Quel che resta del sacro

di Vito Mancuso

A chi prega ogni giorno «Padre nostro che sei nei cieli» non fa probabilmente piacere veder qualificata la propria fede come «la religione dal cielo vuoto», secondo quanto recita il sottotitolo dell’ultimo libro di Umberto Galimberti appena uscito da Feltrinelli.
Consapevole dell’affondo, l’autore avverte di non aver voluto essere «provocatorio e nemmeno offensivo», ma non per questo rinuncia a ribadire: «E tuttavia il cielo del cristianesimo è vuoto». Continua a leggere

La scienza e la sapienza

di Vito Mancuso

A quanto pare Stephen Hawking ha perso la partita con Peter Higgs, visto che aveva scommesso sulla non esistenza della particella subatomica oggi mondialmente nota come “bosone di Higgs”. Ma il richiamarlo ora ha un altro motivo, cioè il fatto che il suo libro più noto, Dal Big Bang ai buchi neri (1988) si conclude così: “Se riusciremo a trovare la risposta a questa domanda decreteremo il trionfo definitivo della ragione umana: giacché allora conosceremmo la mente di Dio”. Continua a leggere

Il futuro dell’uomo non è solo nella scienza

di Vito Mancuso

Non guardo con sfavore al progresso scientifico, dei cui benefici godo come essere umano e le cui acquisizioni teoretiche cerco di introdurre nella mia modalità di vedere il mondo (filosofia e teologia) e di coltivare la dimensione contemplativa della vita (spiritualità). Però diffido della scienza e della tecnologia quando manifestano un complesso di superiorità culminante in una sorta di gelosa autarchia che si può riassumere così: gli scienziati hanno il potere di intervenire sulla natura umana, l’umanità si deve fidare perché grazie a loro la vita sarà migliore. Continua a leggere

In questo momento

Ho sognato che il cardinale Angelo Bagnasco lunedì prossimo 24 gennaio 2011 durante il Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana si rivolga al paese con queste o simili parole:

In questo momento del nostro paese, un momento nel quale i rifiuti accumulati sulle strade di una delle nostre più belle città si sono come riversati dentro le nostre anime e invadono le nostre case quando guardiamo il telegiornale; in questo momento nel quale tonnellate di spazzatura colmano le nostre menti già al mattino quando prendiamo in mano il giornale e generano in chi si accinge al lavoro un senso di frustrazione e di oscuro malessere; in questo momento nel quale si moltiplica la triste nomea sull’essere italiani, cioè gente ritenuta poco seria, poco precisa, poco affidabile, di una simpatia e di una furbizia che spesso nascondono l’imbroglio per un made in Italy della morale che ci colloca ai primi posti in Europa per corruzione; Continua a leggere

Nuovo intervento di Vito Mancuso sul caso Mondadori

Cari amici di Mondadori, preferisco la giustizia

Giornali, radio, siti, tv, non vi è stato mezzo di comunicazione che non abbia ripreso e alimentato il dibattito sviluppatosi in seguito al mio articolo del 21 agosto “Io autore Mondadori e lo scandalo ad aziendam”. Naturalmente ognuno ha detto la sua, sia in merito alla questione in sé sia a me che l’avevo sollevata, facendomi provare l’ebbrezza di un viaggio sulle montagne russe della psiche col passare da coscienza profetica a povero ingenuo, da eroe coraggioso a ipocrita opportunista. Su quest’ultimo aspetto non ho nulla da replicare, registro solo lo spettacolo di individui così incapaci di prescindere dall’ego e concentrarsi sulle cose in sé da risultare impossibilitati a concepire che qualcuno faccia qualcosa senza volerci guadagnare. Molto più interessante è la dimensione oggettiva della questione, che ritengo di poter riassumere come segue. Continua a leggere

Le nostre vite di fronte all’ autentico

di Vito Mancuso

 

 

Anticipiamo una parte del libro di Vito Mancuso, La vita Autentica, Raffaello Cortina Editore, in uscita in questi giorni.

