Come si cambia


A un certo punto, nella vita, si affaccia la mania per i manuali. Cerchiamo regole che facilitino la vita quotidiana: come intessere buone relazioni, come imparare a cucinare, come scrivere un best seller. La manualistica è tra i generi editoriali di maggior successo. È il fascino, ad esempio, della Somma teologica di Tommaso d’Aquino: una trattazione cristallina della teoria e prassi cristiana della vita, che orienta pensieri, azioni e sentimenti.
In noi c’è un meccanismo creativo che ha bisogno di essere avviato: entra in azione quando diamo uno scopo all’esistenza, e usiamo l’immaginazione per vederlo realizzato. Non sono le idee a cambiarci, è l’esperienza; e un’esperienza immaginata nei dettagli è reale, per il cervello umano. È così che si produce ciò che potremmo definire il generatore automatico di virtù: si tratta di lasciare che a condurci sia la vera identità, permettendo allo Spirito di prendere la guida, di fare, detto in sintesi, la volontà di Dio, come un frutto prodotto spontaneamente dalla pianta.

In bilico


Siamo sospesi tra virtù e superbia perché, se la prima si trasforma in vanto, va in malora. È meglio essere impeccabili e altezzosi o scalcagnati e con i piedi in terra?
La vita è fatta di bivi come questi: aspiri al bene, ma ti tocca accertare che la cosiddetta perfezione non diventi vizio, come in Lucifero, vittima di uno splendore che lo ha portato alla rovina, in quanto causa di orgogliosa vanità.
Ciò spiega perché, dai tempi antichi, la virtù regina è l’umiltà: è l’unica a impedire di passare dalla porta posteriore del Cielo alla bocca spalancata dell’inferno.