Il dolore innocente? Un berillo

La nascita di bambini handicappati è un abisso (teo)logico che obbliga a ripensare il senso della vita

di Vito Mancuso
In questo articolo intendo ragionare sul dolore innocente, spronato dalle polemiche dei giorni scorsi sul rifiuto della Santa Sede di sottoscrivere il documento delle Nazioni Unite sulle persone handicappate. Francamente non ho capito bene il senso di tale rifiuto, e ancora meno quello che riguarda il documento sulle persone omosessuali. Ma mi occupo di teologia, non di diplomazia, e posso solo tentare di contribuire con qualche riflessione teologica. Inizio ricordando che il berillo è un minerale che appartiene al gruppo dei silicati, ha cristalli esagonali e nelle sue forme più pure può essere verde (smeraldo), azzurro (acquamarina), o anche giallo, rosa e bianco. Continua a leggere

Davanti al Duomo, di Vito Mancuso

 

Qualche giorno fa, mercoledì 19 novembre, ho partecipato a un evento organizzato dall’Assessore alla Cultura di Milano, Massimiliano Finazzer Flory, per celebrare il completamento dei lavori di restauro della facciata del Duomo, finalmente tornata a offrirsi in tutta la sua maestosità. Prima di me erano intervenuti l’arciprete del Duomo, monsignor Luigi Manganini, il Presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo, Angelo Caloia, e il noto filosofo Stefano Zecchi, titolare della cattedra di estetica presso l’Università degli Studi di Milano. La serata prevedeva anche poesie di Alda Merini e di David Maria Turoldo, e una formidabile performance musicale del maestro Matteo Fedeli su uno Stradivari del 1681. Qui di seguito riporto il mio contributo alla serata, sperando che possa interessare anche i lettori del Foglio, milanesi e non. Continua a leggere

Una strana convergenza, di Vito Mancuso

 

Sempre più mi vado convincendo di una strana convergenza, l’esposizione della quale costituisce la tesi di questo articolo. Si tratta di qualcosa di inaspettato e di sorprendente che riguarda due attori molto distanti l’uno dall’altro, anzi in continua reciproca polemica: mi riferisco al pensiero neodarwinista ortodosso da un lato e alla dottrina ufficiale della Chiesa cattolica in tema di bioetica dall’altro. A prima vista sembra non ci debba essere nulla di più distante, ma le cose, forse, non stanno così. Continua a leggere

Il mondo ha liberato la Chiesa, di Vito Mancuso

Lo scritto di Roberta De Monticelli contro le dichiarazioni di monsignor Giuseppe Betori, pubblicato da questo giornale il 2 ottobre scorso, ha suscitato vaste e appassionate reazioni, comprese quelle degli stessi interessati, si veda mons. Betori su Avvenire il giorno dopo e la De Monticelli con una lunga intervista leggibile sul sito della rivista MicroMega. Con questo articolo a me non interessa entrare ancora una volta nel merito della discussione che teoreticamente ruota attorno alla sottile distinzione istituita da mons. Betori tra libertà di coscienza e libertà di autodeterminazione, distinzione di cui, come ho già espresso pubblicamente, non riesco a cogliere la pertinenza. Continua a leggere

La parola del Darwin cattolico, di Vito Mancuso

Il Pontificio Consiglio della Cultura presieduto da mons. Gianfranco Ravasi si prepara a celebrare l’anniversario darwiniano con un convegno internazionale di alto profilo nel marzo 2009. Io penso che questa lodevole iniziativa sarà inevitabilmente monca se non farà i conti con il padre gesuita Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955), “il Darwin cattolico”, ineludibile convitato di pietra della Chiesa cattolica ogni volta che il tema è l’evoluzione. Sul “Corriere della Sera” del 20 settembre ho pubblicato una lettera aperta a mons. Ravasi, chiedendogli un gesto di apertura verso la teologia più attenta al dialogo con la scienza e per questo, talora, oggetto di sanzioni punitive da parte delle autorità ecclesiastiche. L’esempio più clamoroso tra quelli a noi più vicino è il gesuita Pierre Teilhard de Chardin, del quale ora desidero offrire una breve presentazione. Continua a leggere

