GLI STRUMENTI UMANI di Vittorio Sereni

Gli strumenti umani - Vittorio Sereni - copertinaConversazione con Chiara Fenoglio

di Massimo Maugeri

Di recente, per i tipi de Il Saggiatore, è stata ripubblicata la raccolta poetica più rappresentativa di uno dei massimi poeti del Novecento letterario italiano: “Gli strumenti umani” di Vittorio Sereni (pagg. 154, euro 20), arricchita da una corposa, raffinata ed esaustiva introduzione firmata da Chiara Fenoglio. Continua a leggere

Vittorio Sereni (1913-1983)

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In me il tuo ricordo

In me il tuo ricordo è un fruscìo
solo di velocipedi che vanno
quietamente là dove l’altezza
del meriggio discende
al più fiammante vespero
tra cancelli e case
e sospirosi declivi
di finestre riaperte sull’estate.
Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d’anime che se ne vanno.
E là leggera te ne vai sul vento,
ti perdi nella sera.

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Il preside e il vecchio pazzo

Umberto Saba-Vittorio Sereni, Il cerchio imperfetto. Lettere 1946-1954, a cura di Cecilia Gibellini, Milano, Archinto, 2010.

U. Saba

Umberto Saba

«Si erano incontrati la prima volta, fugacemente, nel 1939, in casa di Giansiro Ferrata. Ma è nel ’45, dopo un nuovo incontro in casa di Luciano Anceschi, che tra di loro nasce un’amicizia, da allora tenuta con lealtà per tanti anni, di cui questo carteggio è la luminosa prova»: così si apre la densa e informata introduzione di Cecilia Gibellini alla corrispondenza tra Umberto Saba e Vittorio Sereni, pubblicata da Archinto sotto il titolo Il cerchio imperfetto per le cure della giovane studiosa bresciana, già impeccabile editrice d’uno dei più bei carteggi dell’altro secolo, quello tra Antonio Pizzuto e Vanni Scheiwiller (Le carte fatate, Milano, Libri Scheiwiller, 2005).

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Vittorio Sereni

da Frontiera

Nebbia

Qui il traffico oscilla
sospeso alla luce
dei semafori quieti.
Io vengo in parte
ove s’infolta la città
e un fiato d’alti forni la trafuga.
Chiedo al cuore una voce, mi sovrasta
un assiduo rumore
di fabbriche fonde, di magli.

E il tempo piega all’inverno.
Io batto le strade
che ai giorni delle volpi gentili
autunno di feltri verdi fioriva,
i viali celesti al dopopioggia.
Al segno di luce si libera il passo
e indugia l’anno, su queste contrade.
S’illumina a uno svolto un effimero sole,
un cespo di mimose
nella bianchissima nebbia.

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