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Che cos’ è il mondo, e che cosa sono gli altri, per ognuno di noi? Il mondo è uno scenario dove l’ Io, già costituito, si esibisce cercando la più ampia affermazione possibile, oppure è costitutivo dell’ Io il quale viene all’ esistenza solo come il risultato di una serie di relazioni? Si tratta di stabilire che ruolo giochi il mondo per l’ Io, per poi capire come l’ Io si debba comportare verso il mondo e verso gli altri che ne fanno parte. La mia tesi è che la relazione col mondo è costitutiva per l’ Io, il quale esiste in quanto frutto delle sue relazioni. Ovvero: Io = relazione .Dalla nostra stessa natura emerge che il modo più adeguato di vivere è quello a favore dei cosiddetti valori, ovvero di quegli stili di vita che incrementano l’ armonia e l’ ordine delle relazioni, e non il modo contrario del conflitto e del disordine. A sostegno della mia tesi presento i seguenti argomenti: – la struttura dell’ essere; – la struttura dell’ Io; – la struttura della convivenza sociale. a) La fisica insegna che l’ essere è energia. Non c’ è nulla di statico, di consistente in sé e per sé, non ci sono sostanze prime, ci sono solo aggregati, insondabili nella loro natura peculiare perché si ignora se le particelle subatomiche siano in sé corpuscoli oppure onde. Continua a leggere

La sintesi di una vita

di Vito Mancuso

Nei primi mesi del 1916 Ludwig Wittgenstein, volontario nell’ esercito austriaco, si trovava in Galizia sul fronte orientale col reggimento impegnato a sostenere il più grande attacco nemico, la cosiddetta Offensiva Brusilov. In mezzoa perdite altissime la sua azione dovette essere di un certo rilievo visto che il 1° giugno venne promosso caporale e il 4 decorato al valor militare. Pochi giorni dopo, l’ 11 giugno, colui che diventerà uno dei più grandi logici e filosofi del Novecento, annota sul suo quaderno: «Il senso della vita, cioè il senso del mondo, possiamo chiamarlo Dio. Pregare è pensare al senso della vita». Io penso che per ogni essere umano la vecchiaia sia paragonabile a una trincea della Prima guerra mondiale. Sono finite le cerimonie, le marce, le sfilate, gli inni, le retoriche che fanno da preambolo non solo alla vita militare delle retrovie, ma anche alla vita quotidiana nella gran parte dei suoi momenti. Giunge il momento del redde rationem, il leopardiano «apparir del vero». Chi arriva alla vecchiaia non ha più nessuno davanti, è in prima linea sul fronte dell’ essere o del nulla. E penso sia naturale in questa stagione dell’ esistenza guardare al senso complessivo della vita, della propria e di tutti gli amici che si sono visti cadere, con un’ intensità esistenziale paragonabile a quella di un soldato in trincea. Continua a leggere

Quanto vale quel simbolo

di Vito Mancuso

Dietro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’ uomo di Strasburgo vi è la preoccupazione in sé legittima di tutelare la libertà, in particolare la libertà religiosa dei bambini che potrebbe venir minacciata dalla presenza di un crocifisso nelle aule scolastiche. In realtà vi sono precisi motivi che rivelano l’ infondatezza di tale preoccupazione, e mostrano al contrario che dal crocifisso scaturisce uno sprone all’ esercizio della libertà in modo giusto e coraggioso. Il primo di questi motivi si può esprimere con le parole con cui domenica scorsa Eugenio Scalfari concludeva il suo articolo, quando, rivolgendosi al cardinal Martini e dopo aver ribadito il suo ateismo, scriveva: “Sia lei che io sentiamo nel cuore il messaggio che incita all’ amore del prossimo.A lei lo invita il suo Dioe il Cristo che si è incarnato; a me lo manda Gesù, nato a Nazaret o non importa dove, uomo tra gli uomini, nel quale l’ amore prevalse sul potere”. Da queste parole schiettamente laiche appare che il simbolo del crocifisso è un invito all’ amore universale, in particolare a quell’ amore che non teme di scontrarsi con l’ arroganza e la forza del potere. Ma se è lecito scrivere come fa Scalfari che in Gesù l’ amore prevalse sul potere, è altrettanto lecito vedere nella sua croce l’ esatto opposto, cioè la prevalenza del potere sull’ amore. Continua a leggere

Quando si dice un uomo vero

di Vito Mancuso

Già con le opere d’ arte l’ autenticità è una questione complessa: quel crocifisso sarà veramente di Michelangelo? quei due brani saranno davvero inediti mozartiani? Spesso si accendono discussioni infuocate, ma quasi mai si riesce a stabilire chi ha ragione. Un’ eccezione abbastanza spassosa si ebbe a metà degli anni Ottanta a proposito di alcune sculture a forma di teste umane ritrovate a Livorno e presto attribuite a Modigliani dai maggiori critici, e che invece poi si scoprì essere una burla ottimamente congegnata. Ma se è complessa per gli oggetti, tanto più la questione dell’ autenticità lo è per la vita, notoriamente ben poco oggettivabile.

