Jesus Christ Superstar del web

Gesù è la figura storica più popolare del web, secondo la recente ricerca degli studiosi americani, mentre Papa Bergoglio è il personaggio più citato su Facebook nel 2013, uno dei temi più discussi su twitter, il primo pontefice a postare un autoscatto su Instagram. Al successo della fede cristiana su internet è dedicata la puntata natalizia di Eta Beta, ideata e condotta da Massimo Cerofolini, in onda sabato alle 10.15 su Radio1 Rai.

Quali sono le ragioni di questo interesse della globosfera? Quali i rischi? E quali sono i servizi tecnologici a disposizione di chi prega?

Rispondono padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica e autore di Cyberteologia e La mia porta è sempre aperta (intervista a papa Francesco), Fabrizio Centofanti, parroco romano ideatore di due blog per non credenti, La poesia e lo spirito e Gesù per atei, Paolo Padrini, parroco piemontese, creatore di app per fedeli (iBreviary), Marco Guzzi, ideatore dei gruppi di ricerca spirituale telematica Darsi Pace.

Conduce Massimo Cerofolini.

Parole, parole, parole

da qui

Parole, parole, parole: chi l’avrebbe detto che un giorno le avremmo rimpiante di fronte all’ estinzione, alla constatazione amara che si comunica soltanto a gesti e a smorfie. Eppure la cultura continua a  offrire tutto, attende con immutato desiderio lettori e ascoltatori, occhi e orecchi affamati di dettagli, di sfumature decisive. L’evoluzione prosegue il suo corso, ma si trascina dietro il suo rovescio di ignoranza e di barbarie.

Editori italiani contro Google books

di Maurizio Bono

Da una parte, la promessa dell’ utopia: se il giudice americano accetterà il compromesso siglato tra Google, l’ associazione degli scrittori americani Authors Guild e l’ associazione degli editori Usa AAP, non ci sarà (virtualmente) più nessun libro “introvabile”. Milioni di volumi fuori commercio entreranno nel data base di Google che li distribuirà a pagamento online. Dall’ altra la realistica obiezione dei danneggiati: altre associazioni di autori Usa, l’ associazione “Consumer Watchdog”, il principale concorrente di Google nel campo dei libri online Amazon, le associazioni degli editori tedesca, austriaca, francese e da ieri anche l’ associazione degli editori italiani (Aie). Che con un articolato intervento destinato alla Corte di New York (la prima seduta del processo è il 7 ottobre, la sentenza è attesa per novembre) spara a zero sul piano Google sollevando tre obiezioni: la violazione del diritto d’ autore – che di norma scade a 70 anni dalla morte dello scrittore, mentre con l’ accordo in discussione lo farebbe appena un’ opera non è più disponibile in libreria -, lo strapotere che Google così acquisirebbe rispetto agli altri e i margini troppo elevati di errore rilevati nel data base. Il capitolo degli errori è il più dettagliato e gustoso: una ricerca dell’ Aie sugli autori italiani del ‘ 900 inseriti in Google Books rileva che nell’ 81 per cento si considerano «fuori commercio» e quindi riproducibili titoli di autori (da Calvino a Gadda, da Eco a Moravia e Pasolini) che non lo sono affatto. Continua a leggere

Musica, video, file: sul Web è incubo ingorgo

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Troppo traffico online. E l’allarme degli esperti scatena una polemica che divide il popolo della rete

di Vittorio Zambardino

Anche Internet “invecchia”? È vero che la rete potrebbe rimanere congestionata come la tangenziale alle otto di mattina, finendo col trattare i file di YouTube come automobili in coda, ingolfata dalle nostre abitudini che “mangiano banda passante”? Ci ritroveremo a rosicchiare le unghie mentre il sito non appare, sperando che qualcuno ci offra una corsia preferenziale? E sarà vero che la rete diventa di mese in mese sempre più vulnerabile agli attacchi dal “lato oscuro della forza “, spie e gangster virtuali, sempre all’opera per mettere in atto qualche truffa o lavorare per conto terzi nello spionaggio politico e industriale? Su questo c’è scontro tra scienziati e “allarmisti”. Continua a leggere

Il chip del dragone

di Simone Pieranni

La Grande muraglia è on line

La Cina è diventato il paese con il maggior numero di utenti di Internet. Tra censure governative e social networking, la Terra di mezzo ne scopre le potenzialità informative e le tecniche per manipolare l’opinione pubblica

Pochi giorni fa il governo cinese ha annunciato una nuova restrizione sui contenuti della rete considerati volgari. Una nuova ondata censoria che colpirebbe alcuni tra i principali portali della Cina e nomi celebri internazionali, come Msn della Microsoft. In realtà l’operazione, secondo alcuni osservatori, consentirebbe al Governo di rasare altri siti fastidiosi da un punto di vista politico. Con la scusa di contenuti pornografici, Pechino vorrebbe quindi stipare in unico calderone contenuti osé e pericolosi politicamente per l’armonia predicata dal Partito. Continua a leggere