Al mio fianco

risotto

E’ grasso, dà un’impressione d’unto, una faccia che ricade su se stessa, occhi infilati in pieghe da ippopotamo. Quando ho saputo che va dicendo in giro che non do soldi a nessuno (mi spremono peggio di un limone) e che don Mario era più bravo, ho pensato di rompergli il muso, ma non sarebbe stato cristiano. Mi sono detto che dovrei guardarlo da un’altra prospettiva, capire le motivazioni, scendere nel dettaglio di una vita. Ho ricordato la sigaretta di don Mario, la sala all’aperto della Nuova Capricciosa, il risotto alla pescatora e il fritto di pesce con le patatine; le parole calme, che mostravano l’altra faccia del mondo, quella che nessuno vede mai. Da quando il mio amico se n’è andato, si è scatenata la bagarre di quelli in cerca di un incarico; così io, oltre al dolore, devo portare il peso dell’arrivismo di gente che mi assedia. Faccio fatica a distinguere la malizia dal candore, il cinismo dal rispetto. Perciò ho deciso di ripartire dal poco: la gioia rarefatta del caffè dell’una e mezzo, la sfumatura di un richiamo, il giornalaio che mi sorride la mattina. La vita eterna è un dettaglio di cui si torna a notare l’esistenza. Ho avuto un angelo, al mio fianco: un po’ alla volta, sentirò ancora il suo frullare d’ali, la scia di vento, l’eco della voce inconfondibile.

(versione audio )