Cristo è maggiore di Gesù, di Vito Mancuso

Critica evoluzionista all’ultimo libro di Augias&Cacitti, con postilla sulla verità che è maggiore della storia

Non sarebbe difficile opporre un sostenuto fuoco di sbarramento all’ultimo libro di Corrado Augias, scritto insieme allo storico Remo Cacitti. Partiamo dall’incipit di Augias: “Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione”. Come spiegare allora il suo ripetuto contrapporre in Matteo 5 “avete inteso che fu detto… ma io vi dico”, laddove il fu detto si riferisce alla religione ebraica e l’io vi dico al suo nuovo insegnamento? Ancora Augias: “Gesù non ha mai detto di voler fondare una Chiesa”. Come spiegare allora il “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa” (Matteo 16,18)? Ancora: “Mai ha detto di dover morire per sanare con il suo sangue il peccato di Adamo ed Eva”. Come spiegare allora quando dice di “essere venuto per dare la propria vita in riscatto per molti” (Marco 10,45) e quando nell’ultima cena pronuncia sul calice le note parole “questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati” (Matteo 26,28)? Ancora: “Mai ha detto di essere unica e indistinta sostanza con suo padre, Dio in persona”. Continua a leggere

Sulla mente e le cellule staminali, di Vito Mancuso

 

La partecipazione al Festival della Mente di Sarzana, in un pubblico dibattito con Remo Bodei e Armando Massarenti sulla ricerca scientifica e il ruolo del pensiero (con particolare riferimento alle cellule staminali alla luce del nuovo libro di Massarenti, Staminalia. Le cellule “etiche” e i nemici della ricerca, Guanda 2008), mi ha condotto ad alcune riflessioni che hanno dato origine a questo articolo le cui tesi sono tre: 1) la più alta produzione della mente è la sapienza; 2) la sapienza si esprime al meglio come rispetto per la vita; 3) gli embrioni, in quanto forma di vita umana, vanno tutelati e protetti, e la loro soppressione al fine di prelevarne le cellule staminali non può che risultare eticamente condannabile. Continua a leggere

Uomo, natura, testamento biologico, di Vito Mancuso

Il testamento biologico rimanda al rapporto tra l’uomo e la sua natura, tra la volontà umana e la biologia umana. Che tipo di rapporto è? Qual è il criterio che lo norma? Per rispondere a questa domanda è necessario chiarire il più complessivo rapporto tra uomo e natura, ed è questo l’obiettivo del mio intervento. La mia tesi consiste nel sostenere che oggi la nostra società è dominata da due idee di natura contrapposte e parziali, che richiedono di essere entrambe superate, e che sono da un lato la visione cattolica tradizionale della natura (non la creazione) e dall’altro l’evoluzionismo (non l’evoluzione); la tesi continua col sostenere che proprio il superamento di queste due visioni parziali conduce a cogliere nella libertà consapevole e matura il senso dell’evoluzione naturale, traendone infine delle conseguenze per il dibattito odierno sul testamento biologico, o comunque si voglia chiamare la possibilità concessa al paziente di dare in anticipo delle direttive per quelle circostanze in cui non fosse più in grado di esercitare questo suo fondamentale diritto. Continua a leggere

Eluana e il Padre celeste, di Vito Mancuso

Tre premesse fondamentali. La prima è che io, personalmente, sono contrario a che si interrompa l’alimentazione di Eluana, e se mi trovassi a vivere una condizione del genere, vorrei rimanere al mio posto di combattimento, anche con la sola vita vegetale ma comunque al mio posto nel grande ventre dell’essere: nessun accanimento terapeutico, ma vivere fino in fondo la vita, secondo la tradizionale visione cattolica della morale della vita fisica. Continua a leggere