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La coscienza e il male. La responsabilità della confessione

di Vito Mancuso

Credente o non credente, non c’ è uomo che non abbia a che fare con la lotta contro il male che è in lui, che lui stesso ha commesso, ma da cui un giorno egli sente che deve liberarsi, magari senza sapere come né perché. Riconoscersi colpevole del male commesso e giungere a riconciliarsi con chi ne è stato vittima è infatti un’ arte difficile, che, come tutte le arti, non sorge spontanea ma scaturisce da un lungo esercizio. La Chiesa cattolica, grande maestra al riguardo con secoli di esperienza alle spalle, ha sempre riconosciuto un’ importanza essenziale all’ arte del perdono tanto da elevarla a “sacramento”, cioè a segno concreto in cui incontrare l’ azione divina. Lungo la storia tale sacramento ha conosciuto almeno tre diverse modalità di amministrazione: la penitenza pubblica nell’ età patristica, la penitenza tariffaria nell’ alto medioevo, la penitenza privata a partire dal secondo millennio. Questa terza forma, canonizzata dal concilio di Trento nel 1551, continua a vivere ai nostri giorni, anche se non sempre gode di buona salute, come ha mostrato anche l’ articolo di Sandro Veronesi (uscito su Repubblica il 3 settembre). Continua a leggere

Le ragioni di Benedetto XVI su ateismo e nichilismo

di Vito Mancuso

Martedì Adriano Sofri ha esordito dicendo che avrebbe voluto provarea descrivere “lo sconcerto” col quale ha letto le parole di Benedetto XVI domenica nell’ Angelus, in particolare “il sobbalzo” provato nel vedere “la naturalezza e quasi la distrazione con la quale il Papa ha accostato nazismo e nichilismo”. Sofri è riuscito perfettamente nel suo intento perché chiunque abbia letto il suo articolo ne è uscito con la convinzione che il Papa ha sbagliato nell’ equiparare nazismo, nichilismo contemporaneo e umanesimo ateo. È veramente così? Si tratta di una conclusione azzardata, infondata, magari persino nociva per la convivenza sociale? La questione si può affrontare dal punto di vista storiografico oppure dal punto di vista filosofico-esistenziale. Lasciando a Benedetto XVI la responsabilità storiografica dell’ equiparazione tra nazismo e nichilismo contemporaneo, io affronterò l’ equiparazione tra umanesimo ateo e nichilismo, specificando dapprima che cosa intendo per nichilismo. Continua a leggere

Perché l’ uomo ha bisogno di credere negli angeli

di Vito Mancuso

Il celebre teologo tedesco Rudolf Bultmann scriveva qualche decennio fa che “non ci si può servire della luce elettrica e della radio, o far ricorso in caso di malattia ai moderni ritrovati medici e clinici, e nello stesso tempo credere nel mondo degli spiriti proposto dal Nuovo Testamento”. Era il 1941. Consultando la più grande libreria al mondo che è amazon.com, si scopre al contrario che oggi, quando facciamo uso di ben altro oltre alla radio e all’ elettricità, i titoli che riguardano un tipo particolare di spiriti quali gli angeli ammontano a una quantità impressionante (431.556), quasi il doppio rispetto a quelli sull’ elettricità (267.520). Certo, tra i libri in vendita se ne trovano molti che hanno tutta l’ aria di un inno all’ irrazionalità ( Nelle braccia degli angeli, Come udire il tuo angelo, Guarire con gli angeli, Camminare con gli angeli, I messaggi del tuo angelo ), ma il fenomeno angelico non è riducibile a ciò. Basti considerare che non esiste civiltà e tradizione religiosa che non ne parli, che i più grandi filosofi dell’ antichità ne danno testimonianza (il caso più noto è Socrate con il suo daimonion a mo’ di voce interiore). Anche la filosofia contemporanea non cessa di produrre pensiero al riguardo, come Massimo Cacciari con L’ angelo necessario (Adelphi 1986) e come di recente la filosofa francese Catherine Chalier, allieva di Lévinas e docente all’ Università di Paris-X-Nanterre con Angeli e uomini (traduzione italiana di Vanna Lucattini Vogelmann, a cura di Orietta Ombrosi, Giuntina 2009). Continua a leggere

