88. Sul lungofiume

da qui

E’ più forte di te, Dante, non sai scegliere.
E’ questo l’aiuto che mi dài?
Ti ho portato qui per capirci qualcosa, per associare anima e paesaggio, l’unico modo, a volte, per strappare una notizia in più dal pozzo dell’inconscio.
Quai des Celestins si affaccia sulla Senna. Ti ha chiesto di guardare, e basta. La prima cosa che noti è il muretto grigio che separa la strada dall’ansa verde del fiume. Continua a leggere

56. Mantello

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La sera divide il mondo in due: l’azzurro del cielo, ancora chiaro, che sembra la mano morbida di Dio disposta a una carezza, si trasforma in basso in grigio intenso che plana come ombra sulle case popolari, il minareto superbo, la strada attorcigliata come un verme grigio sul dorso della collina verdescura. Continua a leggere

28. Dimenticare

da qui

Da quando Alberto ha cominciato a scrivere, si presenta un problema insormontabile: produce racconti su racconti senza riuscire più a distinguere tra realtà e finzione. Rileggendoli, si chiede se abbia vissuto in prima persona quelle scene, se, per esempio, la ragazza dai capelli rossi abbia suonato veramente alla sua porta, a mezzanotte, sfidando il sonno e la buona educazione, o sia un parto malriuscito della sua fantasia di professore, assediato da studentesse in estasi e fidanzati innervositi dal suo successo sorprendente. Continua a leggere

Sai quando

da qui

Sai quando non riesci a muovere un dito,
e il dolore penetra ogni osso,
anche quelli sconosciuti a uno ignaro
di anatomia speciale,
ecco, così mi sento in questo inizio d’anno
che pare un’oscura profezia
dei giorni a venire, come se il corpo urlasse
di averne a sufficienza, vibrasse una protesta
dignitosa, pur di farsi ascoltare.
Ma il dolore è non dare, inchiodato a un letto
che non ha più offerto posizioni buone
perché la carcassa rifiatasse.
Non so se il Signore m’impartisca una lezione
o sia io così testardo da non voler fermare
il tempo che mi assedia, i poveri che chiedono,
la gente che si aspetta da me
una parola di vita. Ma che vita
posso consegnare
ora che non riesco a muovere un dito,
e il dolore penetra ogni osso
e questo inizio d’anno pare
un’oscura profezia dei giorni nuovi?
Non resta che la pietà nascosta
del silenzio,
la ferita aperta della fragilità;
il canto muto di un’attesa che ha fermato
tutto, anche il tempo che fugge:
ma non è viltà.

Nascere all’altro

da qui

Che non sia un Natale come gli altri.
Che la poesia restituisca la bellezza,
e la bellezza possa rovesciare il mondo,
mostrarne le potenzialità,
ciò che saremmo
se ospitassimo lo spirito,
pneuma, ruach,
l’alito che anima i progetti,
genera i sogni,
a qualunque latitudine,
sotto qualunque segno,
di Dio o dell’uomo,
perché ciò che conta è amare
e, come diceva un vescovo
degno del nome,
se la fede ci fa essere credenti,
e la speranza ci fa essere credibili,
solo la carità ci fa essere creduti.

Auguri da La poesia e lo spirito.

60. Premio Lipp 2011

da qui

Leopoldo non sa dove andare: Parigi è troppo grande, anche considerando solo gli angoli dimenticati che tanto piacciono a Maria. Si ferma nella brasserie Lipp di Boulevard Saint Germain. Una tenda arancione sembra accoglierlo festosamente: si siede a un tavolo e ordina una birra. C’è qualcosa di molto chic per le sue tasche – anche se la gente si accalca ai tavoli e per chi dovesse alzarsi sarebbe arduo trovare un corridoio – ma ha sentito che qui viene assegnato un premio letterario e non ha saputo resistere alla tentazione. Continua a leggere