La forza di Nietzsche, di Vito Mancuso

Presso la Christian Marinotti Edizioni è uscito quest’anno un libro importante, ancorché breve e di lettura scorrevole: titolo Nietzsche e il cristianesimo, autore il grande filosofo tedesco Karl Jaspers (1883-1969), traduttore e curatore dell’edizione italiana Giuseppe Dolei. Nel 1937 Jaspers, in quanto marito di un’ebrea, era stato allontanato dall’università di Heidelberg dove insegnava da oltre vent’anni prima psicologia e poi filosofia, e l’anno dopo tenne una conferenza a Hannover sul tema, particolarmente caldo per quel momento storico, del rapporto tra Nietzsche e il cristianesimo. Continua a leggere

Il debole della forza, la forza del debole

Un recente intervento del teologo Vito Mancuso, “Al mondo è necessario l’impero della forza”, uscito qualche giorno fa su Il Foglio e su questo blog, ha suscitato polemiche e attacchi da parte dei commentatori. Alle tre domande poste in premessa – se è giusto che il pontefice riceva con tutti gli onori in Vaticano il presidente americano George Bush, se può considerarsi giusta la sentenza della Corte di Cassazione che ha ritenuto di non dover processare e condannare il soldato americano che ha ucciso Nicola Calipari, e, infine, se sia giusto il provvedimento di sospensione per un anno delle molte migliaia di procedimenti penali compreso quello che riguarda l’attuale capo del Governo – il teologo risponde, “con un sofferto ma al contempo inequivocabile sì”, ”avendo avvertito l’impero di ciò che i nostri padri greci chiamavano ananche, e i nostri padri latini necessitas, ovvero di quel ferreo meccanismo che pone l’individuo al cospetto di forze più grandi, e anche più importanti di lui […] Continua a leggere

Al mondo è necessario l’imperio della forza, di Vito Mancuso

Tre domande e una conclusione. La prima domanda: è giusto che il papa riceva il presidente americano George Bush, principale responsabile di una guerra basata sulla menzogna delle armi di distruzione di massa, principale responsabile di chissà quante migliaia di morti, di famiglie distrutte, di corpi per sempre deformi e di menti per sempre impazzite, principale responsabile di una sistematica violazione della dignità della vita umana nei suoi fondamentali diritti giuridici nella base militare di Guantanamo? È giusto che il papa lo riceva con onori mai concessi prima a nessun altro capo di stato tra tutti quelli passati in Vaticano? Continua a leggere

Non venderò l’anima ai neuroni, di Vito Mancuso

La situazione odierna: o anima o neuroni

Dicono che gli esquimesi abbiano più di dieci termini per designare la neve; noi italiani, a quanto ne so, due. Ciò significa che gli esquimesi hanno acquisito una conoscenza tale del fenomeno-neve da aver sentito la necessità di descriverlo accuratamente mediante una variegata terminologia. Ciò che vale per il fenomeno-neve, vale anche per il fenomeno-uomo, e questa volta anche la nostra lingua si difende bene: quanti termini abbiamo inventato per dire chi siamo e venire a capo della nostra più vera identità? Continua a leggere

Replica a Scalfari – di Vito Mancuso

Caro Scalfari, anzitutto la ringrazio dell’attenzione e delle belle parole riservate al mio lavoro. È un onore per me venire a sapere che Lei ha letto il mio ultimo libro, e per di più, come Lei scrive, “con vivo interesse”. La sua replica alla mia recensione ha toccato tre punti: il logos, la libertà e l’amore, con un’appendice finale dove mi consiglia la lettura di La Rochefoucauld. Per quanto attiene a quest’ultimo, Lei scrive che leggendolo io giungerei ad apprendere “molte cose che la teologia non include nel suo sapere”. Continua a leggere