La vita ingiusta e la libertà degli uomini

di Vito Mancuso

La replica di monsignor Sgreccia al presidente della Camera che aveva auspicato leggi «non orientate da precetti religiosi» è stata chiara e immediata: «La Chiesa non tacerà sui temi di bioetica che riguardano i diritti umani, i dettami costituzionali, la stessa razionalità umana e il bene comune». Belle parole, così belle che possono essere fatte proprie da chiunque: infatti quale istituzione o persona responsabile intenderebbe tacere sui diritti umani, i dettami costituzionali, la razionalità umana e il bene comune? Il problema consiste piuttosto nel riempire di contenuti concreti quegli altissimi concetti e qui ovviamente sorgono subito le divisioni. Continua a leggere

Perché abbiamo bisogno di una religione civile

di Vito Mancuso

Sono stato invitato a una riflessione sulla religione civile con queste parole: “L’assassinio di Nicola Tommasoli (avvenuto la notte del primo maggio 2008 per una sigaretta non data) di cui Lei sicuramente ha sentito e letto, ha spinto me e tante altre madri di figli giovani come Nicola, a ritrovarci insieme per fare pensiero sull’enormità dell’accaduto”. Ho accettato l’invito a Verona e ho iniziato a riflettere. Ci sono eventi che possono diventare l’occasione per guardare in faccia la vita e porre la domanda più radicale: chi siamo? chi siamo, se possiamo disprezzare la vita al punto da ucciderci per i più futili motivi? Escludo che questo evento derivi da una particolare decadenza morale della nostra società. È un’opinione diffusa ma, a mio avviso, infondata. Continua a leggere

Botta e risposta: Enzo Bianchi – Vito Mancuso

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Com’è difficile dialogare

di Enzo Bianchi

Da anni vado ripetendo che con la fine della cristianità e lo sviluppo di una società civile sempre più consapevole della propria laicità e della molteplicità di culture e religioni che si incontrano e intrecciano nel quotidiano, la capacità di dialogo e di ascolto reciproco diventano condizioni indispensabili non solo per una crescita in umanità ma, in prospettiva, per la stessa sopravvivenza di una convivenza civile degna di tale nome. Ma accanto a questa convinzione se ne riafferma in me anche un’altra: nonostante i numerosi sforzi che da più parti si compiono in questo senso, restiamo ancora “all’età della pietra” per quello che concerne il dialogo, tuttora balbettanti nel definire e soprattutto nell’assumere una autentica “deontologia del dialogo”. Continua a leggere

Disputa su Dio e dintorni

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Non siamo zingari in un universo insensato
Repubblica, 04 aprile 2009

di Vito Mancuso

Anch’ io scopro subito le mie carte. Non credo che la nostra vita di esseri umani liberi e pensanti sia il risultato di un insondabile colpo di fortuna chimico, ripetutosi peraltro milioni di volte nella direzione della crescita della complessitàe dell’ organizzazione, finoa giungere al livello della coscienza nella mente umana. Non credo che siamo zingari che vagabondano in un universo inospitale e insensato. Credo, al contrario, che il nostro corpo e la nostra mente siano il frutto più bello di una stupefacente avventura iniziata al momento dell’ espansione del puntino cosmico primordiale (la «singolarità», la chiamano i fisici) 13,7 miliardi di anni fa. Quando il pensiero religioso parla di creazione intende contrassegnare questo processo evolutivo dell’ essere-energia come dotato di direzione, criterio, senso. E, quindi, intende dire che anche la nostra vita, che è parte di tale processo, ha a sua volta direzione, criterio e senso. E’ in questa prospettiva che io credo che siamo stati «creati da un Dio» e scrivo il termine Dio con la maiuscola per indicare il sommo mistero dell’ alfae dell’ omega del tutto. Se scriviamo in maiuscolo i nostri nomi, come non riservare questo piccolo onore anche all’ idea del principio di tutte le cose? Io credo anche che noi essere umani siamo stati fatti a sua immagine e somiglianza. Con questo intendo rimandare alla dimensione spirituale che ci abita, di cui la libertà è il segno più concreto. Anch’ io, come lei, di fronte allo spettacolo della vita quotidiana provo talora un senso di insofferenza e, ancor più, di malinconia, ma da ciò non traggo la conclusione che noi esseri umani non siamo a immagine e a somiglianza di nessuno. Al contrario, è proprio la consapevolezza della ricchezza che possiamo attingere da tale somiglianza a farmi mestamente considerare quanto spesso usiamo male l’ immenso dono della libertà e della dimensione spirituale che essa suppone.

