha vinto la VI edizione del Premio Letterario Nazionale Tracce di Territorio.

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Vincenzo Pardini, lo scrittore che racconta la selvaggina umana.

Intervista a cura di Marino Magliani
(pubblicata l’11 aprile nell’inserto Scritture&Pensieri del Corriere Nazionale).

Quando ancora non avevo letto nulla di Vincenzo Pardini, e
sapevo di lui soltanto cosa si diceva, trovavo inquietante che
un autore potesse essere ritenuto un maestro assoluto del
racconto. Cosa significa? Quanti scrittori in Italia sono autori di splendidi racconti e raccolte, mi dicevo. Poi l’ho letto e
ho capito parecchie cose.
Una di queste è che non avevano ragione: Vincenzo Pardini
non è un maestro del racconto italiano, poiché un maestro dovrebbe dare un esempio, il suo narrare,in questo caso, diventare una
scuola, e questo è impossibile, i racconti di Pardini sono pezzi unici, non si smontano, e il suo stile, il suo taglio, le sue inarcature e
il suo passo sono inimitabili.
Anche stavolta, per non smentirsi, con La banda randagia, (Fandango 2010 euro, euro 15,00 ) Pardini ci dà prova della sua unicità. Continua a leggere

“Scrittori dell’eccesso: Pardini e Magliani”. Postfazione di Arnaldo Colasanti a “Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo” (Parte II)

[Per gentile concessione dell’autore Colasanti e dell’editore, pubblichiamo la postfazione al volume Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo di Marino Magliani e Vincenzo Pardini, Transeuropa, 2010 (f.s) ]

Qui la prima parte della postfazione

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di Arnaldo Colasanti

3. Il controllo delle piante è il risveglio da una notte vissuta nell’insonnia. È tutto stanco e sporco. Quella «specie di scavo» con cui si presenta Gregorio, il controllore dei contributi per l’agricoltura, non è altro che la cicatrice in cui si stampa questa storia. Magliani narra ciò che è avvenuto dopo – dico dopo il notaio, dopo la separazione dei beni fra Emiliano e Dino Timonti. La pioggia che cade sulle terrazze e annega gli ulivi martoriati dalle mosche non è acqua ma argilla, custodisce in sé il senso derelitto della vita umana.

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“Scrittori dell’eccesso: Pardini e Magliani”. Postfazione di Arnaldo Colasanti a “Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo” (Parte I)

[Per gentile concessione dell’autore Colasanti e dell’editore, pubblichiamo  la postfazione al volume  Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo di Marino Magliani e Vincenzo Pardini, Transeuropa,  2010 (f.s) ] 

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 di Arnaldo Colasanti

1. Sarà forse eccessivo dire che la letteratura nella sua profondità parla solo di vita e di morte, ma è un fatto che Vincenzo Pardini e Marino Magliani siano scrittori dell’eccesso. La storia di Fidelco Meroli Gregotti è una preghiera detta davanti a un lume di ceri rossi, è il rosario recitato di pomeriggio quando a casa non c’è più nessuno. In queste pagine, tuttavia, non c’è chiesa, né una nicchia dove inginocchiarsi. La voce è quella sottile e rasente dei fantasmi.

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“Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo”

Estratti da Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo, opera che comprende due racconti di Marino Magliani e Vincenzo Pardini (in uscita adesso con Transeuropa)

Pubblico qui la parte iniziale dei due racconti, rispettivamente di Marino Magliani (La parte) e di Vincenzo Pardini (Broggi). Delle selezioni più ampie sono già comparse sulla rivista Nuovi argomenti (n° 49, gennaio-marzo 2010; titolo Tabù – Il gioco delle parole proibite).

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