L’uomo che non credeva in Dio – di Vito Mancuso

Il titolo L’uomo che non credeva in Dio ha un sapore di eterno, nel senso che Scalfari vuole essere ricordato come l’uomo che, appunto, non credeva in Dio. Sarebbe del tutto fuorviante leggervi un’apertura tipo “ma che ora invece ci crede”. Il titolo intende scolpire il fatto che il rapporto di Scalfari con Dio è chiuso, e tale per sempre resterà.
Un ruolo decisivo nel libro lo ricopre Friedrich Nietzsche, il pensatore al quale Scalfari dedica più spazio e con cui si dichiara più in debito, più di Cartesio, Spinoza, Kant, Freud, che pure hanno giocato un ruolo di primo piano nella sua formazione. Ma mentre questi filosofi hanno contribuito a formare Scalfari che poi li ha per così dire superati, Nietzsche sembra rimanere il faro, la stella attorno a cui gravita il suo pensiero. Continua a leggere

Replica a Bruno Forte, di Vito Mancuso

Sono di una complessità enorme i problemi che solleva Bruno Forte commentando L’anima e il suo destino sull’Osservatore romano del 2 febbraio [2008], così che, nello spazio di questo articolo, io mi posso limitare solo a rispondere alle due critiche principali (il nesso “peccato originale-male” e l’accusa di gnosi) e a evocare i termini del problema soteriologico, forse il principale tra quelli che stanno di fronte alla teologia di questo secolo.
La prima critica riguarda la mia tesi sul peccato originale. Per favorire la chiarezza ricordo, citando l’autorevole manuale dei gesuiti Flick e Alszeghy, quanto sostiene il dogma: “Adamo peccando ha trasmesso a tutto il genere umano il peccato che è morte dell’anima”, così che ogni bambino viene al mondo “in uno stato di inimicizia con Dio”. Di contro io sostengo che il centro del cristianesimo ci impone di ritenere che non vi è nessuna “inimicizia” tra Dio e il bambino che nasce, e che quindi il dogma del peccato originale va riscritto in termini di “caos” originale, intendendo con ciò la condizione umana bisognosa di disciplina che, come scrivo nel libro, “può avere un’oscura forza distruttiva e farci precipitare nei vortici del nulla”. Continua a leggere

La risurrezione di Gesù e la salvezza degli uomini, di Vito Mancuso

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La tesi di questo articolo consiste nel sostenere che occorre distinguere la risurrezione quale evento concreto accaduto a Gesù di Nazaret (un evento dotato di uno statuto storico del tutto particolare su cui mi soffermerò) dalla risurrezione quale evento salvifico. Occorre distinguere il significato della risurrezione per Gesù, dal significato della risurrezione per noi.

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Vito Mancuso: A destra e sinistra manca un’idea

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Perché la storia politica dell’occidente è una storia teologica e di passione per la giustizia, giunta a un punto morto

In questo articolo sostengo che la lacerazione che attraversa la politica italiana dipende da una crisi culturale dovuta essenzialmente a due motivi: 1) il non riconoscimento della legittimità etica e culturale della posizione avversa; 2) l’incapacità sia della destra sia della sinistra contemporanee di fondare la propria idea-guida.

L’idea-guida di ogni concezione politica degna di questo nome è la giustizia. Continua a leggere

Vito Mancuso da Giuliano Ferrara

mancuso.jpgPensavano che sarebbe stato un flop: chi si interessa di teologia? Invece si è rivelato un grande successo, e l’intervista è stata inserita in http://www.la7.it/. Complimenti, Vito, siamo onorati di averti nella nostra redazione.

http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=ottoemezzo&video=4210

Vito Mancuso, Sul Cantico dei Cantici.

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Erotismo e amore
Sul Cantico dei cantici

Intervento nella Sinagoga di Casale, 3 giugno 2007, accanto ad Amos Luzzatto

Vorrei dire innanzitutto che mi sento due volte ospite. Sono ospite perché sono qui in sinagoga, in questo luogo di culto ebraico, io che non sono ebreo; e sono ospite in quanto lettore del Cantico dei cantici, un libro della Bibbia ebraica. Quand’ero bambino la Bibbia ebraica veniva chiamata Vecchio Testamento, poi crescendo mi è stato detto che era meglio dire Antico Testamento, oggi qualcuno usa l’espressione Primo Testamento. Continua a leggere