Corrado Augias, Vito Mancuso Disputa su Dio e dintorni, Mondadori 2009,  pp.276

Cattolici, pensiamo a un concilio Vaticano III

di Vito Mancuso

Sono passati cinquant’anni dal primo annuncio del Vaticano II da parte di papa Giovanni e nella Chiesa si discute ancora sul significato di quell’evento. Io ritengo che il problema oggi in realtà non sia tanto il Vaticano II quanto piuttosto il Vaticano III, e per illustrare la mia tesi inizio con un riferimento alla politica italiana. In essa una serie di circostanze ha fatto sì che coloro che amano definirsi progressisti si ritrovino ad avere come principale bandiera la difesa del passato, nella fattispecie la Costituzione del 1947. Io sono fermamente convinto della necessità di essere fedeli ai valori della Costituzione e ho qualche sospetto su certe dichiarazioni in suo sfavore (poi quasi sempre ritrattate), ma non posso fare a meno di notare che il messaggio complessivo dei progressisti che giunge al Paese sia perlopiù rivolto al passato, mentre quello dei non progressisti sia paradossalmente più carico di progresso, di desiderio di innovare e di cambiare (che, vista la diffusa insoddisfazione rispetto al presente, è quanto tutti desiderano). Per evitare che la stessa cosa avvenga nella Chiesa trasformando i progressisti in antiquati lodatori di un tempo che fu e in risentiti critici del presente (pericolo più che concreto), a mio avviso è necessario iniziare a coltivare nella mente l’idea di un Vaticano III, applicando lo spirito del Vaticano II a ciò che di più urgente c’è nel nostro tempo, cioè la comprensione della natura e della vita umana in essa. Continua a leggere

La religione civile che manca all’ Italia

di Vito Mancuso

Non mi risulta ci sia lingua al mondo che usi l’ aggettivo della propria nazionalità per designare qualcosa di imperfetto e di furbesco, come invece facciamo noi italiani dicendo “all’ italiana”. C’ è sfiducia verso l’ Italia anzitutto da parte degli stessi italiani: quanti di noi oggi, immaginando di scegliere dove poter nascere, sceglierebbero l’ Italia? La crisi però non dipende dal fatto che valiamo poco, ma dal fatto che valiamo molto, nel senso che la notevole intelligenza degli italiani è incapace di trovare un valore-guida comune. Già nel 1513 Machiavelli scriveva che «in Italia non manca materia da introdurvi ogni forma»: il nostro problema non è la materia umana, che c’ è; è piuttosto la mancanza di una forma su cui modellare l’ esuberanza della materia. Continua a leggere

Contro la dittatura del pensiero debole

IL PENSIERO ALLA PROVA

In Italia tra i filosofi «laici» sembra dominare ormai la paura di un ritorno alla metafisica, sospettata di imporre una verità precostituita per «volontà di potenza».

kierkegaard


«Contro Vattimo meglio tornare a Kierkegaard. Mancuso poi scioglie l’uomo in sostanza cosmica e Roberto Esposito demolisce il concetto di persona»

intervista a Umberto Regina

DI Lorenzo Fazzini

Un rimprovero alla filosofia di casa nostra perché troppo schiacciata sul « pensiero debole » di Vattimo e incapace di essere « spregiudicata » nell’indagine sulla verità. E una sottolineatura sulle potenzialità interpretative del cristianesimo, che – con la concretizzazione di valori come la « cura » e l’ « amore » – apre scenari significativi per l’antropologia contemporanea. Così argomenta Umberto Regina, studioso che ha all’attivo numerose pubblicazioni a metà tra filosofia e teologia, tra cui La soglia della fede ( Studium) e Kierkegaard. L’arte dell’esistere ( Morcelliana). Esperto di Heidegger, Nietzsche e Kierkegaard, docente di filosofia all’università di Verona, in occasione dei suoi 70 anni Regina – che quest’anno uscirà di ruolo dall’insegnamento universitario nell’ateneo veronese – è stato celebrato con il recente volume Soren Kierkegaard. L’essere umano come rapporto ( Morcelliana, pp. 203, euro 16), che presenta saggi di Piero Coda, Virgilio Melchiorre, Vincenzo Vitiello. Continua a leggere